8 marzo 2020 – Giornata Internazionale della Donna

8 marzo 2020 – Giornata Internazionale della Donna

Non ci interessano le retoriche sul femminile e le sue lodi. A San Marino il 67% dei disoccupati è rappresentato da donne, l’interruzione volontaria di gravidanza è ancora reato penale, una sola donna è presente nel Congresso di Stato e le donne non denunciano le molestie sul lavoro.

La violenza sulle donne non è solo femminicidio o stupro, quelli sono solo la punta dell’iceberg. La violenza è agita ogni volta che un’azienda ci scarta perché madri reali o potenziali, ogni volta che in famiglia si dà per scontato che siamo noi ad addossarci la mole principale del lavoro domestico e di cura, ogni volta che veniamo criminalizzate per le nostre scelte riproduttive. Ormai ci siamo abituate, ma non è normale e non è giusto. 

La prima gabbia da cui uscire è quella mentale che mortifica capacità, passioni e talenti individuali per confinare le persone in angusti stereotipi di genere; la prima attenzione da porre è al linguaggio perché dobbiamo esistere anche nelle parole che usiamo per descrivere il mondo.

Dobbiamo essere unite e solidali nel contrastare la regressione culturale di questi anni, i discorsi che ci esaltano solo come esseri riproduttivi, che ancora ci considerano a disposizione dei bisogni altrui e ci richiamano a ruoli subordinati spacciandoli per “naturali”.

Vogliamo una società tollerante e inclusiva, in cui ogni persona, libera dalle narrazioni tossiche su mascolinità e femminilità, possa autodeterminarsi e in cui sia l’intera collettività a farsi carico delle fragilità dei suoi componenti.

Nella Giornata Internazionale della Donna, in cui non siamo in una piazza o in un teatro a confrontarci e a ragionare assieme, rendiamoci conto di quanto sia importante la salute pubblica e di quanto sia sbilanciata l’organizzazione di queste giornate di emergenza sanitaria sulle nostre spalle.

Ringraziamo le femministe del passato per ogni diritto e opportunità di cui possiamo godere ora. Cerchiamo di essere le prime a non darle per scontate, a continuare il percorso iniziato decenni fa ma non ancora concluso. Chiediamo leggi che ci facciano uscire dalla clandestinità e decidere sul nostro corpo, leggi che permettano la conciliazione tra ambiti di vita, che favoriscano il processo culturale di una reale condivisione del lavoro di cura e assistenza nelle famiglie. Dividiamo il carico familiare e difendiamo la centralità del ruolo pubblico nel fornire beni e servizi che rendano possibile il benessere delle persone indipendentemente dalle loro condizioni di nascita.

Unione Donne Sammarinesi

 

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