Antonio Fabbri di L’Informazione di San Marino: Il “padre”, il Figlio e lo spiritoso

Antonio Fabbri di L’Informazione di San Marino: Il “padre”, il Figlio e lo spiritoso

L’Informazione di San Marino

Il “padre”, il Figlio e lo spiritoso

Antonio Fabbri

Sono tempi strani, non c’è che dire.  Non ci sono certezze su nulla. Eppure,  senza pretendere troppo, basterebbe a volte che si diradasse un po’ di nebbia.  Ma nemmeno questo sembra possibile nonostante  la primavera. 

Come si fa, per esempio, ad esser certi che se ti affidi ad uno che si fa chiamare “padre”, poi la sua  mano sia effettivamente benevola? A chi lo ha fatto  non pare sia andata troppo bene. Anzi, sembra che  da lì Bianchini abbia ricavato buona parte dei suoi  guai.

E se incarichi qualcuno di autorevole per guidare  Banca centrale, puoi essere assolutamente certo di  essere al riparo da imbarazzi? Pare di no, soprattutto  se lo vai a cercare in uno studio legale che ha  fatto da consulente per quello che con il “padre”  aveva un fitto scambio epistolare. E allora ti arriva  tra capo e collo una questione di buon senso. Se è  vero che la legge non prevede incompatibilità per  chi ha difeso un soggetto vigilato e poi va a ricoprire  il vertice del soggetto vigilante, pare altrettanto  sacrosanto sollevare una ragione di non opportunità  a rimanere in quell’incarico. Invece, senza troppa  creanza, viene opposta una granitica inamovibilità.  Evidentemente in Via del Voltone solo l’incompatibilità  degli altri è da tenere in considerazione come  onta da lavare con le dimissioni. Devono aver pensato:  “non è che per aver curato in passato gli interessi  di chi è oggi indagato per una vicenda grave e  oscura, uno può essere crocifisso”. 

Ah sì, il crocifisso. Sospendendo per un attimo le  valutazioni sulla provenienza, forse è la cosa più  bella trovata nelle cassette di sicurezza di San Marino  in questo periodo nel quale dai caveau salta fuori  di tutto: dai documenti compromettenti, ai denari  per le tangenti, ai nomi altisonanti implicati in qualche  magagna, a scritture che racchiudono affari inconfessabili.  Ma anche lì, quella raffigurazione del  Figlio crocifisso, sta subendo una passione attutita  solo dal raso purpureo che l’avvolge. In concreto, e  preliminarmente, da verificare c’è una cosa sola: se  sia o meno un oggetto che arriva da attività illecita.  Intanto si è innescato un tira e molla di procure e  cavilli giuridici, tra questioni di ‘ndrangheta, logge  segrete, verifiche se sia attribuibile al genio di Michelangelo  oppure si tratti di uno scherzo. 

Come lo scherzo di quello spiritoso che, senza dire  chi fosse, ha chiamato tutti a raccolta il 25 marzo,  giorno dell’Arengo. Ma anche qui di certezze non  ce ne sono. Come si fa infatti ad esser certi che questa  degli anonimi sia società civile e non solamente  società vile?

Si arriva addirittura all’assurdo che il soggetto  anonimo, e quindi formalmente inesistente, prima  invita all’iniziativa per fare parlare per tre minuti  davanti alla Pieve e poi comunica di non volersi  confondere con un altro movimento dal nome simile,  che ancora movimento non lo è proprio del tutto.  Ora, capire come faccia ciò che formalmente non  esiste a confondersi con ciò che ancora non è, è un  esercizio che lasciamo al prossimo Altrementi festival  della filosofia. Francamente, la mia di mente  non ci arriva. Arriva invece a capire il messaggio  dal neppure troppo vago sapore massonico che “tre  minuti per San Marino” ha diramato dicendo che  il suo “vento di novità” e di “principi condivisi”  nell’anonimato, si insinuerà nelle istituzioni, nei  movimenti, nella politica e nelle associazioni. Era  convinto di questo anche un signore con gli occhiali  che faceva propaganda qualche tempo fa. Gelli,  mi pare si chiamasse. Anche lui si faceva definire  qualche volta “padre”. Probabilmente era indifferente  al Figlio. Di certo non era spiritoso.  

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