Caso Belluzzi, si torna a parlare di vincolo di mandato per i consiglieri. Andrea Giani (Rete): “È ora di finirla con le pagliacciate”

L’addio di Iro Belluzzi dal Psd, dalla lista Npr e dalla maggioranza di governo sta scuotendo, come prevedibile, la politica di San Marino.

In particolare a sollevare le polemiche sono le sue dichiarazioni di voler restare “fedele alla maggioranza sia per l’impegno preso con gli elettori sia per il rispetto dei doveri che ho assunto con la sottoscrizione del programma di governo” pur entrando a far parte, come consigliere, di un gruppo politico di opposizione quale è Libera.

Molti sono sui social gli interventi tra l’incredulo, l’ironico e il polemico. Anche tra esponenti politici, come Andrea Giani, ex Segretario politico del movimento Rete, che in un post solleva il tema del vincolo di mandato per i consiglieri, ovvero l’obbligo di un parlamentare di restare all’interno della lista nella quale si è candidato ed è stato eletto, pena la decadenza dal proprio incarico. Si tratta di un istituto giuridico presente in pochissimi stati al mondo, tra cui il più celebre e vicino a noi è il Portogallo, che si contrappone al libero mandato, ovvero la possibilità di esercitare l’incarico di parlamentare senza obblighi nei confronti di partiti, programmi elettorali o dei cittadini stessi.

Quello del vincolo di mandato è un argomento salito alla ribalta negli ultimi anni sia in Italia (è stata una battaglia del M5S) che a San Marino, dove sono sempre più frequenti le migrazioni dei parlamentari tra i vari gruppi politici, i così detti trasformismi.

Forse sarebbe ora di ripensare, e di conseguenza riformare, la figura del parlamentare – scrive Giani – Già il solo fatto di considerare i voti ricevuti come qualcosa di proprio, da disporre a piacimento, a proprio uso e consumo, è qualcosa di aberrante.
Credo fermamente che chi vuol fare politica lo debba fare per finalità di servizio verso la propria comunità, mentre invece una percentuale non indifferente di “politici” crede fermamente il contrario, ovvero che la politica si fa per soddisfare il proprio ego e i propri bisogni.
Politici che trattano gli elettori, i cittadini, come pacchi postali da spostare dove si conviene.
Quando si vota una persona non la si vota per la persona in sé, ma la si vota o meno perché si è presentata in una determinata lista, partito o movimento che mi rappresenta. Invece? Invece ci si fa eleggere dentro un partito e poi si prende e si fa fagotto sbattendosene alla grande degli impegni presi sia con gli elettori che con il partito stesso. Già perché magari a presentarsi da soli non si prenderebbero nemmeno i voti dei famigliari”.

Quindi la frecciata a Belluzzi: “Poi si arriva all’assurdo dove mi faccio eleggere in un partito di maggioranza, esco da quel partito per andare in uno di opposizione ma rimanendo indipendente di maggioranza…”.

Giani lancia così la proposta: “Forse è davvero giunto il momento di rivedere le regole e il modo di esser parlamentare, e ad aprile credo proprio che presenterò un istanza d’Arengo per inserire il vincolo di mandato per Consiglieri. Se non si condivide più il percorso del proprio partito ci si dimette e poi, se lo si ritiene giusto, ci si riposiziona in un altro soggetto politico con le elezioni seguenti”.

E conclude: “Ci sono tanti modi di soddisfare il proprio ego senza prendere per il sedere i cittadini utilizzando la politica: con le pagliacciate alla Razzi è ora di finirla”.

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