Antonio Fabbri. Liquidita’ arida, L’Informazione di San Marino

L’economia della liquidità arida
disorienta e preoccupa. Ma
quando si fatica a distinguere
tra meglio e bene, travisare la
scelta giusta è un attimo. In più
la necessità quasi mai consente
di puntare al bene, spesso fa
preferire il meglio, ancor più
di frequente orienta al meno
peggio.
Quella della liquidità arida è
una scelta imposta dalla siccità
di denaro e dettata non dal concetto assoluto di fare bene, ma da quello relativo di
agire meglio che si può. Relativo non solo oggettivamente,
ma anche soggettivamente. Non solo cioè una
scelta è meglio di un’altra per dei dati di fatto, ma
può esserlo anche per tornaconto personale, politico
o partitico.

La cosa migliore che si è riusciti a pensare in questo
periodo, allora, è quella di fare progetti e operazioni
senza soldi.
Denari non ce ne sono in giro. Non ce li ha più,
ovviamente, la banca che chiude; non ce li ha, un po’
meno ovviamente, neppure la banca che se la compra.
Questa se li fa dare, sotto le più svariate forme,
dallo stato con l’avallo di Banca centrale che, pur
sapendo che soldi non ne ha neppure lei, conserva ad
oggi una media di stipendi da 77mila euro al mese
per i suoi dipendenti.

Non parliamo dei vertici e della
media dei loro di stipendi. Un po’ di denari quelli
di Via del Voltone riescono a spremerli dalle tante
procedure liquidatorie. Quelle però bagnano poco, e
non subito, il terreno ormai arso della brulla radura
finanziaria.
Quindi i denari neanche il Palazzo li ha più. Ma
siccome il pubblico è l’acquasantiera dove tutti intingono
la mano per fare il segno di croce chiedendo la
grazia, ci deve pensare lo stato a come pagare senza
soldi. E pensare ci ha pensato, non si può dire che
non lo abbia fatto.
Non potendo contare sulla ricchezza reale, fa leva su
quella virtuale. Il mondo va così.

Gli imprenditori scontano fatture o assegni: li
portano in banca e, dando a garanzia la promessa
di pagamento contenuta in quelle carte, ottengono
finanziamenti dall’istituto di credito. Se poi ci sono
degli insoluti son dolori.

I documenti dello stato per ottenere liquidità saranno,
invece, la riforma fiscale, la spending review e,
ammesso che si faccia, la cartolarizzazione degli
immobili pubblici. La patrimoniale meglio non
contarla perché quella liquidità lì servirà subito per
pagare altro.
Approvati questi provvedimenti, ed è questo il motivo
per cui si ha così fretta di farli, si potrà andare
da chi i soldi li presta e “scontarli”. Si dirà cioè: “ho
fatto una riforma tributaria che mi darà fra un po’
il tal gettito; ho fatto una revisione di spesa che mi
fa risparmiare tanto; posso impegnare immobili che
hanno questo valore.

A fronte di questi soldi futuri
datemi denari subito perché devo pagare stipendi,
mantenere apparati, fare investimenti”. Non è un
caso che sull’Ifp si temporeggi e si sia rinviata la
discussione. Tanto l’istituendo istituto non avrebbe
ancora avuto nulla da negoziare con i soggetti ai
quali sarebbe andato a chieder quattrini.

uesta faccenda della liquidità arida, però, ha messo
in crisi il mondo intero. Ha fatto girare soldi senza
che questi rappresentassero economia reale. L’accavallarsi
delle promesse non mantenute ha generato
disastri. Esempio: ricevo subito 10 mele promettendo
che ne restituirò 12 quando l’albero le maturerà.

Però
cade la grandine e ne restano solo 2, ma non restituisco
neppure quelle perché devo pur mangiare. E a
cascata, nel giro di poco, nessuno ha più mele.
Purtroppo, in tempi di siccità, quello della liquidità
arida è il quadro meno peggio che si è riusciti a
dipingere. Si obietta che non sia esattamente il bene
del paese. Ma mancano condizioni, volontà e forse
capacità per fare meglio.

Antonio Fabbri

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