Antonio Fabbri – L’Informazione di San Marino: Anche i soldi dello spaccio di droga nella Milano bene finivano in Finproject

L’informazione di San Marino:

  Per la procura
meneghina circa due milioni di euro smistati attraverso
conti della finanziaria
, ma riconducibili agli indagati, aperti in Carisp e
Bcs

 Anche i soldi dello spaccio di droga nella Milano bene finivano in
Finproject

Le ricostruzioni, questa volta, arrivano dall’indagine Pollicino
che nel 2012 vide 58 arresti
 

I soldi passati per Spagna, Svizzera San Marino e Italia, ma finiti
anche dal Titano verso la Florida, il Libano e Zurigo / Chili e chili di droga
venivano smerciati nel capoluogo lombardo e i vertici del gruppo criminale
attraverso loro sodali / Sul Titano tra gli indagati figurano
anche le società Casati e FinProject
in funzione di una legge del 2013 / Secondo gli inquirenti i due enti hanno
continuato fino ad oggi ad operare come schermo

Antonio Fabbri

SAN MARINO. Per la prima volta, in funzione di una legge del 2013,
vengono posti sotto accusa due soggetti giuridici. Nel provvedimento che ha
accompagnato gli arresti di Stolfi si evidenzia infatti che sono indagati anche
la Casati srl e FinProject, chiamate in causa nella persona dei loro legali
rappresentanti.

Casati Srl

Secondo i Commissari della legge, la Casati Srl, che viene
accusata come soggetto giuridico di riciclaggio, non aveva altro fine che quello
di fare da schermo di quelli che i magistrati ritengono patrimoni accumulati in
maniera illecita. Per la Casati s.r.l. viene chiamato in causa il legale
rappresentante pro-tempore, Elvio Palmucci. Questa srl è una società immobiliare
il cui titolare effettivo è stato, fino a settembre 2009, Mohamed Kankun, ossia
lo stesso titolare effettivo di FinProject. Poi sostituito da Stewart Yang,
titolare effettivo di PradoFin.

Quindi nel 2010
sostituito dal libico Gianzur.
L’amministratore unico della
Casati era Nicola Tortorella.
In precedenza, il legale rappresentante
della srl era stata Cristina
Ippoliti, moglie di Gian
Luca Bruscoli. Il tutto serve
ai magistrati per spiegare che
era una società funzionale alla
galassia Finproject-Bcs, tanto
che da quest’ultima riceveva
finanziamenti milionari senza
offrire garanzie, senza istruttoria
da parte della banca e senza
neppure dover restituire quanto
ottenuto. Questa società, secondo
gli inquirenti, continuò ad
essere rimpinguata, attraverso
operazioni contabili fraudolente,
anche nel pieno dell’attività
ispettiva da parte di Banca
Centrale. Non solo. Grazie alla
carenza di sorveglianza e controllo,
sparì la documentazione
contabile della srl. Una attività
illecita che i magistrati contestano
fino ad oggi, il che rende
applicabile anche una legge recente come quella approvata
il 29 luglio dello scorso anno.
Stessa cosa accade per la

Fin-
Project
finProject

Della finanziaria si è detto tanto
e il suo nome spunta quasi ogni
volta che si parla di denari di
dubbia provenienza transitati
per San Marino. I magistrati
la pongono sotto indagine per
riciclaggio anche come soggetto
giuridico, in persona del
rappresentante pro-tempore Leopoldo Varriale, commissario
liquidatore. Per gli inquirenti
veniva sistematicamente utilizzata
per operazioni finanziarie
illecite compiute con denari
provenienti da reati.

FinProject e Pollicino

Finproject è indicata dagli inquirenti sammarinesi come il crocevia di smistamento di denaro di provenienza illecita, sul quale gli organismi della finanziaria si facevano nessuna o poche domande. Sono indicativi i casi, citati nell’ordinanza, degli oltre 330milioni di euro della mafia cinese che, sui mandati fiduciari dai nomi di animali, “Muflone”, “Maiale” e “Cinghiale”, si intrecciano con gli interessi della ‘ndrangheta milanese curati da Giuseppe Vinciguerra, finito agli arresti nell’operazione Tibet della procura di Milano lo scorso marzo. Ma evidentemente nel capoluogo lombardo dovevano essersi passati voce nell’ambito della criminalità organizzata. Un’altra importante operazione, infatti, individua come terminale di smistamento del denaro di provenienza illecita ancora una volta la Fin Project. Si tratta dell’operazione “Pollicino”, scaturita da una indagine della Direzione Distrettuale Antima- fia presso la procura di Milano. Va detto che in questa indagine milanese, che ricostruisce i flussi di denaro passati attraverso il Titano, i soggetti di San Marino non risultano indagati.

I denari dello spaccio di droga dai navigli al Monte

A novembre 2012 esplose con
una sessantina di arresti l’inchiesta
“Pollicino”. Un traffi-
co, imponente di stupefacenti, a
dispetto del nome dato all’operazione.
Nome che però prende
le mosse da un fatto singolare.
Infatti uno dei corrieri della
droga, durante un trasporto in
motorino di 6 chili di cocaina in
uno zainetto, aveva perso parte
della roba e l’aveva ritrovata
proprio seguendo sulla strada,
come Pollicino nella nota fiaba,
le tracce dello stupefacente. Di
qui il nome dell’operazione che
ha consentito di scoprire, però,
un giro di chili e chili di cocaina
provenienti dalla Colombia,e hashish dall’Olanda, destinato
ai consumatori milanesi. Un
giro per milioni di euro. Ed è
nel percorso dei flussi di denaro
che spunta il Titano. Spagna-
Svizzera-San Marino-Italia: era più o meno questo il percorso
fatto dai soldi dello spaccio di
droga. Di questi flussi sono stati
individuati con certezza oltre 2
milioni di euro, con il grosso di
tale somma finito a San Marino.

Le ricostruzioni
degli inquirenti milanesi

La movimentazione di denaro
legata all’inchiesta “Pollicino”,
non emerge – o almeno
non emerge ancora – dalle carte
delle ordinanze degli inquirenti
sammarinesi ad oggi note sul
caso Finproject e sulla Tangentopoli
di casa nostra. Sono
però, questa volta, gli inquirenti
italiani, nell’ordinanza di custodia
cautelare, ad indicare che
i soldi che giravano sul Titano
attraverso la finanziaria erano
quelli dei capi dell’organizzazione
che approvvigionava di
droga Milano. I due, ritenuti
a capo del gruppo criminale,
Sergio e Francesco Giovinazzo,
non movimentavano il denaro
direttamente, ma attraverso altri due soggetti interposti, più un
terzo che si trovava in Svizzera,
che a loro volta utilizzavano lo
schermo della finanziaria sammarinese
nell’apertura di conti
correnti sui quali fare confluire
il denaro e dai quali prelevarlo,
prevalentemente in contanti.

I dettagli dei passaggi
di denaro

Nel dettaglio i magistrati meneghini
rilevano che tra il marzo e
il maggio 2008 venne aperto da
Thierry Bailet, 51enne di Nizza,
e Michéle Canus, 59enne
anch’essa della città sulla Costa
Azzurra, un conto corrente a
San Marino su incarico di Francesco
Giovinazzo. Il conto era
intestato alla FinProject presso
la Cassa di Risparmio, agenzia
di Domagnano. I magistrati
scrivono che i rapporti di Bailet
con la finanziaria sammarinese
sono mediati da Danilo Nespeca
“persona legata a rapporti di
natura professionale con Fin-
Project”.
Dal maggio 2008, sempre su
incarico di Francesco Giovinazzo,
Bailet e Canus in tre
occasioni distinte portano denaro
contante, che viene loro
consegnato da José Armuna
in Svizzera, a San Marino e lo
depositano sul conto. Conto
che, pur essendo intestato alla
FinProject, vede i due soggetti
francesi autorizzati a consultare
ed operare sul conto stesso. Il
denaro trasferito dalla Svizzera
a San Marino è di Sergio Giovinazzo,
il figlio di Francesco
ritenuto assieme al padre al vertice
dell’organizzazione criminale
dedita al traffico di droga.

Soldi inviati anche
in Libano e a Zurigo

Oltre a diversi passaggi di
denaro del 2008 per qualche
centinaia di migliaia di euro, gli
inquirenti milanesi riscontrano,
dunque, che la disponibilità in
Spagna di Sergio Giovinazzo
a dicembre 2007 è di almeno 2 milioni di euro che questi doveva
trasferire. Secondo i magistrati
milanesi il grosso di tale
somma, inizialmente trasferita
da Armuna in Svizzera, venne
appunto portata nei mesi successivi
a San Marino da Bailet
e Canus, che la ritirarono in più
tranche da Armuna e portarono
il denaro a San Marino.
Non solo. Oltre ai conti in
Carisp, dalle intercettazioni telefoniche
si evince che c’erano
altri conti, sempre interposta
FinProject, anche in Banca
Commerciale sammarinese. Nel
corso dell’indagine è stato ad
esempio individuato un bonifi-
co di ben 500mila Euro, effettuato
da Nespeca su incarico
di Bailet, da uno dei due conti
accesi presso la Banca Commerciale
Sammarinese verso
una società statunitense avente
sede in Florida. Gli inquirenti
ritengono che anche questi soldi
siano di Giovinazzo. Sempre
riconducibili all’organizzazione
milanese. Si parla anche di bonifici,
sempre per centinaia di
migliaia di euro, partiti verso il
Libano o verso Zurigo.

I contatti con i responsabili
della finanziaria

Nella ordinanza di 568 pagine
del Gip Andrea Ghinetti sono
riportati anche i nomi di battesimo,
non meglio specificati
con il cognome, di chi all’interno
di FinProject parlava con
Nespeca, in rapporto di lavoro
con la finanziaria, il quale agiva
per conto di chi muoveva i denari
dell’organizzazione criminale
milanese. Così è riportata
una intercettazione telefonica
con alcuni responsabili della
FinProject citateconversazioni
nelle quali venivano indicate
le causali da mettere e quali
modalità usare per effettuare, in
in modo che andassero a buon
fine, i bonifici e i trasferimenti
di denaro.

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