ACDC “Giovani drogati”

Il Segretario alla Cultura, Romeo Morri, pare ossessionato dalla “priorità droga”.

Che a chi in più occasioni ha ostentato pregiudizi verso i giovani (tutti drogati, alcolizzati o giù di lì; dei “poco di buono” a cui porre freni), si sia deciso di affidare la delega alle “politiche giovanili” non mi pare un buon segnale.

In linea con la “repressione preventiva” delle iniziative giovanili, subito squalificate come pericolose, questo governo ha bocciato Istanze d’Arengo di alcuni suoi stessi gruppi giovanili.

Finché si vedrà ogni assembramento giovanile come una fucina di possibili irregolarità, sarà difficile uscire da questa spirale di pregiudizi che terminano regolarmente in accuse, delle quali però non si ricerca mai la causa.

Morri dice che i ragazzi usano droghe e alcol, e che da ora in poi ci sarà “tolleranza zero”. Ma ci si chiede che cosa conduca eventualmente questi giovani a farlo?

Spesso sarebbe sufficiente fumarsi una canna (che si tratta di una provocazione devo specificarlo?) per voltare lo sguardo sulle cause piuttosto che condannare gli effetti: causa del disagio giovanile, che può anche condurre agli esiti denunciati, è proprio la loro mancanza di prospettive, in un paese a misura di vecchio!

I giovani non hanno rappresentanza (a parte qualche “giovane antico”, spesso più vecchio – per opportunismo – dei vecchi a cui si è legato in cambio di un favore), sono allo sbando, non hanno luoghi in cui incontrarsi che non siano a pagamento, devono uscire dal confine per conoscere gente nuova, sono stati scippati dei valori, delle idee, sono stati privati di certezze sul proprio futuro (che pensione per un ventenne di oggi?), vivono la precarietà come condizione esistenziale (sul lavoro – grazie a co.co.pro. e interinale).

Se si volesse affrontare il “disagio giovanile”, si dovrebbero valutare le cause e risolverle, ridare un futuro ai giovani, vederli come risorsa e non come “problema”. Quante associazioni giovanili si spendono a tempo perso? Perché fare di tutta l’erba un fascio (è pertinente sia l’erba che il fascio!) e non distinguere i tanti giovani (ad es. anche il sottoscritto) che ieri hanno portato aiuti ai terremotati abruzzesi nonostante le istituzioni di questo paese abbiano rifiutato ai volontari qualsiasi tipo di appoggio logistico?

E invece no: chi se ne frega delle cause, giochiamo sugli effetti con degli slogan vuoti di senso come “tolleranza zero”, tanto per portare a termine l’opera di deculturizzazione in corso.

Democrazia è partecipazione. Per poter partecipare un cittadino deve venire informato dai suoi rappresentanti politici. Se questi non lo informano, ma giocano su slogan ad effetto puntando a colpirne l’emotività piuttosto che la ragione, di fatto stanno privando il cittadino del suo diritto civico.

È questo che si vuole?

Sì, è questo che si vuole! E credo, purtroppo (ma è un’aggravante), che lo si voglia inconsapevolmente.

Roberto Ciavatta

Ass. Culturale Don Chisciotte

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