mercoledì 13 ottobre 2021 23:51
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San Marino. Tribunale: ancora una redistribuzione del lavoro. Antonio Fabbri

“Furlana” di fascicoli in Tribunale, ancora una redistribuzione del lavoro

Antonio Fabbri

Alla faccia del principio del giudice naturale precostituito per legge. Siamo alla quinta redistribuzione, o aggiustamento dei carichi di lavoro che dir si voglia, in Tribunale in meno di un anno e mezzo, con conseguente trasferimento di fascicoli di mano in mano, passaggi di competenze e di funzioni dei Commissari della legge. L’ultima redistribuzione da parte del dirigente Giovanni Canzio, che di rotazioni delle assegnazioni ne ha all’attivo già quattro, è dell’altro ieri, 11 ottobre. 

La danza frenetica, la “furlana”, delle rotazioni è partita con il reintegro di Valeria Pierfelici a Magistrato dirigente per poche ore, nella famigerata notte del 24 luglio 2020. Poche ore nelle quali ha riorganizzato il tribunale a sua discrezione con un atto che è stato molto contestato, sul quale pendevano anche ricorsi amministrativi, poi in certi casi ritirati in funzione della “pax-tribunalizia” caldeggiata dal nuovo Dirigente Canzio. Già in quel provvedimento del luglio 2020 erano stati disposti spostamenti di fascicoli che avevano fatto storcere il naso a molti, in particolare a coloro che di quei fascicoli erano oggetto. Quel provvedimento di redistribuzione del lavoro è durato fino al 4 novembre 2020, quando il nuovo Dirigente Canzio, nominato il 28 settembre 2020, ha a sua volta, circa un mese dopo l’insediamento, messo mano alla distribuzione dei carichi di lavoro. E via, nuova rotazione di fascicoli, di funzioni, di incarichi: inquirenti che diventano decidenti, decidenti che tornano inquirenti, qualcuno che faceva solo il civile fa anche un po’ di penale; chi faceva solo penale fa anche un po’ di civile. In mezzo a tutto questo la trattazione e ritrattazione delle centinaia di fascicoli prescritti processualmente, alcuni dei quali finiti a Strasburgo per denegata giustizia; altri vengono riaperti, ridiscussi, rielaborati; altri ancora finiscono archiviati e ancora altri ricominciano daccapo in dibattimento.

Poi il 4 marzo, dopo le azioni di politica giudiziaria condotte nel Plenario che influiscono – qualcuno direbbe ingeriscono - direttamente sull’organico delle toghe, arriva un’altra redistribuzione dei carichi fatta sempre dal dirigente Giovanni Canzio. E allora nuovo balletto di fascicoli, incarichi, funzioni decidenti e inquirenti, inchieste che passano di mano in sede penale. Meno movimenti in sede civile, dove i Commissari della legge, pressoché tutti, rimangono sostanzialmente nelle loro funzioni senza essere destinati al settore penale.

Non finisce qui. Infatti il 29 giugno il Dirigente Canzio opera la sua terza modifica dei carichi di lavoro: cambiano i pool, fascicoli prima trattati da magistrati in coppia vengono lavorati singolarmente, qualche aggiustamento nella distribuzione, insomma altri ritocchi al provvedimento organizzativo, ancora passaggi dal settore penale al settore civile. In questo quadro così ridisegnato, emerge la necessità di nominare altri due nuovi Commissari della legge da fuori e altri due uditori, perché quelli già presenti che a detta del Dirigente erano praticamente pronti a marzo, non vanno più bene a giugno. Arrivano nel frattempo, dopo le ultime riassegnazioni, anche alcuni discutibili rinvii a giudizio di magistrati da parte di altri neo nominati magistrati. Così si creano le condizioni per una ulteriore “furlana” di fascicoli. Rientra in servizio dall’aspettativa il Commissario della legge Volpinari e allora via, si procede alla quarta redistribuzione dei carichi di lavoro targata Canzio, quella datata 11 ottobre, l’altro ieri.

A parte quella che un tempo era vista come quasi come un’eresia dal punto di vista giudiziario, ovvero lo spostamento di un fascicolo già istruito da un giudice naturale ad un altro designato per assegnazione successiva sulla base di non meglio precisati criteri, con l’ultimo provvedimento organizzativo lo spostamento più eclatante è quello dei fascicoli d’indagine che erano in carico proprio al Commissario Volpinari, che vengono passati tutti in blocco al Commissario Beccari, la stessa che, assieme al commissario Santoni, ha cioè rinviato a giudizio la collega e il Commissario Buriani, peraltro per una vicenda che già tre giudici, tra cui il Collegio Garante, avevano già valutato come priva di alcuna irregolarità. Discutibile il rinvio a giudizio, discutibile la sottrazione e riassegnazione di quei fascicoli operata da Canzio con l’ultimo provvedimento. A breve, poi, c’è da aspettarsi la sesta redistribuzione del lavoro, considerato che a giorni scade il bando per la nomina di altri due giudici.

Ora, questa rotazione quasi frenetica di indagini che passano di mano in mano, per chi vede le vicende del tribunale da fuori significherà forse poco. Ma per chiunque, per avventura, abbia a che fare con il palazzo di giustizia, significa invece molto. Il cittadino che vede la vicenda che lo riguarda assegnata a un magistrato sulla base di criteri prestabiliti, preordinati, generali e oggettivi, di punto in bianco si trova la sua causa spostata da quel magistrato ad un altro sulla base di decisioni soggettive, di imperio e a posteriori. Un caso cioè prima viene assegnato in automatico, in funzione di criteri generali e oggettivi, a un magistrato; poi viene spostato alla competenza di un altro sulla base di una volontà decisoria soggettiva. Così vengono spostati anche fascicoli già aperti e istruiti o altri in decisione. Così succede, ed è successo, che ci si trova di fronte a indagini e processi che ricominciano daccapo; parti civili estromesse che vengono richiamate e poi riestromesse di nuovo, casi che iniziano con imputazioni e finiscono con altre, sequestri che vengono dissequestrati, atti non sempre lineari nei fascicoli. Un guazzabuglio che si sta consumando nel silenzio generale della classe forense, con molti che però non vanno oltre il mugugno e pochi ai quali è confacente questo stato di cose. La politica ignorante in materia si ferma all’apparenza e al silenzio degli addetti ai lavori, spesso autoimposto per opportunità, perché in tribunale deve andare tutto bene... anche se, proprio proprio tutto bene non va.