Accordi San Marino – Italia, ‘meglio ripensarci’. Dr. Amati

Lucio Amati, Amministratore Delegato di Credito Sammarinese, non è fra quelli che auspicano una firma a breve delle modifiche all’accordo contro le doppie imposizioni secondo il più recente standard Ocse.

Intesa che farebbe entrare in vigore anche l’accordo di cooperazione economica firmato il 31 marzo (come da dichiarazione congiunta) ed anche l’accordo di collaborazione finanziaria firmato il 26 novembre scorso.
Lo si evince da una dichiarazione rilasciata nei giorni scorsi dal dr. Amati in una intervista ad Antonella Zaghini di la Voce di Romagna San Marino.

In vista dell’ultima firma sulle doppie imposizioni fiscali tenderei a fermare le bocce. Cercherei di capire se gli accordi stesi sono il frutto di trattative o di ‘imposizioni’. Un momento di riflessione è necessario, non ci corre dietro nessuno. Dobbiamo capire quale futuro ci aspetta e se l’Italia ci riconosce pari dignità. Ragiono sui fatti, non sulle suggestioni.
A livello internazionale gli sforzi compiuti hanno valso l’ingresso nella ‘White list’ Ocse, l’Italia questo progresso non l’ha riconosciuto.
Da oltre un anno siamo il bersaglio di attacchi mediatici con dileggi e inesattezze da parte di ‘Sole 24 Ore’ e ‘Corriere della Sera’, due quotidiani che in Italia fanno opinione.
Noto un atteggiamento di prepotenza da parte italiana. L’Italia si permette di dimenticare che le banche italiane ‘lavorano abusivamente’ sul nostro territorio. Lo stesso per le finanziarie di credito al consumo che non sono certo autorizzate a operare a San Marino, ma nessuno gli rimprovera nulla.

Il sistema finanziario sammarinese conta (l’ultimo alcuni mesi fa)
72 ‘soggetti autorizzati’:

dodici banche
e sessanta tra finanziarie, fiduciarie, società di gestione, compagnie d’assicurazioni. Ebbene Credito Sammarinese, fra i 72, fu l’unico ‘soggetto autorizzato’ che espresse con un comunicato
un plauso per la firma dell’accordo di collaborazione finanziaria. Ora pare che anche i vertici di questo Istituto ritengano che la firma di detto accordo fu tutt’altro che un atto vantaggioso e onorevole per lo Stato sammarinese.

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