Antonella Zaghini, la Voce di Romagna San Marino, “Mi preoccupa il Tribunale di Forlì”

la Voce di Romagna San Marino
La proposta economica 75 milioni, il ruolo di Guido Rossi, per chiudere la vicenda Carisp-Delta-Sopaf
“Mi preoccupa il tribunale di Forlì”

Così un esponente del governo nella registrazione a Palazzo Begni.
Antonella Zaghini

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“Allora siamo stati qui coinvolti … chiamati da alcune persone a parlare di una questione che riguarda il vostro gruppo”. Inizia così il file audio registrato a Palazzo Begni fra gli ex vertici della Cassa di Risparmio, due esponenti del Governo sammarinese e una quinta persona che faceva parte del gruppo Delta. A introdurre l’argomento è proprio un esponente dell’esecutivo che aggiunge: “Non vogliamo intrometterci in cose che non ci riguardano… Però quando ci arrivano segnali indiretti da esponenti politici importanti, direi, ma abbastanza chiari; poi arrivano dei segnali da alcuni tecnici che parlano a nome di altri gruppi e che ci dicono alcune cose, bisogna ascoltarli”. “Loro -prosegue l’esponente dell’Esecutivo – mi, hanno anche detto di dire, di parlare in maniera riservata, senza parlare, mi hanno chiesto espressamente queste cose qui”. In sostanza, spiega il segretario di Stato ai suoi interlocutori, gli è stato rappresentato che “la soluzione della vertenza giudiziaria che Sopaf ha con la Cassa di Risparmio in particolare, ed eventualmente la vendita delle loro azioni, potrebbe concorrere alla soluzione della problematica. Ora è chiaro che qui parliamo di una parte di richieste, che non voglio giudicare né bene né male, probabilmente sono dei personaggi che curano i loro interessi no? Quindi hanno i loro strumenti per curare i loro interessi. Hanno mosso da tempo questo avvocato, Guido Rossi (presentò due esposti in Bankitalia nel novembre del 2007 e nel marzo 2008, ndr), … un personaggio un po’ rognoso, ma per certi aspetti valido”. Per rendere l’idea più chiara, nomina un paio di personaggi altisonanti, tutti udibili nel file, che “mi spingono molto per favorire un incontro di carattere tecnico su alcune ipotesi di lavoro da farsi martedì mattina”. Il “problema è un problema di denaro”, gli ribatte l’ex amministratore delegato Mario Fantini che spiega come “il problema domani, passato domani, con i tecnici diventerà un problema economico. A quel punto – prosegue Fantini – a priori mi farei una domanda: vedere quanto effettivamente questa soluzione potrebbe essere utile per il Paese e in che modo. Per la mia conoscenza delle persone non riesco a immaginare che questi siano in grado di influenzare le vicende che noi attraversiamo”. Il Patto aveva condotto tutta la campagna elettorale sulla impresentabilità del precedente governo e sul fatto che era prioritario riprendere il rapporto bilaterale con l’Italia e giungere alla firma dell’Accordo di cooperazione economica.Risolvere il nodo Delta, viene fatto presente dal rappresentante dell’Esecutivo, avrebbe agevolato il dialogo con l’Italia. Fantini fa presente ai suoi interlocutori che “fra la valutazione che diamo noi e quella di loro c’è una certa distanza”. Prende la parola, per una breve precisazione, l’altro esponente di Governo. La discussione va avanti finché, il primo esponente di Governo fa capire che “i fratelli Magnoni sono per trovare una soluzione….A me quello che preoccupa di più è il Tribunale di Forlì… Quello che mi preoccupa e che mi sembra che questo Guido Rossi voglia impostare il tutto in un attacco a Bankitalia” e “Bankitalia è già impaurita”. Quindi la proposta: “Se fosse possibile che martedì mattina voi individuate due tecnici vostri, chi volete voi, che non vanno lì per litigare”, ma “vanno a ragionare su un’ipotesi di lavoro che potrebbe essere strutturata in questa maniera: Sopaf vende … io dico quello che mi hanno detto loro, mi hanno voluto mettere in mezzo per forza a questa cosa”. “Però bisogna cercare – continua – vendere il loro pacchetto azionario e per iscritto ritirare le accuse. Chiudere la questione giudiziaria nella maniera giusta”. Viene consigliata una prima cifra attorno ai 52 milioni, in linea con quella liquidata al Banco (operazione avvenuta poco prima in maniera indipendente), “più una cifra e questa è da definire, che è una cifra sulla quale bisogna vedere se voi volete fare in questa maniera però, per la chiusura di tutto. Voi dite l’ammontare della cifra, è importante in questo caso, no? Ecco, poi si potrebbe vendere successivamente – che è una proposta un po’ strana – che una società lussemburghese che loro hanno e con la quale voi vendete, avvii alcune iniziative qui, e qui Magnoni non c’entra più assolutamente nulla, avvii una collaborazione per iniziative con la Cassa di Risparmio o con voi attorno a quelle cose dove nella realtà loro riescono a prendere qualcosa in più”. L’ammontare complessivo – conclude la proposta l’esponente di Governo – “era stato individuato, il tutto in 75 milioni. E’ chiaro che fra 52 milioni e75 c’è una differenza abissale, quindi io me ne rendo conto”.

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