Antonio Fabbri, L’informazione di San Marino: Spunta la temibile Triade di Hong Kong

 L’informazione di San Marino

 Arresto podeschi

Spunta la temibile Triade di Hong Kong

 Impressionanti risvolti internazionali per la tangentopoli sammarinese. Il governo revoca l’incarico a Phua, cittadino malese ambasciatore di San Marino arrestato dall’Fbi e in affari con la Clabi

Negata l’attenuazione della misura cautelare per l’ex Segretario di Stato. I legali ricorrono in appello e annunciano già di voler arrivare a Strasburgo, ma sulla vicenda si abbatte il caso internazionale

Antonio Fabbri 

Claudio Podeschi rimane in carcere.

E’ ancora evidentemente
persistente per i magistrati il pericolo
di reiterazione del reato e
di inquinamento delle prove che
ha motivato la custodia cautelare
dell’ex Segretario alla sanità e di
Biljana Baruca, entrambi ai Cappuccini
dal 23 giugno scorso.

Ma c’è di più. Molto di più. La motivazione del diniego alla revoca della custodia cautelare appare, infatti, ancora più pesante e ampia e si intreccia con la revoca, da parte del Congresso di Stato, dell’ambasciatore non residente di San Marino in Montenegro, il malese Wei Seng Phua. Infatti, e pure di questo si sarebbe parlato ieri in Congresso, Podeschi nella ricostruzione fatta agli inquirenti relativamente ai denari arrivati alla Clabi Ltd, la società delle Marshall che porta nella ragione sociale il suo nome e quello di Biljana Baruca, avrebbe fatto il nome di Wei Seng Phua. I denari finiti alla Clabi, e quindi secondo gli inquirenti agli indagati, arrivavano dal malese.

Il perché della revoca
dell’ambasciatore

La revoca decisa dal Congresso di
Stato su proposta della Segreteria
esteri, è intervenuta perché due
giorni fa Phua è stato arrestato
dall’Fbi per scommesse clandestine.
Il boss malese era stato già arrestato
il 18 giugno a Macao, sempre per scommesse clandestine
legate ai Mondiali di calcio 2014.
Questo secondo una ricostruzione
del procuratore federale del Nevada,
Daniel Bogden, il quale ha
riferito, riportano i giornali Usa,
che dopo essere stato rimesso in
libertà a Macao su cauzione, Phua
è scappato a Las Vegas, Qui è stato
arrestato dall’FBI per gli stessi
motivi. Scommesse clandestine.
Ora anche negli Stati Uniti è stato
rimesso in libertà vigilata dopo
aver pagato una cauzione di 2 milioni
di dollari che avrebbe versato
in contanti. Tuttavia gli è stato
messo un dispositivo elettronico
Gps alla caviglia per monitorare
ogni suo spostamento ed evitare
la fuga. Inoltre l’FBI ha trattenuto
il suo jet privato del valore
di 48milioni di dollari. L’udienza
preliminare è stata fissata per il 5
agosto. Fino a quella data non potrà
lasciare gli Stati Uniti. Rischia
fino a 7 anni di reclusione. Ma
non finisce qui.

Chi è Phua?

Wei Seng Phua (foto), 50 anni, è
personaggio notissimo e chiachierato
del tavolo verde. Detto “Paul
Phua”, come tutti lo chiamano nei
casinò di Macao e Las Vegas, è nei
circuiti del poker professionale ed
è un ricchissimo allibratore asiatico.
Titolare di alberghi di lusso
con marchio Aman. Marchio noto
a San Marino perché più volte si
è parlato dell’intento della catena
di tirar su un hotel superlusso
meglio se con annesso casinò. Se
ne era parlato per l’albergone di
Murata. Se ne era parlato, recentemente,
per San Giovanni. Tre
giorni fa è arrivato l’arresto di
Phua da parte dell’Fbi che, a parte
le scommesse clandestine, ritiene
che il malese faccia parte della
Triade 14K.

La triade 14k

Il Dipartimento di Giustizia del
Federal Bureau (DOJ-FBI) ha fatto
sapere che l’indagine è partita
proprio quando Phua ha lasciato
l’ex colonia portoghese, Macao
appunto. Per il Dipartimento di
Giustizia, Phua è un elemento di
spicco della temibile Triade 14k.
Si tratta di una organizzazione
criminale coinvolta in traffici di
droga su larga scala, gioco d’azzardo
illegale, riciclaggio di denaro oltre a traffico di armi, prostituzione,
traffico di esseri umani,
contraffazione ed estorsione.

L’intreccio con la vicenda
sammarinese

Gli avvocati di Podeschi e Baruca
– Annetta, Pagliai e Campagna
– la scorsa settimana si erano detti
fiduciosi sulla scarcerazione, non
vedendo motivi per cui i loro assistiti
dovessero rimanere in carcere.
Dopo gli interrogatori, durati
cinque ore quello della Baruca e
oltre sei quello di Podeschi, i legali
avevano affermato che erano
state fornite risposte “dettagliate e
precise relativamente alle ipotesi
di accusa di riciclaggio e associazione
a delinquere”. Informazioni
dettagliate di spiegazione delle
movimentazioni di denaro. Ebbene,
a quanto pare, proprio in una
di queste spiegazioni è emerso il
nome di Phua come “mittente”
dei denari arrivati alla Clabi Ltd.
D’altra parte già dal provvedimento
con il quale è stato disposto
il sequestro di utilità per 14
milioni ritenuti frutto di riciclaggio,
emergeva che la Black Sea
Pearl Ltd, una società delle Isole
Vergini Britanniche costituita il 4
gennaio 2010 in rapporto con cospicui
trasferimenti di denaro con
la Clabi Ltd, appunto. La Black
Sea Pearl ha come direttore e amministratore
unico proprio il cittadino
malese. Così la spiegazione
sulla provenienza dei denari data
da Podeschi, evidentemente, alla
luce anche dell’arresto dell’Fbi,
può avere avuto un certo peso sul
diniego alla scarcerazione. I legali
hanno comunque annunciato
di avere già impugnato il diniego
alla scarcerazione disposto dal
commissario della legge Alberto
Buriani ed hanno tra l’altro annunciato
che faranno di tutto per
l’attenuazione della misura con
il ricorso in appello appunto e, se
necessario, in terza istanza, fino
al ricorso a Strasburgo, che viene
ormai annunciato ogni volta.

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