martedì 14 settembre 2021 22:07
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San Marino. Conto Mazzini, la decisione dei garanti incide sulle conclusioni

Processo Mazzini, tiene banco la decisione dei garanti che incide sulle conclusioni

L’avvocatura: “Sentenza interpretativa, non vincolante per il giudice di Appello”

Antonio Fabbri

E’ ripreso ieri il processo di appello del conto Mazzini. La sede di udienza si è spostata presso la sala del Castello di Domagnano per consentire lo svolgimento in sicurezza, in base alle normative covid, delle udienze. Il giudice Francesco Caprioli ha dato la parola, come previsto dal decreto di fissazione dell’udienza alla parte civile Eccellentissima Camera, Per consentire di formulare delle considerazioni alla luce della sentenza del Collegio Garante che con una propria interpretazione ha di fatto modificato la consolidata giurisprudenza di un decennio in materia di riciclaggio e autoriciclaggio. 

La parte civile Per la Camera ha quindi preso la parola l’avvocato Antonella Monteleone. “La sentenza del Collegio garante – ha detto – non è una sentenza di incostituzionalità della norma, ma quella che potrebbe essere definita una sentenza interpretativa di rigetto. Si tratta pertanto di una sentenza non vincolante".

La nostra posizione è dunque la seguente: questa sentenza non vincola il Giudice di appello quanto alla condotta di occultamento. A nostro avviso il Giudice è assolutamente libero di valutare se l’interpretazione data dai Garanti è convincente o se non lo è. Anche la Corte costituzionale italiana ha il vezzo delle sentenze interpretative, di accoglimento o di rigetto, pur nella consapevolezza di quanto questo generi incertezza. Dette sentenze vincolano solo il giudice remittente per i casi specifici sottoposti a valutazione. Il Collegio dei garanti ha sentito l’opportunità di pronunciarsi ultra petita, non solo andando a toccare le condotte specifiche, ma andando a toccare l’autoriciclaggio sotto il profilo della condotta di occultamento. Il Collegio garante ha ritenuto di andare ultra petita partendo da un presupposto piuttosto discutibile, ovvero che non vi fosse diritto vivente. Ha ritenuto che non vi fosse giurisprudenza consolidata, ma questo è smentito da sentenze di primo grado e da sentenze di appello. La sentenza di cui stiamo parlando – ha poi aggiunto - è piuttosto stravagante e se si volesse ritenere questa sentenza come vincolante, bisognerebbe avere la lungimiranza di prevederne le conseguenze. A mio avviso – ha aggiunto - il Giudice di appello è libero di valutare la condotta di occultamento che, giova ricordarlo, è una peculiarità sammarinese. Il Collegio garante non ha valutato che questa è stata una scelta di politica criminale del legislatore e dettata dalla tipologia economica di San Marino”.

L’Avvocatura dello Stato ha quindi aggiunto: “Tutti gli imputati si trovavano in una situazione di illiceità, perché quei danari erano comunque danari sporchi”. Quindi ha aggiunto “se vorrà accedere a questa costruzione di non condivisione della sentenza del Collegio garante, il Giudice di appello potrà mantenere la sentenza di primo grado, altrimenti bisognerà andare a vedere reato per reato, se prescritte o meno. Poi si apre il delicato e travagliato problema della possibilità di mantenere la confisca. Ci riserviamo di intervenire in replica se ci sarà consentito”. Possibilità di replica contestata dalle difese, su cui comunque deciderà il giudice che tuttavia ha sottolineato che si sarebbe aspettato dall’Avvocatura nell’udienza di ieri già una valutazione sulle specifiche posizioni alla luce della sentenza dei Garanti.

La procura fiscale Chi ha fatto un riferimento a specifiche condotte è stato il Procuratore del Fisco, Roberto Cesarini, richiamando diverse movimentazioni avvenute dopo il 2013, dopo cioè l’entrata in vigore delle norme sull’autoriciclaggio. Il ragionamento del Pf parte fatto che prima del 2013 la condotta illecita non era punibile “Ritengo un obbrobrio giuridico dire che prima dell’entrata in vigore della legge l’autoriciclaggio fosse lecito, rectius non punibile. Si darebbe una patente di liceità a trasferimenti di fondi provenienti da reati. Ora, ritenere che operare con somme di provenienza illecita sia un fatto lecito, mi fa rabbrividire. Semmai era non punibile. Comunque, leggendo la sentenza, il fatto che si dica che con l’entrata in vigore della legge colui che commette l’autoriciclaggio per occultamento nulla deve fare, e non è punibile purché si astenga ‘da qualsiasi ulteriore condotta positiva’ dopo l’emanazione della legge, questo ‘qualsiasi’ richiama ogni comportamento. E allora dobbiamo fare i conti con le statuizioni della sentenza di primo grado, la cui ricostruzione e decisione è fondata su dei principi che il giudice di primo grado ha evidenziato evidenziando ogni singola operazione che bisognerà verificare”. Il Pf ha quindi ripercorso le movimentazioni riportate nella sentenza di primo grado e richiamandosi a ‘qualsiasi condotta positiva’ ha richiamato le movimentazioni avvenute dopo l’agosto 2013, citando diverse operazioni attuate nei mesi successivi e nel 2014, comprese semplici movimentazioni i sé non illecite ma legate, secon- do l’accusa, a quei compendi ritenuti di provenienza illecita e quindi configurando quella ‘condotta positiva’ che “riatti- verebbe” l’imputazione di autoriciclaggio per occultamento. La Procura fiscale, inoltre, quanto alla confisca ha sottolineato la consolidata giur sprudenza del tribunale sammarinese richiamando il caso delle sorelle Balsamo, dove la confisca del denaro di provenienza illecita è stata confermata nonostante l’assoluzione per insufficienza di prove. “Le somme illecite non potevano essere certo reimmesse nel circuito criminale mediante riassegnazione a quelle stesse persone e non si poteva dubi- tare per tabulas dell’origine illecita di quelle somme. La confisca in questi casi è obbligatoria, come confermato anche dalla sentenza del giudice per i rimedi straordinari sulla base del principio che il crimine non può pagare. Principi consolidati che vanno tenuti in conto anche in questo caso”, ha detto il Pf chiedendo quindi la conferma delle confische.

Le difese Dopo Parte civile e Procura fiscale, si è aperta la fase degli interventi delle difese. Ad iniziare l’avvocato Stefano Pagliai difensore di Claudio Podeschi. “La sentenza del Collegio garante rivolta come un calzino gli esiti di questo processo e richiede dal mio punto di vista una rivalutazione delle condotte che vanno oggi reinterpretate sulla base delle considerazioni svolte dai Garanti”. Poi le considerazioni sul processo: “Il conto Mazzini è stato qualcosa di devastante – ha detto Pagliai - E’ stato uno strumento di esercizio del potere”. Poi l’avvocato richiama la relazione della Commissione di inchiesta sul Cis, acquisita al processo così come le registrazioni delle audizioni, rico- struzione dalla quale Pagliai fa discendere la richiesta di nullità dell’istruttoria: “C’era una gestione del tribunale a tre: la Pierfelici si occupava del Mazzini sul piano politico; Felici era giudice del dibattimento, Buriani indagava. Nel 2017 questo equilibrio è saltato e si è rotta quella gestione a tre.

Da questo quadro che emerge da questi verbali c’è il vulnus alla pretesa degli imputati di essere giudicati in un clima di terzietà. Evidenzio un clima ostile agli imputati, prevenuto e funzionale allo scopo di rafforzare il potere giudiziario e fare piazza pulita di quello che era stato prima. Formalizzo oggi l’eccezione di nullità per violazione dell’articolo 6 della Cedu”. Poi aggiunte “La commissione di inchiesta ha concluso per inquietanti legami di Buriani con la galassia Cis. E Pagliai richiama anche la testimonianza di D’Addario e la denuncia fatta dallo stesso Podeschi contro Buriani sulla base della quale è aperto un fascicolo e si indaga per corruzione perché, sostiene la difesa, Podeschi sarebbe stato arrestato “per impedire l’acquisizione di Ecb, favorendo il gruppo Grandoni”. Per Pagliai “Tutto preordinato fin dall’epoca a favorire quel gruppo di potere”. Chiede quindi di acquisire anche in questo processo i contenuti del telefonino e del computer di Buriani per approfondire e “per accertare se ci sono tracce di contatti relativi a questo processo”. Oltre alla nullità dell’istruttoria, l’avvocato Pagliai ha contestato anche la sussistenza della Associazione a delinquere: “Si è confusa una realtà fenomenica ambientale con una associazione a delinquere e si è inserita questa realtà fenomenica nelle carte. Alcuni comportamenti non sono nemmeno reati. Il sistema non è colpa degli imputati: voto estero, raccomandazioni, nomine diplomatiche, era già tutto esistente”. Ha quindi sottolineato che non sussisterebbero gli elementi per contestare l’associazione a delinquere. Quanto al riciclaggio, nel rigettare le accuse Pagliai comunque, richiamando la sentenza dei Garanti, ha chiesto l’assoluzione del suo assistito e, sulla base dei calcoli della prescrizione, ha sottolineato che, vista l’istantaneità del reato contestato così come valutto dai garanti, risulterebbe prescritto. Dopo l’avvocato Pagliai, sempre per la difesa Podeschi è intervenuto l’avvocato Achille Campagna, e di seguito per la difesa di Stefanos Balafoutis, l’avvocato Luca Della Balda.

Il processo riprenderà questa mattina con la parola agli avvocati della difesa di Fiorenzo Stolfi.