Consiglio G. e G. Questa mattina, interventi

CONSIGLIO GRANDE E GENERALE
20 DICEMBRE – MATTINA
La seduta del
Consiglio grande e generale si è riaperta questa mattina con la
conclusione del primo giro di interventi sul bilancio previsionale 2012.
A concluderlo il capogruppo del Partito democratico cristiano
sammarinese Luigi Mazza. A seguire spazio alle repliche, inaugurate dal
segretario di Stato per le Finanze, Pasquale Valentini. Nel pomeriggio
l’Aula affronterà l’esame dell’articolato e dei vari emendamenti.

Di seguito un estratto degli interventi di questa mattina.

Luigi Mazza, Pdcs:

“Il capogruppo del Psd, Claudio Felici, in apertura di dibattito, ha
chiesto cosa è cambiato in un anno. Per l’opposizione si è fatto poco,
ma non sono d’accordo. Se uno anno fa in piazza il sindacato aveva
portato centinaia di persone, oggi è maturata nei cittadini la certezza
che i sacrifici dovremo farli tutti, ma in nome di un progetto che ridia
prospettiva. Forse la consapevolezza di dover fare sistema è cresciuta
meno nelle forze imprenditoriali e sociali. La stagione dei sacrifici
sarà necessaria: dunque contenimento mirato della spesa, nuove imposte
nel nome dell’equità, forza e coraggio di dare un progetto di sviluppo
al Paese. Senza questi elementi tutta la politica fallisce.
Questo
bilancio non è facile, c’è chi dice che lo critichiamo più noi della
maggioranza che l’opposizione. E’ una proposta sostenibile per il Paese,
lanciata in avanti. Lasciamo dire che si poteva tagliare di più. Ma per
la prima volta si è cercato di fare un rilievo dei centri di costo
senza tagliare i servizi primari. Non credo che la riduzione della spesa
pubblica sia un problema di un singolo segretario di Stato. O siamo
tutti uniti, o facciamo danni. E’ possibile pensare che in questo Paese
ci siano 60 mila ore di permessi sindacali pagati? E’ possibile ci siano
più indennità della parte retributiva? Dovremo avere il coraggio di
fare un esame e cambiare le cose.
L’Anis ha bocciato il bilancio per
il mancato passaggio all’Iva, minimum tax e norma sui frontalieri. Se
in questo Paese non si può pensare di sopportare la minimum tax, allora
come affronteremo la riforma tributaria? L’Iva non la pagano le imprese,
ma le famiglie, i consumatori finali. E per i frontalieri la riforma
tributaria parificherà le condizioni.
Il progetto di sviluppo è il
panorama delle questioni aperte, si tornerà in Aula successivamente per
definire quali sono gli interventi urgenti con una legge di spesa. .
Nella
sanità abbiamo speso meglio del passato, poi si possono eliminare gli
sprechi, ma oggi ci si fa operare in territorio, molte professionalità
sono state utilizzate, a dimostrazione che si è speso meglio. Così nel
turismo.

Il consigliere Andreoli ha detto che proponendo l’apertura
immobiliare non abbiamo fatto altro che ripetere il piano McKinsey. L’ho
condiviso in alcune parti, ma si basava sull’apertura di due casinò e,
scusatemi, quella parte del progetto non ci interessa per niente. I
giochi sono uno dei contesti possibili ma non è quello su cui ci basiamo
per avere risorse. Il nostro progetto è altra cosa: l’acquisto di una
casa senza residenza e senza benefici fiscali”.

 

REPLICHE

Pasquale Valentini, segretario di Stato per le Finanze:

“La tenuta economica e istituzionale di questo Paese dipende dai suoi
concittadini. E serve coraggio nelle scelte. Questo Paese vuole essere
assolutamente e totalmente integrato. E’ una decisione che mai come in
questi tempi è maturata e deve essere messa come punto fermo.
E’
indubbio che abbiamo avuto un calo nelle entrate e che la crescita si
sia fermata del 30% in questi anni. C’è una causa internazionale, di
crisi generalizzata, ma sicuramente il fattore è aggravato dai rapporti
con l’Italia. C’è poi un terzo elemento: la debolezza e le criticità che
il nostro sistema ha manifestato al suo interno. In questi mesi siamo
oggetto continuo di vicende che riguardano riciclaggio, malavita,
evasione fiscale. E il sistema Paese è stato colto impreparato. La crisi
che viviamo non è dovuta ai provvedimenti che San Marino ha preso, alla
pressione fiscale adottata, nemmeno al lavoro che alcuni uffici hanno
iniziato a fare, come quello di controllo sulle attività economiche o
come il ruolo di Bcsm. Avere attivato questi organismi ha fatto emergere
criticità. E mi spiace si confondano, in certe manifestazioni, gli
onesti e i malfattori, certe resistenze fanno pensare che si voglia
difendere un’oasi indifendibile.
Anche la maggioranza ha detto che
non è soddisfatta del bilancio, che dovremmo tagliare di più. Ci sono
sicuramente aree di spreco, ma i tagli, se diventano consistenti, vanno a
toccare elementi molto precisi, gli stipendi delle persone, i
dipendenti pubblici, la pressione fiscale, i servizi e lo stato sociale,
tutti elementi che abbiamo cercato di preservare. Abbiamo fatto quello
che era possibile, senza intaccare la vita di questo Paese.
Poi serve
un cambiamento strutturale che si fa con le riforme. Per questo abbiamo
fatto la scelta di accompagnare il bilancio con il piano strategico.
Perché il consolidamento delle entrate e il contenimento della spesa non
ci soddisfa e mi ci metto anch’io con quelli che si dichiarano
insoddisfatti. Il piano strategico dice che il lavoro deve continuare,
non a caso abbiamo previsto una riduzione triennale della spesa, così
pure gli investimenti e le priorità sono già indicate, ma hanno bisogno
di una continua verifica.

Capitoli emendamenti: mi soffermo sull’imposta immobiliare.
L’emendamento la definisce in modo più preciso: indica la quota che i
cittadini, le imprese e tutti i proprietari di immobili dovranno pagare.
Viene individuata una quota fissa e una percentuale, in una logica di
equità, per fare in modo che sia un intervento distribuito per
tipologie. La prima casa ha una detrazione, si prevede uno sconto
sull’immobile che è sede di dimora effettiva e di attività economica.
Rispetto ai frontalieri, ci rendiamo conto dei disagi previsti, ma la
riforma tributaria supererà questo problema. Rimaniamo aperti e
disponibili su questo tema, è un elemento che tornerà nella convenzione
con l’Italia”.

Gian Carlo Venturini, segretario di Stato per il Territorio:

“Alcuni interventi nel dibattito non hanno bene inteso il documento
strategico di sviluppo. Non è una semplice programmazione triennale
delle opere pubbliche. Va oltre e si integra ad analoghi piani messi in
atto dalle limitrofe istituzioni locali e all’accordo quadro concordato
con la Regione Emilia-Romagna e inviato il giugno scorso alla Farnesina.
Tra
gli interventi c’è per esempio la messa in sicurezza della superstrada.
E in merito a gennaio avremo un incontro con l’Italia. Comunque tutti i
vari aspetti verranno approfonditi in Consiglio. Non siamo di fronte a
una enunciazione di intenti, c’è una visione ampia che va anche al di là
del breve periodo. Ma ci sono anche interventi con stanziamenti
ordinari e previsti dai piani particolareggiati. Per esempio i sei
milioni di euro per la riqualificazione del comparto del turismo e del
commercio.

Alcune opere sono in avvio, altre pronte per l’appalto. Ci sono
inoltre in atto diversi concorsi di idee, per l’area del parcheggio 6-7
per esempio. Sulle infrastrutture sportive decideremo, ma non capisco
perché dovremmo perdere il contributo dell’Uefa per la tribuna a
Serravalle. Sull’aviosuperficie di Torraccia stiamo definendo i progetti
di potenziamento. Insomma il piano di sviluppo interessa aspetti
fondamentali della nostra realtà”.

Maria Luisa Berti, Ns:

“La riforma pensionistica e la riforma della Pubblica amministrazione
sono due traguardi importanti. E’ terminata una fase storica per il
nostro Paese. È finito il periodo, gli anni ’90, delle vacche grasse,
del denaro facile: sono finite le infornate clientelari, speriamo, ed è
finita la concezione dello Stato come un qualcosa da sfruttare. Ora c’è
la cultura della responsabilità. Il sostegno all’economia poco
trasparente ha presentato il conto. Abbiamo due cose fondamentali da
affrontare il prossimo anno. Anzitutto, la politica deve ritrovare etica
e credibilità, non si può più permettere che chi siede in quest’Aula
gestisca il proprio potere personale. Bisogna avere il coraggio di dire
che non è credibile chiedere sacrifici ai cittadini quando noi stessi
non diamo il buon esempio. E poi c’è il fronte con l’Italia: uscire
dalla black list per riavviare la crescita è una necessità.

Va bene pensare all’internazionalizzazione e ai progetti ambiziosi,
ma attenzione alla realtà: siamo un’enclave nello Stato italiano, da cui
dipendiamo per l’acqua e per le fonti energetiche. Non si prescinde
dalla risoluzione delle problematiche con la vicina Italia: anche a
costo di bussare alla porta dei nostri omologhi italiani, come facevano i
nostri predecessori. Lo stesso presidente della Repubblica italiana,
Giorgio Napolitano, nell’incontro con i Capitani reggenti pose due
elementi per il riavvio del dialogo: le valutazioni Ocse e Moneyval. Non
ci sono più scuse per non riprendere il confronto con l’Italia: il
governo Monti è nel vivo del suo operato, basta temporeggiare. Dobbiamo
essere parte attiva, serve unità d’intenti tra maggioranza e
opposizione”.

Claudio Felici, Psd:

“In questi giorni abbiamo incontrato le rappresentanze sociali, anche
fuori da Palazzo. Il segnale che ci arriva è semplice e netto: fate
qualcosa. Questa maggioranza ha dovuto inserire in finanziaria il piano
strategico, una programmazione cui agganciare fondi e tempistiche. È una
dilatazione dello strumento di bilancio tecnicamente inteso. Per noi il
piano strategico non è secondario, ma va inteso con un approccio
convincente, deve essere una risposta a quel ‘fate qualcosa’. Bisogna
decidere sulle cose che pesano: sull’Europa, ad esempio. Ancora non si è
capito, poi, che l’adozione dell’Iva è un elemento di competitività
aggiunta, da valutare come volano per la crescita. Sui frontalieri
sarebbe importante andare dal governo italiano e dire: abbiamo un
elemento nuovo da mettere sul tavolo. Cosa sappiamo fare bene noi in
questo Paese? Dobbiamo dirlo, dobbiamo avere l’ambizione di progettare
un futuro. Serve una programmazione alta, con una continua verifica
della sua attuazione. Non ci spaventiamo a parlare né di patrimoniale, e
lo faremo nei modi opportuni, né di altri passaggi difficili: stiamo
sul merito, se troviamo convergenze ne avremo vantaggio tutti. Se
restiamo negli orticelli, invece, è giusto che la piazza ci convinca a
fare un altro mestiere”.

Giuseppe Maria Morganti, Psd:

“Lo Stato non può permettersi errori in questa fase così difficile. Noi
abbiamo contestato l’impostazione generale di recuperare risorse per
sanare il deficit. Ma siamo disposti a condividere la richiesta di
sacrifici, se c’è la volontà di muovere subito almeno due-tre riforme
strutturali capaci di mettere a regime i moltiplicatori della spesa. No,
dunque, a ulteriori imposte per sanare questioni che non siamo stati in
grado di risolvere con decisione. Dobbiamo definire un nuovo rapporto
tra spesa pubblica e sostenibilità.

Un’altra grande riforma è quella dell’introduzione del regime Iva. Ci
sarà una penalizzazione dei consumatori, si dice, ma l’imposta monofase
è già caricata sui prezzi. Il punto è che il nostro sistema commerciale
si deve armonizzare con il resto del mercato; così San Marino non sarà
più pecora nera. Diciamo no a nuove imposte senza dare finalità, tutte
devono avere un obiettivo chiaro. Faremo proposte su settori specifici,
come su quello commerciale. Cogliendo alcuni interventi della
maggioranza, dico che sul piano di sviluppo c’è bisogno di un Paese
intero e della collaborazione di tutti”.

Giovanni Lonfernini, Upr:

“La collaborazione che alcuni interventi del dibattito hanno invocato
già c’è. Infatti tra maggioranza e opposizione sono in diversi a dire
che il piano di sviluppo è il libro dei sogni. La minoranza ha sollevato
vari problemi e noi dell’Upr abbiamo segnalato tre emergenze:
l’occupazione, il rapporto con l’Italia e il sistema bancario, con
problematiche che riguardano anche istituti prestigiosi. Ma dalla
replica del segretario di Stato Valentini non sono arrivate risposte.
A
gennaio avremo ancora problematiche e non dite che la firma con
l’Italia è a portata di mano. Parlatene quando la data sarà certa. Noi
proporremo emendamenti lungo cinque direttrici: la valorizzazione della
sovranità; le politiche sociali; le politiche fiscali; gli strumenti per
garantire la concorrenzialità e per attrarre investimenti; le politiche
energetiche. Valuteremo che risposte avremo, ma noi siamo responsabili nei fatti.
La
finanziaria ha elementi che non ci convincono, è fatta di tasse ed è
generica sullo sviluppo. Sulla patrimoniale nessuno scontro ideologico,
ma certo non metterà in sicurezza il bilancio. Serve una nuova modalità di confronto per affrontare le emergenze”.
Federico Pedini Amati, Psrs:

“Noi riconosciamo che la situazione è grave e vogliamo dare il nostro
contributo. L’anno scorso l’opposizione aveva presentato 58 emendamenti
e anche quest’anno ce ne sono svariati. Non può essere che il progetto
di sviluppo del Paese sia un manifesto di intenti come questo, che più
che altro sembra un programma elettorale. Pensate davvero che con 30
milioni di euro riusciremo a fare tre delle cose scritte nel piano?
Questa è la serietà che dimostra questo Palazzo? Questo Parlamento deve
elaborare una proposta seria. Dico no a progetti sporadici sui ‘settori
in difficoltà’, perché tutti lo sono. Facciamo proposte concrete”.

Roberto Giorgetti, Ap:

“Dal dibattito sono emersi elementi interessanti. Il Paese dal 2008 è
molto cambiato e molte forze politiche si sono convinte che il passato
non può tornare. Anche la legge obiettivo è un capitolo chiuso. Noi
chiediamo dei sacrifici, ma meno duri che in Italia. Rimangono in Aula
delle differenze di valutazione e di veduta però c’è una tendenza
acquisita a lavorare insieme per alcuni provvedimenti, nel rispetto
della diversità dei ruoli”.

Claudio Podeschi, segretario di Stato per la Sanità:

“Non c’ero nella giornata di ieri, ma ho saputo di aver ricevuto molte
attenzioni. Ho letto che il consigliere Mario Venturini, che conosce
bene il settore della sanità, ha espresso una serie di preoccupazioni,
mi immagino legate alla conduzione tecnica. Magari occorrerebbe
esprimerle in modo più sereno, perché sono questioni di grande
delicatezza. In un momento come questo, come posso non dire che le spese
crescono, a meno che non si voglia essere un Paese da terzo mondo?
Questo non significa che non dobbiamo toccare i centri di costo, in
prospettiva saremo costretti a farlo. Ma parliamo di sanità: negli
ultimi 10 anni in Italia, un Paese sulla soglia della rovina, la spesa
sanitaria è salita da 62,6 a 109 miliardi di euro. La cura Monti l’ha
incrementata di 2 miliardi e 400 milioni di euro e oggi supera i 111
miliardi. La spesa pro capite in Italia è poi comunque più alta di
quella sammarinese, che ammonta a 1.730 euro per cittadino. Dopo tre
anni, le unità che lavorano nella struttura ospedaliera come numero sono
le stesse, frutto di uno sforzo fatto per contenere le spese. Come non
possiamo dire che oggi l’Iss ha un trasferimento dello Stato di 69
milioni di euro, ma ne spende 85, grazie ai proventi arrivati
dall’incasso? Con pazienza ed umiltà accettiamo critiche e segnalazioni,
le andremo a verificare. E’ chiaro che in quei discorsi fatti dal
consigliere Venturini mi sarei aspettato anche qualche piccolo elogio
sul lavoro fatto, sugli accordi in corso con l’Italia, sull’apertura a
San Marino di una sede dell’Oms. Ma, citando Leopardi, facile il
criticar, difficile è l’arte”.
 
Mario Venturini, Ap:

“Vedo che il segretario Podeschi se l’è presa molto. Ieri mi sono
solo chiesto perché il governo non insiste nell’evitare gli sprechi.
Potevo parlare anche del Cons o di Bcsm, ma ho parlato di Iss perché è
un ente con 90 milioni di euro di bilancio. Mi sono chiesto perché nella
politica dell’istituto, governo e direzione non hanno proceduto a un
esame della situazione che avrebbe potuto portare a una risparmio. Tutto
qui, credo che su alcune scelte un consigliere di maggioranza può
esprimere qualche critica, ribadendo però che il bilancio va bene.
Invece si scatena il putiferio. Le avranno riferito che io l’ho
attaccata violentemente, ma ribadisco la mia simpatia per quanto fatto
fino adesso. Ho solo dichiarato che mi sarei aspettato un intervento di
contenimento della spesa, perché in questi 3 anni non è stata toccata.
In Italia la spesa sanitaria è più complessa della nostra. Hanno sul
groppone centri di ricerca e di eccellenza da finanziare. Riferire che
noi spendiamo meno pro capite è valido fino a un certo punto”.

Paride Andreoli, Psrs:

“San Marino non è un paradiso fiscale, non credo lo sia mai stato: ha
avuto le peculiarità di uno Stato sovrano e libero. Non c’è stata la
volontà di rilasciare residenze ‘facili’, non passi il messaggio che
parte del governo precedente era per le residenze ‘facili’ o per la
vendita gratuita degli immobili.

Oggi il Paese è in difficoltà e ha un bilancio in crisi, ma non c’è
la minima idea di che cosa è un piano economico di sostegno. Venturini e
Podeschi nel loro botta e risposta mi hanno dato uno spunto: quando il
primo parla di eliminazione degli sprechi, una cosa che sento da
vent’anni, ricordiamo che l’attenzione non si deve concentrare solo su
una segreteria di stato. Valentini ha considerato tutte le segreterie.
Il nostro gruppo ha presentato 18 emendamenti, indirizzati
all’eliminazione degli sprechi, ma soprattutto per avere opportunità di
meno costi e di nuove entrate. Nel piano strategico di sviluppo sono
state inserite cose interessanti; si poteva fare meglio, e noi cerchiamo
di dare uno spunto in questa direzione. Giochi e ferrovia Rimini-San
Marino sono alcune delle nostre priorità”.

Luigi Mazza, Pdcs:   

“In un panorama di interventi possibili indicati nel piano di sviluppo
dobbiamo individuare quelli più utili e strategici. Per questo, dicendo
che si tornerà in Aula per discutere di una legge di spesa, ritenevo
fosse un passo in avanti nell’ottica di coinvolgere tutti nelle scelte
di rilancio, per parlare di quei 30 milioni di euro che sono di tutti.
Voglio che la proposta sia colta in quell’ottica.
Sul documento di sviluppo siamo aperti alle proposte e al confronto, potrà essere lo strumento di rilancio dell’economia”.
 
Simone Celli, Psrs:

“Qualche esponente della maggioranza ha voluto sottolineare
l’eccessiva ridondanza di alcune valutazioni espresse dall’opposizione,
in particolare dal mio gruppo consiliare. Faccio fatica a dire che
questa è la crisi peggiore degli ultimi 50 anni. Però credo sia una
crisi senza precedenti perché è una crisi di modello e di sistema. Per
la prima volta negli ultimi 50 anni in quest’Aula dobbiamo ragionare su
qual è il nuovo modello di sviluppo, per far sì che questo Paese possa
avere risorse, occupazione e prospettiva. Questa legge di bilancio non
coniuga tre parole magiche: rigore, crescita ed equità. E’ arrivato il
momento che dovrebbe caratterizzarsi per l’armistizio aperto tra
maggioranza e opposizione. Un armistizio che apra una fase virtuosa per
la ripresa economica: mi auguro ci possano essere le condizioni”.

Pier Marino Mularoni, Upr:

“È un bene che la dialettica si sviluppi anche nella maggioranza,
aiuta a prendere consapevolezza dei problemi. Dalle difficoltà non si
esce con un bilancio ordinario. L’anno scorso siamo stati giorno e notte
in quest’Aula, ma l’opposizione non era riuscita a farsi approvare
nemmeno un emendamento. Bene la dialettica, quindi, ma questa mette in
luce un’altra problematica: l’incapacità di trasformarla in decisioni.
La maggioranza è prigioniera delle sue contraddizioni interne, è
incapace di scegliere le cose che servono al Paese. Il piano di sviluppo
è pieno di cose e dunque non è strategico. Non bastano 500 milioni di
euro. Servono alcuni progetti che diano svolta al Paese. Non basta solo
la somma delle singole cifre. Noi abbiamo scelto di emendare la legge,
che di fatto sarebbe inemendabile, con interventi aggiuntivi e
integrativi. La nostra logica è: aggiungere le cose che non ci sono
ragionando in un’ottica di aumento delle entrate e di riduzione della
spesa, non solo di imposte. Facciamo sì che ogni cittadino, ad esempio,
possa essere azionista di un’azienda strategica come l’Azienda dei
servizi, ovviamente fatto salvo il controllo pubblico. E poi avanti su
liberalizzazioni, sviluppo del commercio e catasto”.

Alessandro Rossi, Su:

“Nel mio intervento parlavo di un modello che ha fallito: sia io sia il
segretario Valentini abbiamo subito la sconfitta di un modello economico
costruito appositamente per deregolamentare la società, che ha prodotto
solo un individualismo spinto. C’è  la sensazione che attraverso la
cartolarizzazione si produca valore, ma è solo un valore virtuale che
non ha un corrispettivo di utilità. Invece, bisogna recuperare un’equa
redistribuzione del prodotto per la collettività.

Il capogruppo Pdcs Mazza ha detto una cosa gravissima, che mostra
come siamo permeati da una certa impostazione culturale: si deve
perseguire in politica l’idea che evadere le tasse è un reato e un danno
alla comunità, e che se la società funziona, pagare le tasse è una cosa
nobile. Abbiamo proposto emendamenti in questa direzione, nel senso di
ripristinare un sistema economico che non ha più come elemento
principale la crescita continua sostenuta dal valore, ma un sistema
equilibrato e sostenibile. Non bisogna per forza evadere le tasse per
vivere meglio”.

Pasquale Valentini, segretario di Stato per Finanze:

“Nel bilancio 2010 il previsionale registrava 43 milioni di deficit,
diventati 70 nell’assestamento. Ora sono 36 di cui 20 di accantonamenti,
13 sono serviti per riequilibrare i fondi pensione. Inoltre nel
rendiconto 2010 c’erano oltre 35 milioni di economia. il costo del
personale è rimasto invariato.

Lo scopo dei sacrifici che chiediamo è
lo sviluppo e il mantenimento dello stato sociale. Ora ci confronteremo
sugli emendamenti. In alcuni casi denoto spirito di collaborazione ma
chiedo di bandire le canzonature e di guardare alla sostanza delle
cose”.

n. 0/8

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