Camorra, il boss lavora: fa recupero crediti e usura. La Gazzetta di Modena, Giovanni Tizian

La Gazzetta di Modena

Camorra, il boss lavora: fa recupero crediti e usura

Vallefuoco investiva in agenzie alla luce del sole: Fincapital e Ises di Castelfranco Secondo la Dda con la sua forza finanziaria può “strozzare” imprese in difficoltà

Giovanni Tizian

Alla luce del sole. Così operano i boss nel Modenese. In qualità di soggetti economici accreditati forniscono propri servizi e merci. Francesco Vallefuoco – ritenuto a capo dell’omonimo gruppo che opera fra San Marino, Rimini e Castelfranco – non investiva soltanto nella Fincapital dell’avvocato Livio Baciocchi, indagato da due Procure antimafia per riciclaggio e collusioni con la Camorra. Ma secondo gli investigatori gestiva numerose filiali della Ises, agenzia di recupero crediti. Nella forma legale a tutti gli effetti. Nella sostanza, secondo gli investigatori, le filiali venivano utilizzate come canali per il riciclaggio e per il prestito usuraio.

Tra i progetti del boss Vallefuoco, quello di espandere la Ises, creando nuove sedi. Così accanto alla sede di Rimini, nascono le unità distaccate di Brusciano di Napoli e di Castelfranco Emilia. Come ha potuto verificare la “Gazzetta”, l’Ises Italia Srl di Castelfranco è rimasta l’unica sede ancora attiva è si trova in corso Martiri. Ha cambiato sede dal primo gennaio 2010: prima si trovava in via Zanasi 5. E nella visura camerale si legge che l’Ises è tuttora amministrata da Gennaro D’Amore e la socia di maggioranza è Giustina Panico. Entrambi indagati nel procedimento “Staffa” della Dda di Napoli; solo D’Amore anche nel procedimento “Vulcano” della Dda di Bologna.
Giustina Panico è la moglie di Francesco Vallefuoco, mentre D’Amore è il cognato del boss, sposato con la sorella di Giustina. L’Ises è un affare di famiglia. Autorizzato dalla Questura con licenza del tipo “Agenzia di affari in genere” numero 13B/09 del 19 febbario 2009. Così i Vallefuoco, come da indagini, hanno potuto recuperare crediti senza destare sospetti, almeno in Emilia. L’ingerenza di “Franco” Vallefuoco nella società è, secondo chi indaga, dimostrata dalle ammissioni, intercettate, del boss stesso: «È palese che l’attività sia strutturata per organizzare truffe, anche con false fatturazioni, riciclare danaro proveniente da gruppi camorristici meridionali operanti al Nord e per recuperare crediti con metodi violenti». Attività che gode di una facciata legale, e di professionisti compiacenti e che, secondo gli investigatori, è stata utilizzata dal gruppo di Vallefuoco per praticare credito a usura. Una volta acquisito il credito da riscuotere, «lo rinegoziavano pretendendo una cifra secca: interessi anche del 20% mensili».
Fincapital e Ises Italia hanno lavorato in sinergia, producendo un flusso imponente di operazioni finanziarie difficili da individuare. Un flusso propagato dai clan del Sud e del Nord del Paese, diretto verso un unico centro con due nuclei d’attrazione dei capitali: Emilia Romagna e San Marino. C’ è un altro aspetto, che la “Gazzetta” è in grado di rivelare, e riguarda ancora una volta la zona del Modenese, una provincia dove non ci sono stati arresti legati all’indagine “Staffa”. È sempre Francesco Vallefuoco a raccontare i propri affari e si mostra spavaldo quando elogia la sua capacità di acquisire le imprese in difficoltà. «Non va sottovalutato che il Vallefuoco coltiva i suoi rapporti con altri imprenditori in difficoltà disposti a cedere il loro nome», scrivono gli investigatori. E qui, dalle intercettazioni, entra in scena un nome, il figlio di un noto “neurochirurgo” modenese. Che aveva un “sacco di outlet… è si mangiato tutto”, racconta Vallefuoco alla compagna, riferendosi al figlio del medico di Modena. E Vallefuoco, intercettato, sostiene di avere creato «una bella situazione con uno dei suoi magazzini». Una preda che Vallefuoco aveva puntato da molto tempo. Un episodio che riguarda «quello degli outlet», fa capire di che pasta è fatto Vallefuoco. Alla compagna confida che una volta si presentò in uno degli outlet del figlio del medico, lo picchiò e gli prese “in prestito” la Porsche. Intimidazione e clima di terrore che i boss alimentano con cura per poi acquisire imprese e negozi, magazzini e attività varie. Per diventarne soci occulti. E questo voleva Vallefuoco.
Come scrivono i magistrati riferendosi alle acquisizioni del boss, «accarezza l’idea di creare una società che veda anche Lucia Esposito come prestanome, oltre a ipotizzare l’immediato coinvolgimento di un’amica di questa». Azioni che si sviluppano, fanno notare dalla Dda partenopea, all’interno di un contesto che è quello Fincapital e Ises e con soggetti di «elevata capacità finanziaria come Baciocchi e Zonzini». Oriano Zonzini è il direttore di Fincapital, gli investigatori lo definiscono «non è una testa di legno priva del tutto di influenza», anzi. Mette a disposizione le conoscenze tecniche «ed i suoi rapporti con le banche al fine di orientare l’attività dei due “imprenditori”».(

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