Conoscere la disabilità alla luce della Classificazione Internazionale del Funzionamento

Nella giornata di ieri presso la Sala Montelupo di Domagnano si è svolto un importante momento formativo per il personale sanitario e socio-sanitario e per gli insegnanti sull’ICF, la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute che rappresenta il nuovo strumento elaborato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per descrivere e misurare la salute e la disabilità della popolazione. La giornata di formazione è stata magistralmente condotta dalla Dott.ssa Matilde Leonardi, Dirigente Medico della fondazione IRCCS Istituto Neurologico “C. Besta” di Milano che da anni si occupa della diffusione della Classificazione Internazionale del Funzionamento della Disabilità (ICF) e della salute pubblica, neurologia e politiche socio-sanitarie in Italia e all’estero coordinando diversi progetti europei, tra cui il progetto COURAGE in Europe (Collaborative research on Ageing) e Mhadie (Measuring Health and Disability in Europe). Questo primo momento di formazione è stato organizzato e fortemente voluto dalla Segreteria di Stato per la Sanità, dall’Istituto per la Sicurezza Sociale e dalla Commissione CSD ONU, con la collaborazione di tutti i dirigenti scolastici e del direttore e i referenti dell’Ufficio del lavoro, con l’intento di fornire un linguaggio comune per descrivere lo stato di salute di una persona attraverso un salto di paradigma e un sostanziale rovesciamento dei termini di riferimento, parlando in positivo di funzioni, strutture, attività e partecipazione anziché di impedimenti, disabilità, handicap. È la cornice del modello bio-psico-sociale che rappresenta uno dei più importanti principi dell’ICF proprio perché consente di cogliere la fenomenologia umana nella sua interezza ponendo sullo stesso piano sia gli aspetti riguardanti la salute della persona, che gli aspetti di partecipazione sociale, ponendo tutto in relazione con i fattori ambientali. Fattori personali e ambientali possono modificare gli esiti disabilitanti di una patologia e sono in grado di mantenere, aggravare o in taluni casi spiegare limitazioni nello svolgimento di attività o nella partecipazione alla vita sociale. Nell’affrontare la tematica della disabilità non si può prescindere dal contesto in cui la persona vive. L’approccio bio-psico-sociale non è più orientato all’erogazione di prestazioni ma al raggiungimento della massima autonomia possibile. La dott.ssa Leonardi, con il corpo docente, ha affrontato anche il tema della transizione, del passaggio ai vari ordini scolastici nonché dall’infanzia all’adolescenza, e successivamente all’età adulta a all’inserimento nel mondo del lavoro, sottolineando come sia necessario mettere in campo un processo attivo di sostegno per i soggetti fragili durante il transito tra due sistemi soddisfacendo le loro esigenze mediche, psicosociali, educative e lavorative. Le attività infantili anticipano la partecipazione e i ruoli dell’età adulta ed è importante concentrarsi sul funzionamento della persona e non su quello che non sa fare ma lavorare sul potenziamento delle abilità residue. La transizione deve essere un passaggio graduale che faccia acquisire all’adolescente l’autonomia nella gestione della propria patologia. Nell’ottica del modello bio-psico-sociale l’ambiente e il contesto hanno come obiettivo la crescita della persona e far sì che ogni persona acquisisca gli strumenti culturali, emotivi, relazionali, cognitivi affinché possa costruirsi il proprio futuro. Un modello che potrà permettere a tutti i servizi che si occupano di disabilità di poter essere più efficaci e capaci di intercettare i bisogni con soluzioni e risposte più appropriate. Un modello che faciliterà il monitoraggio delle dinamiche socio sanitarie, della programmazione delle azioni da mettere in campo, delle risorse da destinare. Un modello che deve essere condiviso ed entrare a far parte del bagaglio culturale di ogni singolo operatore che lavora a contatto con persone con bisogni complessi.

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