sabato 30 maggio 2020 23:49
L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

San Marino. Nuova lettera di Guzzetta che chiede di convocare il plenario

Nuova lettera di Guzzetta che chiede di convocare il plenario

Dopo l’approvazione in Consiglio Grande e Generale dell’Ordine del giorno che invita i Dirigenti, Funzionari e rappresentanti Diplomatici ad ogni livello “a tenere in debito conto, nello svolgimento della propria attività, dell’importanza del ruolo ricoperto che dovrebbe essere sempre improntato al perseguimento dell’esclusivo interesse della Repubblica di San Marino”, il Dirigente del Tribunale, Giovanni Guzzetta, invia una nuova missiva a Reggenti, Consiglieri, Segretario alla giustizia, Ordine degli avvocati, nella quale ribadisce quanto esplicitato nelle precedenti lettere circa la sua attività accademica, evidenzia che per quanto concerne il dirigente del tribunale l’Odg non può avere effetto essendo rivolto ad un altro potere dello Stato e, allo stesso tempo, però, chiede che sugli attacchi personali ricevuti si faccia chiarezza nelle sedi opportune e chiede la convocazione del Consiglio Giudiziario plenario.

“Malgrado la genericità dei destinatari del suddetto ordine del giorno, è stato sufficiente esaminare le premesse e leggere i resoconti degli interventi in Consiglio (oltre che aver presente lo scambio epistolare intercorso tra il Segretario di Stato alla Giustizia e il sottoscritto, rispettivamente del 18 e del 20 maggio u.s.) per avvedermi di essere tra i destinatari sostanziali, se non «il destinatario» sostanziale, del predetto atto di indirizzo parlamentare”.

Così esordisce il Dirigente Giovanni Guzzetta che, richiamando un altro episodio, quanto era presidente del Collegio Garante di Costituzionalità delle norme, spiega perché l’odg approvato non abbia effetto sull’autorità giudiziaria.

“Il 20 febbraio 2017 – ricorda Guzzetta - il Consiglio Grande e Generale approvò un ordine del giorno indirizzato al Collegio Garante della Costituzionalità delle norme avente ad oggetto una questione di costituzionalità pendente davanti al Collegio medesimo e per la decisione della quale era stata convocata la Camera di consiglio per il giorno 21 febbraio. In quell’occasione il Collegio Garante, presieduto dal sottoscritto, con decisione unanime, dichiarò di non poter essere destinatario di un siffatto ordine del giorno in quanto esso mirava, sostanzialmente, a formulare indebitamente indicazioni rispetto all’organo di suprema garanzia costituzionale e quindi estraneo al circuito democratico rappresentantivo al quale quell’atto andava, invece, ricondotto. Nella circostanza odierna, egualmente, l’atto parlamentare in oggetto si propone di determinare indirizzi di comportamento nei confronti, tra gli altri, di un soggetto, il Dirigente del Tribunale, che non appartiene né al circuito democratico-rappresentativo, né alla Pubblica Amministrazione strettamente intesa, in quanto, ai sensi dell’art. 6 della L q. 145/2003 ad esso «si applicano tutte le condizioni, facoltà, prerogative, guarentigie cd incompatibilità previste dalla legge per i Magistrati della Repubblica»”.

Quindi il Dirigente del Tribunale “non appartiene agli organi di gestione sottoposti all’indirizzo politico-amministrativo riconducibile al potere legislativo ed esecutivo, ma svolge funzioni direttive e di alta amministrazione, strettamente funzionali all’autonomia dell’ordinamento giudiziario”.

Pertanto “un siffatto ordine del giorno, quale quello approvato dal Consiglio Grande e Generale, non può pertanto dispiegare alcun vincolo nei confronti del Dirigente del Tribunale, così come non potrebbe nei confronti di organi giurisdizionali quali il Collegio Garante della Costituzionalità delle norme o un qualunque magistrato della Repubblica”.

Poi aggiunge: “Essendo stato protagonista, involontario, di entrambi gli episodi appena ricordati, mi sia consentito ricordare, come nota a margine, che la maggioranza politica del 2017 è oggi, nel 2020, opposizione politica, mentre l’odierna maggioranza politica era all’epoca all’opposizione. Il che mi permette ancora una volta di respingere, con la prova dei fatti e con immutata fermezza, le ricorrenti insinuazioni, già ripetutamente respinte nelle mie recenti e risalenti comunicazioni, che vorrebbero dipingere la persona fisica oggi titolare dell’ufficio di Dirigente del Tribunale, quale un politicante “al soldo” di una precisa componente politica e portatrice di un preciso disegno politico -ideologico. Ma tant’è su questo ho già detto e scritto molto in svariate occasioni”.

Poi ribadisce come l’attacco al Dirigente delegittimi la funzione del tribunale “sebbene sempre più a fatica, continuo a non disperare che ci si renda conto che, colpendo, com’è stato ripetutamente fatto, la persona fisica del Dirigente, si alimenta sempre di più il rischio di delegittimare la funzione da esso ricoperta insieme al Tribunale tutto e, per tale via, anche, e soprattutto, il principio di separazione dei poteri (scolpito nella Dichiarazione dei Diritti) che costituisce ormai un irrinunciabile caposaldo degli ordinamenti costituzionali, senza il quale, in questo caso sì, veramente, si danneggia l’immagine del Paese nel consesso delle altre Nazioni che appartengono alla famiglia liberal-democratica”.

Quindi aggiunge spiega nuovamente la questione del commento scientifico accademico e come l’epressione che tanto ha fatto inalberare taluni è stata storicamente utilizzata da illustri giuristi anglosassoni e non solo.

“Rimane, però, aperta una questione – aggiunge - che rischia di logorare irreparabilmente la situazione (…) Ritengo pertanto che sia giunto il momento di un chiarimento netto e alla luce del sole. Nell’interesse della giustizia sammarinese, dell’indipendenza della magistratura e di tutti quei cittadini che attendono una risposta dalle istituzioni che garantiscono l’osservanza del diritto. I cittadini, prima di tutto, debbono avere la serenità di sapere che la tutela dei loro diritti è in mani sicure e oneste. Sono stato eletto da un Consiglio Giudiziario Plenario che rispecchiava differenti equilibri, per ciò che attiene alla componente politica, e una diversa composizione. Per quanto perplessità si possano avere in punto di legittimità su tale nuova composizione questo è il diritto attualmente vigente e va pertanto rispettosamente osservato. Quanto detto non significa che il Dirigente una volta nominato sia legato da un rapporto di “fiducia” con l’organo che lo ha eletto, proprio perché si tratta di una nomina a tempo, per la quale è assicurata anche la garanzia di durata e di attribuzioni. Ciò non impedisce però, nelle situazioni assolutamente eccezionali in cui ci troviamo e che ritengo inutile descrivere ulteriormente, che possa essere fatta chiarezza sul significato delle iniziative relative alla magistratura, molte delle quali indirizzate in modo persistente e diretto al Dirigente dal Tribunale”.

Quindi Guzzetta annuncia che formalizzerà la richiesta di convocazione del Consiglio Giudiziario plenario “che possa discutere funditus sulla permanenza in carica del Dirigente del Tribunale. Se l’esito fosse negativo per la mia persona, ne trarrei serenamente le conclusioni, convinto come sono di aver operato sempre in coscienza nell’interesse della giustizia sammarinese e di non aver null’altro da rimproverarmi che i miei personali limiti”.

Poi richiama la sua lettera prescedente “«Se qualche responsabilità mi si vuole addebitare, non c’è bisogno di percorrere vie traverse. E’ sufficiente chiamarmi a rispondere». Ma poiché nessuno, ancora una volta, sembra voler prendere questa iniziativa, lasciando che l’incertezza e le insinuazioni dilaghino fino al rischio della cancrena, ho deciso di farlo io”, conclude Guzzetta.