Antonio Fabbri, L’informazione di San Marino: Tangentopoli Dissequestro immobile Podeschi, ecco i motivi del no in appello

 L’informazione di San Marino

 Tangentopoli 

Dissequestro immobile, ecco i motivi del no in appello

Gli stessi legali di fatto confermano che la proprietà del bene sia di fatto riconducibile all’ex Segretario di Stato

Antonio Fabbri

SAN MARINO. Pioggia di ricorsi degli avvocati difensori cui è seguita una grandinata di rigetti da parte dell’autorità giudiziaria che ha ritenuto inconsistenti in più di una occasione i motivi portati dalle difese a supporto della propria linea, in certi casi addirittura avallando l’impianto accusatorio. Lo dice il giudice delle appellazioni Lanfranco Ferroni nelle ultime ordinanze con le quali ha rigettato sia le istanze di scarcerazione, sia quelle per il dissequestro di beni, nello specifico un immobile formalmente intestato alla figlia di Claudio Podeschi situato a Murata.

La richiesta di
dissequestro dell’immobile

Gli avvocati difensori hanno presentato
due reclami contro l’ordinanza
dell’inquirente del 24 giugno
scorso. Con quell’ordinanza
si disponevano sequestri fino alla
concorrenza dell’importo di 14
milioni di euro, somma che secondo
l’accusa è stata complessivamente
oggetto di riciclaggio,
almeno per quanto ricostruito in
questa parte delle indagini. Tra i
beni posti sotto sequestro anche
una casa a Murata. Per cercare di
ottenere la revoca della misura
cautelare sull’immobile i legali
hanno presentato due istanze in
contemporanea. Una per conto
dello stesso Claudio Podeschi
avanzata dagli avvocati Annetta,
Pagliai e Campagna; l’altra avanzata
dall’avvocato Campagna
per conto della figlia, Stefania,
dell’ex Segretario di Stato.
Un doppio ricorso che però,
secondo il giudice delle appellazioni,
ha avallato la posizione
dell’accusa, dato che confermerebbe
come la proprietà dell’immobile,
formalmente intestato
alla figlia, è invece sostanzialmente
di proprietà di Podeschi
che, a sua volta, ha presentato
richiesta di dissequestro. Insomma,
formulando due ricorsi
per cercare di ottenere risposta
positiva almeno in uno, i legali
non solo si sono visti respingere
l’istanza di dissequestro, ma così
facendo hanno dato una ulteriore
conferma alla tesi dell’inquirente
secondo la quale quella della
figlia sarebbe una intestazione
fittizia di un immobile in realtà
di proprietà di Podeschi.
L’associazione a delinquere
I legali nel ricorso sul dissequestro
dell’immobile avevano
anche posto pesanti dubbi sulla
contestazione di associazione
a delinquere, di fatto ritenendo
non corrette le ricostruzioni
dell’accusa. Per la difesa, dunque,
non ci sarebbe il fumus per
giustificare la contestazione e,
di conseguenza, la misura del
sequestro. Il giudice delle appellazioni
Ferroni è invece di avviso
diametralmente opposto, confermando
l’impianto accusatorio e
affermando che, dai capi di imputazione
che vedono coinvolti
i vari soggetti del procedimento
penale (Claudio Podeschi, Giuseppe
Roberti, Gilberto Canuti,
Pietro Silva, Biljana Baruca,
Stafanos Balafoutisi, Stefanos
Papadopoulos), l’esistenza di
una associazione a delinquere
appare chiaramente desumibile
dai collegamenti esistenti tra i
vari soggetti. Collegamenti che
secondo il giudice erano mirati a
perseguire profitti illeciti e scopi
criminosi. E qui il professor
Ferroni cita ancora l’attività dei
libretti della famiglia Mazzini,
i milioni di Murray versati alla
Fondazione, i bonifici di Sarkissian
e persino il libretto “Arrivederci”
nel quale compare il nome
“Podeschi” che il giudice delle
appellazioni indica sicuramente
nell’ex Segretario di Stato, come
emerge da riferimenti documentati.
La conferma delle accuse
e il rigetto del reclamo

Dal giudice delle appellazioni
arriva anche un avallo determinante
al lavoro dei commissari
della legge inquirenti. Ferroni
parla infatti di elementi di prova
che sono stati ricavati con pignoleria
da testimonianze, documenti,
contabili bancarie e societarie.
Fonti di prova che per il giudice
di secondo grado non possono
minimamente essere messe in
discussione. A fronte di questo
lo stesso giudice bacchetta anche
le difese per il fatto che, davanti
alle ricostruzioni circostanziate
dei commissari della legge inquirenti,
i legali usino nei ricorsi
il tono sorpreso di chi cade dalle
nuvole. Così Ferroni, ritenendo
non fondati i motivi di reclamo,
ha respinto l’istanza e confermato
il sequestro dell’immobile.

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