Alberto Zorzi, Corriere del Veneto: Mantovani, la frode fiscale ‘punita’ con meno di sei anni

Corriere del Veneto

Mantovani, la frode fiscale ‘punita’ con meno di sei anni


Ok della procura alle richieste di patteggiamento

Alberto Zorzi

VENEZIA — Ora manca solo il timbro del gip di Venezia Massimo Vicinanza. Un timbro che dovrebbe arrivare nei primi giorni di ottobre, anche se l’udienza non è ancora stata fissata. E un timbro che farà discutere, visto che—seppur in attesa di nuovi sviluppi e accuse— i quattro protagonisti dell’inchiesta più esplosiva dell’anno, quella della procura di Venezia sulla Mantovani, ne usciranno con una pena complessiva di meno di sei anni: 5 anni e 8 mesi, ma non è detto che non si scenda ancora di più. I pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini hanno infatti dato il loro via libera a tutte le istanze di patteggiamento per la maxi frode fiscale messa in piedi dall’ex presidente della Mantovani Piergiorgio Baita (e dal direttore amministrativo Nicolò Buson) e dalla Adria Infrastrutture all’epoca amministrata da Claudia Minutillo con la complicità della sanmarinese Bmc Broker di William Ambrogio Colombelli. Colombelli faceva le false fatture, Baita e Minutillo le usavano per creare—questa è stata fin da subito l’ipotesi investigativa, confermata dalle dichiarazioni dei protagonisti che però sono ancora rigorosamente top secret — fondi neri da girare al mondo della politica.
I pareri favorevoli sono arrivati nei giorni scorsi proprio sul tavolo del gip Vicinanza, che ora dovrà vagliarli. Per Baita, l’unico per il quale era già stato chiesto il processo con il giudizio immediato, l’accordo raggiunto tra i pme i suoi difensori Alessandro Rampinelli ed Enrico Ambrosetti è di un anno e 10 mesi, mentre Minutillo (avvocato Carlo Augenti) e Colombelli (all’epoca difeso dall’avvocato Renzo Fogliata, che poi però lo ha lasciato) avevano presentato un’istanza di un anno e 4 mesi. La pena più bassa sarebbe quella di Buson, difeso dall’avvocato Fulvia Fois, che aveva puntato su un anno e 2 mesi.
Il condizionale però è d’obbligo. La decisione di patteggiare da parte di Baita è stata infatti un colpo di scena dovuto alla nuova linea dell’ingegnere, che ha scelto di collaborare. Ma non è un segreto che l’entità della pena per quello che secondo lo stesso gip Alberto Scaramuzza — il magistrato che lo scorso 28 febbraio aveva fatto arrestare i quattro—era il vero «dominus» ha fatto storcere il naso agli altri difensori, che avevano già presentato formalmente le istanze e che ora potrebbero puntare a uno «sconto» ulteriore. Al punto che chi ha partecipato a una frode fiscale da milioni di euro, ne potrebbe uscire addirittura con una pena di un anno. Pene che vanno lette alla luce dell’ampia collaborazione data. I verbali sono ora al vaglio dei finanzieri, ma pare evidente che si siano aperte piste importanti, rafforzate poi dall’indagine quasi parallela del pm Paola Tonini sul Consorzio Venezia Nuova. Anche lì si è partiti da un reato minore, la turbativa d’asta, con l’obiettivo di arrivare però, grazie anche alle testimonianze dei protagonisti, a individuare altri filoni come la corruzione, la concussione e l’illecito finanziamento ai partiti.

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