Anis ribadisce il fermo no al pericoloso referendum “salva-stipendi”

COMUNICATO STAMPA
Anis ribadisce il fermo no al pericoloso referendum “salva-stipendi”
Dov’era la Cdls quando non si rinnovava il contratto industria?
Il cosiddetto “salva-stipendi” in realtà è un referendum che sottrae al Governo, alle imprese e ai sindacati la possibilità di definire contratti ancorati alle reali condizioni economiche del Paese, delle imprese e dei lavoratori.
In un momento in cui abbiamo perso oltre duemila posti di lavoro e tantissime imprese e tutto il mondo è in lotta contro la disoccupazione, la povertà, i deficit dello stato il taglio del welfare,  lascia perplessa la posizione della Cdls, unica sigla sindacale apertamente schierata a favore di questo quesito referendario, che parlando dei rinnovi contrattuali ha accusato ANIS di non aver firmato, “per strani capricci”, per quattro anni il contratto industria.
L’Associazione degli Industriali ricorda che al tavolo c’era anche la stessa Cdls che allora condivideva la preoccupazione di diverse ed importanti aziende che chiedevano – e chiedono ancora oggi – la riduzione del costo del lavoro per non essere costrette a licenziare o cessare l’attività.
La trattativa, ricordiamo, si era poi sbloccata grazie al grande coraggio e al senso di responsabilità di tutte le parti facendo leva su uno spirito di servizio che non è mai mancato.
A tal proposito, ANIS rammenta ai più distratti che anche in periodo di vacanza contrattuale, sono stati elargiti aumenti compatibili con la situazione, proprio per non fare mai venire meno la considerazione verso i nostri collaboratori. E quando la trattativa si è conclusa positivamente, gli aumenti, quelli retroattivi e quelli per gli anni di durata del contratto ancora in corso, sono stati valutati positivamente dalla controparte sindacale.
ANIS ribadisce con forza la preoccupazione per un quesito referendario che trasforma il costo del lavoro in una variabile indipendente dal contesto reale, rendendo così quasi proibitiva per le nostre imprese la sfida ai mercati.
A ciò si aggiunge un ulteriore grave aspetto, quello legato ai conti pubblici. La Cdls con questo referendum delinea una netta inversione di marcia rispetto ai principi della spending review con conseguenze per tutti i cittadini. Probabilmente sarebbe solo lo Stato a dover aumentare ulteriormente i suoi costi. Come tutti sanno i contratti scaduti o prossimi alla scadenza sono proprio quelli della PA, delle banche e di Banca Centrale.  E se la spesa pubblica aumenta, anziché diminuire, come ci si può aspettare che lo Stato non introduca nuove tasse o non inizi a tagliare in maniera lineare su welfare e servizi?
E ancora, chi verrà a investire a San marino?
Da parte nostra auspichiamo maggiore responsabilità e discorsi seri. Non è mai troppo tardi.
ANIS
San Marino, 9 ottobre 2013

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