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Testo del referendum 1

Volete voi che i trasferimenti a qualsiasi titolo di beni immobili di proprietà dello stato vengano autorizzati in ultima istanza dal Consiglio Grande e Generale con il voto favorevole di almeno i due terzi dei suoi componenti?

Presentato dalla Associazione Micologica e da un gruppo spontaneo di cittadini nel 2004

Rappresentante legale  AUGUSTO MICHELOTTI

 

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1-Relazione illustrativa

2-Vignetta di RANFO

3-Verbale Udienza

4-Sentenza di ammissibilità

5-Referendum dimenticato(Cecchetti)

6-Il decreto ... nascosto(Cecchetti)

7-Si intende bloccarlo (Cecchetti)

8-In vista della legge

(Michelotti)

9-Riepilogo dei fatti(Cecchetti)

10-La legge

11-La sentenza sulla legge

12-Commento alla sentenza (Michelotti)

13-Ancora sul  referendum "ammesso" e neutralizzato (Cecchetti)

Relazione illustrativa

 Il quesito si propone di porre un freno all’uso, spesso spregiudicato, che viene fatto delle proprietà immobiliari dello Stato nei rapporti con terzi che ne richiedono l’uso e/o la compravendita. Si sono verificati casi di alienazioni di aree di dimensioni consistenti a prezzi fuori mercato e a favore di soggetti privati che non sempre avevano bisogni urgenti ed impellenti tali da giustificare simili condizioni di favore. Ultimamente è stato dichiarato da alcuni politici che questo referendum sarebbe stato superato da imminenti normative in merito che avrebbero tutelato finalmente e con efficacia le proprietà statali ribadendo come negli ultimi tempi qualsiasi operazione di compravendita di beni pubblici sia stata portata alla valutazione ed approvazione del Consiglio G. e G.; questo può anche essere vero, ma la vera novità del quesito prevede che il voto espresso dal Consiglio G. e G. sia espresso a maggioranza qualificata ovvero dai due terzi dei votanti in base alla considerazione che il territorio è un bene collettivo, un bene di tutti, sia delle maggioranze che delle minoranze e tutti hanno il diritto di decidere del suo destino ed ogni possibile defezione anche piccola di proprietà statale “deve” essere largamente condivisa e discussa; la maggioranza semplice infatti, votando generalmente sempre in accordo con le decisioni del Governo, non dà sufficienti garanzie di tutela. Irrigidire le procedure per l’uso privato a lungo termine (40, 60, 90 anni) di terreni statali e/o la loro vendita, è un’ulteriore garanzia di oculatezza anche nella auspicabile prospettiva di lasciare un patrimonio territoriale più consistente alle future generazioni. Questa proposta referendaria permetterebbe anche una reale ed approfondita informazione tra la popolazione e contribuire così al miglioramento dei rapporti tra politica e cittadini.

 

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