Antonio Fabbri – L’informazione: Mazzini: legali di Roberti rimettono il mandato

L’informazione di San Marino

Mazzini: legali di Roberti rimettono il mandato

Saltano le udienze di giugno. In aula a settembre

Tutti i legali di Roberti rimettono il mandato Tra i testimoni Luca Papi: “Non ho subito ingerenze dagli imputati. Subii pressioni da Gatti per chiudere l’ispezione in banca Partner”

L’ex direttore racconta che Roberti gli commissionò uno studio sulla piazza finanziaria. Poi gli fu proposto l’incarico

Il processo Mazzini si sospende. Riprenderà a settembre, dopo l’estate.

La rinuncia al mandato per la difesa di Giuseppe Roberti da parte dell’avvocato Rossano Fabbri, porta con sé anche la rinuncia dei condifensori, Autunno e Pisciotti. Con questa remissione di patrocinio si è aperta l’udienza di ieri. Il giudice Gilberto Felici ha quindi incaricato l’avvocato d’ufficio, Nicola Maria Tonelli, di assumere l’incarico di difensore di Roberti. L’avvocato Tonelli ha chiesto quindi un termine a difesa. Termine che il giudice ha concesso. Di qui l’annullamento delle altre udienze previste per giugno.

Quella di ieri, vista la presenza dei testimoni e con l’assenso dell’avvocato di Roberti, si è comunque celebrata. Erano presenti a deporre l’ex direttore di Banca Centrale, Luca Papi, e l’ex dipendente della Rp, la ditta del Caffè di Bilijana Baruca, Riccardo Ercolani.

L’audizione
dell’ex direttore Papi

Chiamato dalle difese di
Fiorenzo Stolfi e Pier Marino
Mularoni, l’ex direttore di Banca
Centrale ha riferito di non avere
subito dai due, nel lungo periodo
in cui è stato direttore di Bcsm,
atti mirati a condizionare le
decisioni di Bcsm. Questa la risposta
data all’avvocato Simone
Menghini.
Ha chiesto una ulteriore specificazione
il Giudice, facendo
riferimento a questioni istituzionali
o di lavoro. “E’ mai accaduto
di avere avuto richieste
o inviti impropri rispetto a suo
ruolo istituzionale?” è stata la
domanda. “Non ricordo nulla di
specifico”, ha risposto Papi.
Stessa risposta data anche al difensore
di Mularoni, Pier Luigi
Bacciocchi, che in più ha chiesto
della vicenda della sede di Banca
Centrale, per l’acquisto della
sede dell’immobile immobile ex
Sam.
“Non ho mai avuto colloqui
con Mularoni su questo – ha
detto Papi – La questione è stata
trattata nel Comitato direttivo
ed è sempre stata trattata
all’interno della banca. La cosa
è stata in particolare seguita dal vice direttore, Daniele Bernardi,
per quanto riguarda gli aspetti
tecnici. La prima scelta era
caduta su un altro edificio, sede
del catasto, su cui erano stati
fatti i primi accertamenti. Poi
il governo cambiò idea sulla
destinazione di quello stabile e
noi cercammo altra sede. Venne
fuori l’ipotesi della sede della
Ces, proprietaria dell’edificio
in cui già si trovava la Banca
Centrale” in Via del Voltone.

Le dimissioni
Papi, poi, alle domande della
parte civile relative alla sua
lettera di dimissioni del febbraio
2010, dimissioni che rassegnò
assieme all’alloea presidente
di Bcsm Biagio Bossone, ha
tuttavia spiegato che delle pressioni
ci furono in più occasioni.
“Mi sono dimesso perché non
c’erano più le condizioni per
fare serenamente il mio lavoro.
Scrissi una lettera con il
presidente Bossone che penso
sia nota. Lettera del 9 febbraio
2010. Non ritenevamo che ci
fossero più le condizioni per
raggiungere gli obiettivi che
Bcsm si era data. Il conflitto (…)era con l’indirizzo politico che
aveva, qualche settimana prima,
licenziato il capo della vigilanza
Stefano Caringi”.
Nella lettera “dice di gravi
criticità più volte denunciate;
della interferenze e pressioni
esercitate sulla Bcsm per condizionarne
azioni di vigilanza, per
sospendere ispezioni scomode,
ammorbidire interventi e
sanzioni”, ha rilevato l’avvocato
Monteleone. “A cosa si riferisce?”,
ha chiesto.
“C’era in quel periodo una
ispezione in corso presso Banca
Partner. Questa banca aveva
chiesto un supporto perché era
in crisi di liquidità. Prima di
concederlo ritenemmo opportuno
fare una ispezione. Erano
state rilevate criticità nelle poste
di bilancio e nella patrimonializzazione
della banca. Personalmente
– ha detto Papi – subii
pressioni da Gabriele Gatti per
interrompere l’ispezione”.
E’ stato chiesto poi a Papi se
altri episodi specifici avessero
mai riguardato qualcuno degli
imputati del processo. “No”, è
stata la risposta.

Il rapporto con Roberti
L’avvocato Sabrina Bernardi,
parte civile per l’Eccellentissima
camera, ha poi chiesto quale
percorso professionale avesse
portato Papi alla Direzione generale
della Banca Centrale di San
Marino.
“I miei rapporti con San Marino
nacquero da due consulenze.
Una prima consulenza per
Banca di San Marino attraverso
l’allora presidente Pier
Natalino Mularoni, con il quale
venni in contatto attraverso una
conoscenza in comune. Banca
di San Marino pensava ad uno
sportello in territorio italiano.
Feci uno studio di fattibilità per
l’apertura di una partecipata in
Italia. Allora non era fattibile.
La seconda consulenza la feci
per conto di Banca Commerciale
Sammarinese. La persona
che mi contattò fu Giuseppe
Roberti. La consulenza portò
alla stesura di una strategy paper
per il sistema sammarinese.
Il progetto prevedeva la fusione
in un’unica autorità, strategica
per la piazza finanziaria
sammarinese, dell’allora Ics e dell’Ispettorato per il credito
e le valute”. Cosa che poi
avvenne con la nascita di Banca
centrale.

L’incarico alla Direzione
“Ero a Manila quando venni
contattato telefonicamente
dal presidente di Ics, Antonio
Valentini, che mi propose di
prendere la Direzione dell’allora
Ics. Venni a San Marino
e incontrai Valentini e il vice
direttore Bernardi nello studio
di Valentini. Di lì si iniziò a definire
il rapporto che sfociò poi
nella nomina alla direzione”.
Quindi la domanda dell’avvocato
Gianna Burgagni, parte
civile per la Dc: “Ha mai fatto
ispezioni o segnalazioni su
Finproject?”. “Non ricordo se
venne fatta un’ispezione, era
stata attenzionata”, ha risposto
Papi. “Beh, attenzionata non
vuol dire nulla”, ha replicato
l’avvocato Burgagni.

L’audizione del
dipendente di Rp

Sentito nella mattinata di ieri
anche l’ex dipendente della Rp,
Riccardo Ercolani. Questi ha riferito
che l’azienda tostava circa
300 chili di caffè a settimana e
che questo veniva venduto a 15
euro al chilo. Ha riferito che nei
pochi mesi in prova che lavorò
per l’azienda, aveva accompagnato
il fratello della Baruca in
Montenegro per la manutenzione
di una decina di macchine in
un albergo di lusso. Una attività
effettiva che, secondo l’accusa,
non è compatibile con i denari
circolati attraverso la Rp e che
nel processo vengono contestati.
Il processo riprenderà dunque a
settembre.

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