martedì 14 maggio 2019 23:33
L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

Riciclaggio da quasi mezzo milione, condanna e confisca

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Riciclaggio da quasi mezzo milione, condanna e confisca 

Il Pf elenca anche collegamenti con cosche malavitose calabresi. Per la difesa non provata l’illecita provenienza Possibile appello

Antonio Fabbri

Riciclaggio da quasi mezzo milione di euro di denaro ritenuto frutto di una serie di reati: da reati contro il patrimonio all’associazione per delinquere. Quattro operazioni di versamento hanno consentito a Marco Scaringella, 56enne romano, di accumulare, e occultare per l’accusa, sul Titano l’ingente somma di 486.950 euro. Di questi, 451.168,45, sono stati posti sotto sequestro e ieri, in primo grado, ne è stata riconosciuta la provenienza illecita 

La provvista versata sui conti correnti intestati all’imputato venne utilizzata anche per essere investita in titoli e in certificati di deposito. Poi prese diverse destinazioni. In parte finì su un rapporto aperto presso un istituto di credito australiano, presso la Commonwealth Bank of Australia di Sindey a favore di un socio di minoranza della la Lucrezia immobiliare ‘92 srl di cui era titolare Romano Scaringella. Il titolare dei rapporti di conto sammarinesi, inoltre, chiese alla banca altre due operazioni, poi non effettuate: l’erogazione di un affidamento di 500mila euro a favore di un’altra società con sede a Roma di cui socio unico era il cognato dell’accusato, e il trasferimento di 250mila euro a favore di una società off-shore di Dubai.

Ieri le conclusioni del processo nelle quali il Procuratore del fisco, Roberto Cesarini ha chiesto la condanna. Nella sua requisitoria il Pf ha richiamato una serie di precedenti, seppure datati, a carico dell’imputato, e una serie di indagini a nei suoi confronti che hanno fatto propendere l’accusa per l’integrazione della prova logica della provenienza illecita del denaro. Tra le circostanze che hanno convinto la Procura fiscale che quello movimentato fosse denaro sporco, anche l’“Operazione ponentino”, condotta dalla Direzione Antimafia e che portò alla luce collegamenti tra le attività, alle quali l’accusa riconduce la provenienza illecita del denaro, e cosche malavitose calabresi.

Diametralmente opposta, invece la posizione dei difensori, l’avvocato Andrea Esposito del foro di Roma e l’avvocato Gianluca Micheloni, di San Marino. I legali hanno sostenuto come non fosse provata la provenienza illecita del denaro ed hanno quindi chiesto l’assoluzione piena. Di avviso contrario il giudice Roberto Battaglino che, dopo la camera di consiglio, ha praticamente accolto integralmente le richieste del Procuratore del fisco, condannando Marco Scaringella a 4 anni e 3 mesi di prigionia; un anno e 3 mesi di interdizione dai pubblici uffici e diritti politici: 600 euro di multa; e la confisca di quanto sequestrato più gli interessi maturati. Probabile l’appello.