Consiglio Grande e Generale, 20 marzo, seduta mattutina. Agenzia Dire

I lavori ripartono dal progetto di legge “Disposizioni in materia di edilizia sovvenzionata”, presentato in seconda lettura dal segretario di Stato per il Lavoro, Iro Belluzzi. Dopo le relazioni di maggioranza e di minoranza, lette in Aula rispettivamente dai consiglieri Andrea Belluzzi, Psd, e Tony Margiotta, Su, prosegue un dibattito molto partecipato che occupa tutta la mattinata.

Dopo i relatori, interviene il segretario di Stato Iro Belluzzi, che spiega le motivazioni alla base della riforma. “Oggi purtroppo circa 100 mutui prima casa sono decaduti, mettendo non solo in difficoltà i conti dello Stato, ma soprattutto quelle famiglie che hanno fatto un passo non ponderato, non considerando le conseguenze, come le azioni di rivalsa e la messa all’asta dell’immobile”. Per 20 anni, prosegue, è stata applicata la normativa su cui oggi si interviene: “La sostituiamo con un’altra legge- sottolinea- che nasce in funzione del rispetto della cosa pubblica”. Il segretario di Stato dà quindi l’annuncio della sottoscrizione, avvenuta ieri sera, con la Csu di un accordo sulla materia dell’edilizia sovvenzionata in cui il governo si impegna, tra l’altro a monitorare l’applicazione della nuova normativa “per andare ad apportare poi eventuali modifiche, qualora si rendano necessario”. L’accordo prevede anche che, di pari passo, ci sia attenzione per l’edilizia sociale, “per dare comunque risposte e un tetto- chiarisce Belluzzi- a chi non sarà mai in grado di avere una casa di proprietà”.

Sul provvedimento anticipano già il proprio voto contrario i consiglieri di Rete, C10 e Su, malgrado riconoscano la necessità di un intervento sulla materia. Pollice verso quindi per Gian Matteo Zeppa, di Rete:“Siamo in un periodo di crisi economica totale- osserva- mi sembra che, come al solito, si vadano a colpire le fasce più deboli”. Critico anche Andrea Zafferani, di C10: “Da oggi il governo si disimpegna- manda a dire- il rapporto diventa bilaterale tra banca e richiedente, chi non può dare garanzie reddituali e patrimoniali rischia di trovarsi senza mutuo prima casa; i precari, i giovani e i disoccupati non vi ringraziano”. Anche per Ivan Foschi, Su, con la riforma “si sono create disparità che non convincono per nulla”. Sempre dalla minoranza i consiglieri di Upr e Ps lamentano la mancanza di un confronto preventivo e di condivisione sul progetto di legge: “Quando si vanno a toccare certi aspetti- sottolinea Nicola Selva, Upr- ci vuole attenzione e condivisione perché lo Stato sociale è di tutti”. Per Rossano Fabbri, Ps, inoltre, “alcune questioni restano aperte e questa legge non dà risposte sistematiche a tutta la materia”. Dalla maggioranza, Massimo Andrea Ugolini, del Pdcs,riconosce che le risorse pubbliche “sono diminuite, quindi è importante che lo Stato assista chi ha veramente necessità”. Lo stesso concetto è ribadito da Vladimiro Selva, del Psd: “Il provvedimento vuole razionalizzare le risorse pubbliche da destinare a questo settore per indirizzarle verso chi ha veramente bisogno”. Valeria Ciavatta, Ap, sottolinea i limiti della normativa precedente, “con un taglio fortemente statalista e paternalistico” e si dice contrariata rispetto ad alcune prese di  posizioni della minoranza: “Si crea il terrorismo del cambiamento, proprio da parte di chi il cambiamento lo chiede spesso”. Infine, per Ns, anche Maria Luisa Berti, replica alle dichiarazioni della minoranza: “Non è vero che lo Stato si disimpegna e che lascia solo il cittadino davanti alle banche, lo Stato con questa legge sostiene il diritto alla casa- puntualizza- non quello alla proprietà della casa”.

Il dibattito riprenderà nella seduta pomeridiana.

Di seguito una sintesi degli interventi della mattina.

Comma 15. Progetto di legge “Disposizioni in materia di edilizia sovvenzionata”, seconda lettura

Andrea Belluzzi, Psd, relatore di maggioranza: “La Commissione consiliare permanente III ha approvato nella seduta del 14 novembre 2014 il progetto di legge portante il titolo “Disposizioni in materia di Edilizia Sovvenzionata “. Con il presente progetto di Legge, dopo il Decreto n.175/2014 in materia di sospensione delle quote capitale dei mutui, la segreteria di Stato per il Lavoro, interviene in materia di agevolazioni all’accesso della proprietà della prima casa. Questo articolato rivoluziona sostanzialmente l’impianto e le modalità di accesso alle forme in cui lo Stato sostiene il finanziamento della prima casa ai cittadini sammarinesi e residenti. La precedente normativa, confondendo il concetto di sovvenzionamento dell’edilizia residenziale, con la funzione sociale di garantire a tutti cittadini una casa, portava in sé il vizio di non considerare alcun requisito di capacità reddituale del richiedente. Questa legge rimette questa valutazione alle regole di sana e prudente gestione che devono esser proprie dell’istituto bancario erogante. Secondo l’impianto della norma che con il presente progetto si va ad abrogare, lo Stato si accollava la garanzia del debito contratto da chiunque avesse determinati requisiti oggettivi. Inoltre ha risposto in maniera soddisfacente alla concreta possibilità di effettuare controlli affinché i soldi pubblici siano impiegati a favore di chi aveva effettivamente e realmente la necessità di un contributo per l’acquisto della prima casa. Con l’insorgere della crisi economica sono intervenute numerosissime situazioni di sofferenza, evidenziando forti lacune che hanno inciso e stanno incidendo pesantemente sul bilancio pubblico. L’innovazione di questa Legge è costituita dal fatto che lo Stato non è garante della somma erogata ma interviene attraverso il pagamento di una quota degli interessi sulla somma concessa a mutuo dall’istituto bancario. Un altro passaggio innovativo epocale, in linea con il principio di separazione della politica dalle competenze dell’amministrazione pubblica che sta caratterizzando tutta l’azione di governo, è l’allontanamento dell’influenza dell’attribuzione dei poteri di valutazione dei requisiti al fine dell’erogazione alla Commissione per la gestione dell’edilizia residenziale, riducendone il campo di azione, tra l’altro rivista in riduzione nel numero dei suoi componenti. Alla Commissione è assegnato il potere di valutare gli eventuali ricorsi che gli interessati possono interporre avverso i provvedimenti dell’Ufficio del lavoro – Sezione Edilizia Residenziale. Un altro aspetto innovativo di questo provvedimento di legge è la possibilità di portabilità del mutuo, per la parte del debito residuo. Questo aspetto permette di poter spostare da un istituto di credito ad un altro il mutuo, garantendo così il principio della concorrenza a vantaggio del consumatore che può ricercare la migliore offerta e la miglior condizione per tutta la durata del mutuo. Con le modifiche introdotte, la norma garantirà agevolazioni in conto interessi a tutti i cittadini che oltre ai requisiti oggettivi per accedere al beneficio possono, nei termini della durata del prestito, restituire anticipatamente le somme dovute rispetto alla scadenza del mutuo, liberando da pesanti garanzie ventennali lo Stato. Come anticipato nella relazione di presentazione in prima lettura dal Segretario di Stato, lo Stato potrà impegnare le risorse liberate, attraverso una nuova normativa e nuove politiche di edilizia sociale, per garantire a tutti il diritto alla casa, compresi coloro che non hanno redditi sufficienti per l’acquisto o versano in condizioni di difficoltà economica. Nella parte finale della norma è infine prevista una particolare ed innovativa modalità di estinzione anticipata del mutuo che garantisce all’interessato un credito di imposta per favorire l’uscita dal finanziamento”.

Tony Margiotta, Su, relatore di minoranza: “L’edilizia sovvenzionata costituisce sin dall’anno della sua istituzione un contributo prezioso e indispensabile per l’acquisto della prima abitazione. E’ merito di questo importante provvedimento se il diritto per ogni nucleo famigliare sammarinese di possedere una casa si è consolidato divenendo un diritto effettivo, concreto. In passato gli interventi correttivi adottati su questo strumento sono stati principalmente mirati ad aggiornare l’importo del contributo statale ai costi delle abitazioni sul mercato sammarinese, caratterizzato da un aumento esponenziale negli ultimi decenni. Questa lievitazione dei prezzi nel settore immobiliare ha creato difficoltà e spesso l’impossibilità per tante famiglie di acquistarsi l’abitazione senza accedere allo strumento del “mutuo prima casali. Il progetto di legge esaminato in Commissione punta a definire condizioni, modalità e procedure per usufruire del contributo statale, destinato a sostenere i nuclei familiari residenti sul territorio della Repubblica di San Marino al fine di soddisfarne le esigenze abitative, andando a modificare in modo sostanziale i principi fondativi che hanno ispirato la nascita di questo strumento. Da parte dell’opposizione si è levata una forte critica all’impostazione scelta dal governo. Critica alimentata anche dalla delusione per il mancato confronto preventivo che il Governo avrebbe invece dovuto instaurare con le forze di minoranza accingendosi a intervenire su una materia delicata e sensibile come quella in oggetto. Questo atteggiamento di insofferenza nei confronti del contributo – sia critico che propositivo – espresso dalle opposizioni, denuncia per l’ennesima volta la debolezza di una maggioranza che teme il confronto, invece di considerarlo un contributo pluralistico ed efficace ai fini del miglioramento dei provvedimenti presentati. Il Progetto di Legge stravolge completamente l’impostazione della gestione dei mutui prima casa. Anzitutto preme sottolineare come venga a meno la garanzia dello Stato per gli istituti bancari in merito al pagamenti dei canoni dovuti dai beneficiari del mutuo. Questo ci autorizza ad affermare che, dal momento dell’approvazione della legge, l’erogazione dei mutui dipenderà esclusivamente dalla gestione e valutazione dei singoli istituti di credito. Ciò comporterà notevoli e maggiori difficoltà rispetto alla loro erogazione e riduzione della possibilità di acceso al mutuo per i meno abbienti. Inoltre le condizioni per l’accesso al mutuo, che piace ricordare era usufruibile una sola volta nella vita di una persona e che per questo aveva svolto anche una funzione di sostegno al comparto edile, vengono inasprite notevolmente, introducendo anche parametri relativi al reddito dei richiedenti, parametri precedentemente inesistenti. Entriamo più nel dettaglio. AI comma 2 dell’art. 3, destinato a definire gli aventi diritto al contributo dello Stato, solo attraverso gli emendamenti dell’opposizione si è ottenuto di specificare che i richiedenti non debbano avere proprietà immobiliari a qualsiasi titolo (Ieasing, diritto di proprietà, nuda proprietà, usufrutto) né in territorio né fuori territorio. II testo presentato infatti non operava questa distinzione prevedendo l’accesso al contributo statale anche per soggetti intestatari di proprietà situate all’estero. Altro punto dolente l’introduzione di vincoli legati al reddito medio annuo riferito all’ultimo triennio, che potrebbe dare luogo a inaccettabili discriminazioni e ingiustizie, considerato che nel contesto sammarinese l’accertamento dei redditi è ancora un obiettivo molto lontano, nonostante la recente riforma dell’Igr  che peraltro è ancora in larga parte da attuare. L’art.6 definisce la durata e la determinazione del contributo statale diminuendone la durata massima da 30 a 25 anni, mentre l’opposizione chiedeva che il limite massimo rimanesse a 30 anni. Questa impostazione fortemente voluta dal governo comporterà ai richiedenti un rilevante aumento della rata del mutuo. Nell’art.11 vengono indicati i documenti da allegare alla domanda di accesso ai benefici introducendo un contratto di mutuo da stipularsi con un istituto di credito di diritto sammarinese. Il contratto pone a carico dei richiedenti ulteriori spese per l’attivazione del mutuo senza avere la certezza che la domanda verrà poi accolta e anticipando il pagamento degli interessi. L’art.14 introduce un dispositivo che rivoluziona tutta la filosofia ispiratrice di questo strumento, scaturito da una sensibilità di carattere sociale. Il dispositivo prescrive infatti che i finanziamenti concessi in forza della presente legge siano assistiti da ipoteca o altre forme di garanzia, in favore dell’Istituto di credito o della società finanziaria erogante, sui beni immobili oggetto del finanziamento sostenuto dal contributo. La norma non è innocua perché lascia al loro destino coloro che si trovano in difficoltà nel pagare il mutuo prima casa. All’art. 18, comma 4, si definiscono le incompatibilità con la carica di membro della Commissione per la Gestione dell’Edilizia Residenziale e, attraverso un emendamento presentato dall’opposizione, si è potuto inserire un importante requisito di incompatibilità per chiunque abbia interessi in ambito immobiliare, quale costruttore o socio di attività che operino nella costruzione e o nell’intermediazione immobiliare. Ci si rammarica anche per l’assenza, negli articoli di legge, della possibilità di sospendere il mutuo in caso di situazioni di difficoltà economica dovute a disoccupazione o chiusura della propria impresa. Nonostante le forze di opposizione abbiano richiesto di rendere strutturali le disposizioni del Decreto Delegato che regolamenta, ma solo in via straordinaria, appunto i casi di sospensione dei mutui in presenza di queste circostanze, la maggioranza non ha accolto tali proposte. Infine, si sottolinea la mancanza di una disposizione di salvaguardia a tutela di chi, in buona fede, sulla base delle disposizioni della legge attualmente in vigore, abbia messo in campo atti preliminari alla richiesta di mutuo agevolato (come ad esempio la conclusione di contratti di compravendita di immobili, anche su carta). II rischio è che diverse persone che hanno posto in essere questi atti, dall’entrata in vigore di questa legge si trovino non più in regola coi requisiti da essa previsti! all’atto di richiedere il mutuo agevolato. Anche qui erano arrivate proposte semplici da parte dell’opposizione! non accolte dalla maggioranza. Eccellentissimi Capitani Reggenti, Onorevoli Consiglieri, alla luce dei rilievi sollevati e delle valutazioni critiche espresse in Commissione, pur apprezzando l’atteggiamento di apertura al confronto tenuto dal governo e dalla maggioranza, e pur considerando positivamente la disponibilità mostrata con l’accoglimento di alcuni dei numerosi emendamenti presentati dall’opposizione, in alcuni casi concordandone il testo per una stesura condivisa, in sede di votazione le forze di opposizione negativamente, hanno ritenuto di esprimere il loro dissenso votando contro il progetto”.

Iro Belluzzi, segretario di Stato per il Lavoro: “Rispetto le molte criticità rilevate dalla relazione di minoranza, le affronteremo e le spiegheremo nel corso esame articolato. E’ vero è un cambiamento strutturale di filosofia importantissimo, stravolge i parametri vecchia norma nata nel ’94 in un contesto economico totalmente differenze, in cui sussisteva l’impostazione di uno Stato mamma- che ancora si stenta a lasciare- che accompagna il cittadino in ogni fase della vita. Non per questo la maggioranza e il governo hanno voluto ora abbandonare la partecipazione e l’accompagnamento di un’aspirazione di tutti i cittadini, ovvero l’acquisto di una propria casa. Ma la norma nasce dalla considerazione di correggere quello che era stato deciso in passato, quando è stato fatto un intervento a pioggia, senza andare a considerare minimamente le capacità reddituali, sia in positivo che in negativo, degli aventi diritto dell’edilizia sovvenzionata. In alcuni casi è stato solo uno strumento per rimpinguare il proprio conto in banca, per altri invece è stato un azzardo, frutto della crisi del mercato di lavoro, ma anche di una poco ponderata attenzione delle norme. E’ stato erogato un mutuo anche a chi non aveva la minima capacità reddituale. Oggi purtroppo circa 100 mutui sono decaduti, mettendo non solo in difficoltà i conti dello Stato, ma soprattutto quelle famiglie che hanno fatto un passo non ponderato, non considerando le conseguenze, come la messa all’asta dell’immobile. Per 20 anni abbiamo avuto questa norma che oggi andiamo a sostituire con un’altra legge che nasce in funzione del rispetto della cosa pubblica e non dei singoli casi. E’ logico che quando si va a cambiare una norma in modo così radicale ci possono essere perplessità. Ieri sera, dal confronto con la Csu, ho sottoscritto un accordo per monitorare tutto il progetto di legge e la sua applicazione, per andare ad apportare poi eventuali modifiche, qualora si rendano necessario. Ci sarà poi attenzione per l’edilizia sociale, per dare risposta e un tetto a chi non sarà mai in grado di avere una casa di proprietà.

Nel momento che abbiamo tolto la garanzia dello Stato per l’erogazione del mutuo e che giovani coppie potranno avere difficoltà nell’accesso, cercheremo di intervenire, perché è un intervento legato all’edilizia sociale. Il tutto in collaborazione con le parti sociali. Per i casi di mutuo decaduto ci sono percorsi di rivalsa, lo Stato e amministrazione devono tutelare i più deboli, ma quelli veramente più deboli. Il percorso che andremo a completare anche con altri provvedimenti porteranno a un quadro, mi auguro, corrispondente a uno Stato che ha cambiato approccio, con maggiore attenzione per la finalizzazione delle risorse, per creare l’ambiente in cui le imprese possano insediarsi e in cui sia garantito ai cittadini il lavoro prima di tutto e quindi di una casa”.

Massimo Andrea Ugolini, Pdcs: “Arriva in Consiglio grande e generale un importante provvedimento che ha permesso a tante giovani coppie di poter avviare l’iter per avere una prima casa grazie all’intervento dello Stato sui tassi di interesse. E’ chiaramente un intervento fondamentale che ha dato impulso al settore dell’edilizia e che scaturisce da un impegno assunto dall’Odg, a sua volta derivato da un’istanza d’Arengo, siglato da tutte le forze politiche, in cui si prendeva atto della necessità di definire nuovi parametri di rimborso e nuove regole di insolvenza dei soggetti finanziari e il provvedimento cerca di dare corpo agli impegni assunti. E’ chiaro che cambia il principio e l’impostazione del vecchio progetto di legge. Prima potevano accedere ai finanziamenti un po’ tutti, in questo caso si definiscono parametri per chi può accedere a uno strumento di supporto. Le risorse sono diminuite, quindi è importante che lo Stato assista chi ha veramente necessità. Vi sono una serie di decreti delegati per dare maggiore flessibilità al progetto di legge. Uno riguarda un punto dell’intesa raggiunta con i sindacati, ovvero il tetto massimo ai tassi di interesse che gli istituti dovranno definire annualmente con il governo. Poi quello riferito alla sospensione della rata, in caso di situazioni di difficoltà, anche questo inserito nell’accordo con i sindacati. E’ importante garantire a giovani coppie di accedere a questa tipologia di finanziamento, se viene meno, per molti giovani è difficile mettere in campo tutta una serie di interventi per avere una propria abitazione. Nell’accordo una parte importante riguarda l’edilizia sociale che deve essere un unicum con l’edilizia sovvenzionata”.

Rossano Fabbri, Ps: “Su questo progetto in Commissione ci sono stati momenti di confronto anche aspri. La minoranza ha contestato la mancanza di un confronto preventivo su una normativa che ha portato a incomprensioni su situazioni rilevanti. L’approccio è stato sbagliato perché non si è venuti a chiarire in sede preventiva le motivazioni, comprensibili in parte, per cui si rendeva necessario l’intervento di modifica della legge. Ci sarebbe piaciuto che il segretario ci avesse reso edotti sui dati relativi alle morosità dell’edilizia sovvenzionata accumulate negli anni. Sicuramente il testo precedente aveva creato distorsioni, perché non prevedeva possibilità di rientro dei soggetti e nel tempo si sono accumulate morosità a carico di persone cui, vuoi per la crisi economica, o vuoi perché incapaci fin dall’origine del finanziamento, di far fronte al mutuo, bisogna mettere mano. E  il segretario successivamente ha spiegato che queste sono le reali motivazioni per cui la legge aveva bisogno di una rivisitazione. Comunque alcune questioni restano aperte e questa legge non dà risposte sistematiche a tutta la materia. La possibilità di erogazione viene ristretta e inquadra il nuovo testo come qualcosa che è riservato solo a chi ricade in certe condizioni e ne ha effettivamente bisogno. Viene quindi meno la funzione di aiuto al settore edile e agli autonomi che avevano beneficio dallo sviluppo del settore che lo strumento garantiva. La funzione viene quindi ridimensionato. In parallelo credo che comunque che lo Stato debba mettere in piedi politiche per favorire una casa a chi non può permettersela, come agevolazione per la locazione, per esempio. Oggi ridimensioniamo questo strumento, ma non diamo altri strumenti che possono andare in contro a chi vive disagio”.

Michele Muratori, Psd: “E’ una legge che migliora l’attuale normativa, abbinando semplificazione iter accesso mantenendo sostegno dello Stato. Nell’ottica di evitare spreco risorse garantendo risorse solo a chi finalizza investimento alla prima abitazione. Dopo aver effetuato valutazione esposizione dello Stato rispetto sistema creditizia,

Si intende rivedere commissione per la gestione edilizia sovvenzionta sepagando competenze amministrazione pubblica, semplificando procedure verifica da parte uffici preposti. Si intende offrire possibilità di scegliere diverse tipologie di ocntrato. Trovo innovativa la proposta di sospendere pagamenti per 3 anni per famiglie in difficoltà, riprendendo pagamento superato momento di crisi senza decorrerei  pagamento, è grande passo in avanti. Si ottimizzano inoltre risorse pubbliche, per realizzare diritto ad avere una casa”.

Tony Margiotta, Su: “Non capiamo la motivazione di cambiare totalmente questo strumento che permetteva ad ogni cittadino e nucleo familiare il diritto di avere una casa.  Dando anche l’opportunità di poter dilazionare questo prestito in un periodo molto lungo, in modo che non si andasse a intervenire in modo pesante sulle casse familiari. Qui invece stiamo discutendo di un percorso contrario, sono stati messi paletti importanti sulla possibilità di usufruire di questo mutuo, limitandone l’accesso. Bisogna sostenere e soprattutto garantire il diritto anche a coloro che sono al di sopra dei paletti individuati da governo e maggioranza di acquisire abitazione. Chi si trova in questa terra di mezzo non ha alcun diritto. E questo è assolutamente sbagliato. Mi auguro dalla maggioranza qualcuno si metta la mano sulla coscienza e voti no a questo progetto. Come coalizione abbiamo emendamenti che ripresenteremo perché in commissione abbiamo avuto possibilità di poterli ripresentare ed entreremo nell’articolato ancora di più nei problemi emersi”.  

Andrea Zafferani, C10: “In molti mi chiedono perché viene fatto questo intervento, visto che era una delle poche leggi che funzionavano. Invece da oggi il governo si disimpegna e si limiterà a dare un contributo in conto interessi al richiedente, solo dopo che lo stesso ha ottenuto un mutuo da una banca e si accollerà il rischio. Il rapporto diventa bilaterale tra banca e richiedente e chi non può garanzie reddituali e patrimoniali rischia di trovarsi senza mutuo prima casa. I precari, i giovani e i disoccupati non vi ringraziano. Si annulla una politica valida che ha dato ottimi risultati. Ora sarà ancora più difficile per lo Stato calmierare i tassi. Da oggi si avranno mutui di 10 anni e per una durata massima che non può superare i 25 anni, ma in questo ultimo caso però il contributo per gli interessi è solo del 55%. E’ una modifica che non aiuta le famiglie in difficoltà che necessitano di rate mutuo sostenibili. Forse in termini di bilancio andrà bene lasciare i cittadini da soli contro le banche, a livello sociale questo governo e questo segretario, che dovrebbero essere attenti a chi è in difficoltà, si comportano all’opposto. E’ solo un ultimo esempio che viene dopo la bocciatura del reddito di cittadinanza, tagli alla sanità e farmaci a pagamento…è un linea chiara e lampante, si tagliano uno dopo l’altro tutti i presidi di welfare. Ripeto la domanda, perché tagliare con l’accetta uno strumento che funziona? Ci sono anche cose buone, come la definizione del limite del reddito per poter richiedere lo strumento. E’ una buona cosa che prima non c’era e intendiamo riconoscerla, come la portabilità del mutuo che facilita un pochino la vita del contribuente, lasciato solo davanti alle banche. In commissione è stato possibile migliorare alcuni articoli, come l’estensione della durata del mutuo, portata da 20 a 25 anni. E’ stato ridotto di molto il ruolo commissione, giustamente, e ci aspettiamo che la stessa scelta sia fatta in altri ambiti. Purtroppo su altri temi non è stato possibile dialogare in commissione, nonostante tanti emendamenti presentati e che oggi ripresenteremo”.

Grazia Zafferani, Rete: “Nella carta dei diritti la casa è un diritto anche per chi non se la può permettere e lo Stato deve garantire  a ogni cittadino il diritto di accesso al mutuo. Presentare in questo momento questo provvedimento mi sembra l’ennesima azione di disinteresse per i meno abbienti. Sarebbe stato meglio presentare un progetto di edilizia popolare. Lo Stato deve trovare il modo comunque che un cittadino abbia una casa.  E’ una scelta assai pericolosa”.

Massimo Cenci, Ns: “Prima si dava il contributo a chiunque, senza controllare se ne avesse effettivo bisogno, né se avesse in prospettiva capacità reddituale, per far fronte a un impegno di acquisto dell’immobile. Molti, e non solo a causa della crisi, non hanno rispettato l’impegno e oggi lo Stato si trova a garantire redditi non pagati, le posizioni critiche sono oltre un centinaio e lo Stato si trova esposto per oltre un milione di euro. E’ un fatto che molti sottovalutano. Certo le posizioni dei morosi sono diverse fra loro, per alcuni le difficoltà sono arrivate in questo momento particolare di crisi, e questi sono i soggetti che vanno tutelati con altre normative che andremo a fare. Ma bisognerà vedere chi ne ha approfittato dei casi di insolvenza e qui bisognerà agire in modo diverso. Con questa legge lo Stato contribuisce, ma non garantisce, e si lascia la capacità di decidere chi è in grado di assolvere impegni che si assume a chi ha gli strumenti per farlo. Sull’edilizia sociale è opportuno l’impegno di rivedere la norma. Ma andando ad affrontare i provvedimenti di edilizia, è importante che non andiamo indietro alla situazione precedente”.

Vladimiro Selva, Psd: “Noi fino ad oggi abbiamo sempre garantito a tutti i cittadini lo stesso trattamento quando in realtà siamo diversi. Dare in ugual modo, anche se siamo diversi, sappiamo benissimo essere diventato un meccanismo ingiusto, perché impedisce allo Stato di fare politiche a sostegno di chi ha veramente bisogno. Questo provvedimento vuole razionalizzare le risorse pubbliche da destinare a questo settore e indirizzarle verso chi ha veramente bisogno. Lo Stato ha prestato soldi facendosi carico delle garanzie anche nei confronti di chi aveva ingenti patrimoni. Non abbiamo più le risorse economiche a livello pubblico su cui si poteva contare una decina di anni fa. Dobbiamo razionalizzare le risorse. Mi riservo di intervenire in fase di esame dell’articolato”.

Manuel Ciavatta, Pdcs: “Fino ad oggi la legge aveva garantito mutui a tante persone che non sono state in grado di pagarli. In questa fase non è una cosa sostenibile. Senza contare invece che, nella legge attuale, se in dodici mesi vediamo che il trend è negativo, il governo si impegna a reintrodurre la garanzia dello Stato sul mutuo. E’ un impegno forte e importante”.

Matteo Zeppa, Rete: “Che consistenza hanno i 100 mutui decaduti all’interno di una spesa per lo Stato? Siamo in un periodo di crisi economica totale mi sembra che, come al solito, con questo provvedimento si vadano a colpire le fasce più deboli. Nei confronti dei creditori della monofase ad esempio non è stato fatto più nulla in tutti questi anni. Accetto il discorso di Ciavatta che dice “la mia scelta è stata quella di andare in affitto”. La mia invece è stato l’esatto contrario. Entrando nel dettaglio del provvedimento sull’edilizia sovvenzionata, chiedo al Segretario di spiegare, in quest’ottica di spending review, perché aumentano le metrature? Mi viene da pensare che sia l’ennesimo favore a qualcuno. Qual è la ratio della norma nuova che prevede l’aumento delle metrature?”.

Maria Luisa Berti, Ns: “Per la prima volta forse viene posto al di sopra di tutto l’interesse dello Stato. Sono state dette tantissime falsità, ‘lo Stato si disimpegna’, ‘lo Stato lascia solo il cittadino davanti alle banche’. E’ stato detto che lo Stato interviene a tutela dei ricchi e non invece delle fasce più deboli. Sono tutte falsità. Non è vero che lo Stato si disimpegna e che lascia solo il cittadino davanti alle banche. Lo Stato con questa legge sostiene il diritto alla casa. Non quello alla proprietà della casa. Credo che questo provvedimento sull’edilizia sovvenzionata sia il giusto contemperamento tra le esigenze di bilancio dello Stato e le esigenze del cittadino di acquisto di una prima casa. La precedente legge ha creato degli abusi. Sono state elargite sovvenzioni a chi non aveva capacità economiche di sostenere quei mutui, ma soprattutto ci sono stati abusi da parte di chi aveva capacità economiche proprie di una certa sostanza e non doveva accedere ai finanziamenti dell’edilizia sovvenzionata. Oggi prevediamo soglie di reddito oltre le quali nessuno può ricorrere al contributo statale, è una una grande conquista”.

Remo Giangecchi, Upr: “Negli ultimi 20 anni ci siamo limitati al prestito agevolato, mantenendo la garanzia del prestito a carico dello Stato. Oggi purtroppo stiamo discutendo una legge che ridurrà la possibilità dei nostri cittadini di poter accedere a un mutuo per l’acquisto dell’abitazione. Esclude dal reddito chi ha un reddito medio-alto. Io credo che dovremmo iniziare a ragionare con vedute molto più ampie. Io credo si debba ragionare a 360 gradi con soluzioni diverse che diano risposte alle esigenze dei sammarinesi gravando il meno possibile sulle casse dello Stato”.

Franco Santi, C10: “La nuova normativa di fatto andrà a precludere a tantissime persone, che con la normativa precedente potevano pensare di impegnarsi in un progetto di vita di questo genere, di accendere un mutuo per l’acquisto della casa. I fatti oggi ci dicono che questa norma taglia verso il basso. E lo ripeto forte. Mentre verso l’alto le possibilità permangono, perché le possibilità di reddito alto consentono di accendere mutui anche se non più verso banche sovvenzionate. Alle fasce di reddito basse la possibilità viene preclusa del tutto. Ci troviamo dinanzi a una precisa volontà del governo. Ribadisco: la scelta fatta è pericolosa e sbagliata perché viene a meno il ruolo di indirizzo e di capacità di discernere dello Stato che viene affidato e delegato agli istituti di credito”.

Ivan Foschi, Su: “Non si è voluto agire coerentemente con l’indirizzo che ci si era dati qualche mese fa. C’era bisogno di prevedere misure di sostegno per chi fa fatica. Le difficoltà economiche ed occupazionali non sono affatto alle spalle. Servivano maggiori tutele per le fasce più deboli. Dire che si decade dal beneficio qualora si superi anche di poco il requisito minimo del reddito mi sembra eccessivo. Per mutui che hanno una durata ventennale, come la mettiamo? Se un lavoratore ha un avanzamento di carriera con corrispondente aumento di stipendio che succede? Perde il contributo e deve restituire i contributi percepiti perché supera il requisito minimo del reddito? Si sono create disparità che non ci convincono per nulla. Per questo esprimeremo voto contrario”.

Roberto Ciavatta, Rete: “E’ un intervento che poteva essere migliorato ancora di più, visto che molti emendamenti in commissione sono stati accolti, ci sono una serie di criticità. E’ buono aver introdotto parametri e verifiche che prima non c’erano, è buono che si facciano valutazioni affinché chi accede al meccanismo, lo faccia solo per la prima casa. Oltre a questo, va riconosciuto che si cambia totalmente la filosofia, non è condivisibile per noi, ma non si vuole attaccarlo. Credo sia stata corretta la domanda fatta da Andrea Zafferani. Siamo tutti d’accordo che il meccanismo attuale andasse modificato, ma perché prevedere un meccanismo completamente diverso, che lascia il cittadino solo nel cercare con le banche accordo per il mutuo? Due le criticità principali evidenziate dal governo e maggioranza: i prezzi degli appartamenti rimanevano artatamente alti, eppure con questo provvedimento si rischia di bloccare ancora di più il mercato, visto che molti non avranno più possibilità di acquistare casa e si andrà in affitto. Va benissimo l’accordo con il sindacato, che a partire dai 12 mesi si faccia monitoraggio, ma prolunghiamolo a 24 mesi. E poi perché si trova l’accordo con il sindacato, a poche ore dalla seconda lettura, e nel momento che lo si propone all’opposizione, certe cose non sono presentate? Perché l’accordo non si cerca con l’opposizione?L’avrei sottoscritto. Comunque oggi, io cittadino, se voglio comprare casa devo andare in banca e cercare le condizioni del mutuo. Se la banca lo ritiene saldabile, mi danno il mutuo e lo devo poi comunicare all’amministrazione entro un anno per chiedere rimborso. Ma se ho fatto male i calcoli, potrei vedermi rifiutata la domanda del rimborso. Se me l’accettano, devo poi portare la certificazione del saldo del mutuo…credo basti una comunicazione dalla banca, diversamente mi pare un accanimento. Le tante criticità: si stabilisce un reddito massimo per l’accesso, il problema è che il reddito viene definito in base alla dichiarazioni dei redditi, ma finché non avremo un sistema di accertamento efficace, i redditi sono aleatori. Si fanno stime sulle metrature in base al numero di membri della famiglia, ma 75 mq per 4 persone mi pare troppo poco. I 25 anni di durata: prima si proponeva 30 anni e ora si diminuisce il contributo Stato. Chi ha scarse possibilità economiche cerca di fare un mutuo più lungo, ma ora si abbassa la percentuale dello Stato.  

La nostra contrarietà è dovuta al fatto che ritenevamo possibile una diversa applicazione e modifica del sistema precedente, ribadiamo perciò il nostro voto contrario”.

Valeria Ciavatta, Ap: “Ho sempre espresso anche pubblicamente la mia impostazione personale come cittadina di fronte a una normativa, come quella in vigore che già sulla carta dimostrava la capacità di produrre elementi negativi nel rapporto Stato-cittadini. Quindi gli effetti distorsivi del testo attuale, cambiato 50 mila volte, mantenendo sempre invariata l’impostazione. Si sono sempre attaccati pezzi per riparare a un’impostazione nata già vecchia e diventata negli anni sempre più vecchia, in virtù di modifiche normative intervenute anche in altri settori e che dovevano essere prese in considerazione per adeguare la legge ai vari casi. Ricordo poi le ingerenze della politica attraverso una commissione nominata da partiti, sindacati e categorie. Ho il piacere che il collega Ciavatta abbia citato un effetto distorsivo sul mercato immobiliare e delle banche, per il finanziamento. Ricordo bene, quando si parlava di calmierare i prezzi degli immobili e dei tassi troppo alti anche rispetto alla vicina Italia, praticati da banche sammarinesi, dalla sinistra parlamentare si segnalava che questa macchina manteneva alti i prezzi di mercato degli immobili anche quando è iniziata la crisi del settore immobiliare. Non mi piace il fatto che si crei il terrorismo del cambiamento, proprio da parte di chi il cambiamento lo chiede spesso, perché si intende dire, senza dirlo, che bisognava lasciare la legge e il suo impianto così com’era e limitarsi a dei correttivi. Il taglio della legge attuale è fortemente statalista e paternalistico, ci sarà qualcosa che non va, quando tutto è a carico del pubblico e poco niente a carico del privato, cittadino o immobiliarista o bancario che sia. Rivendico la necessità di fare separazione dei poteri anche in questa materia, e la legge affida all’amministrazione, non più la Commissione politica di valutare, se dare accesso o meno lo strumento. Credo che alcune criticità segnalate, alcune di carattere pratico, possono essere affrontate. In Commissione non è vero che non c’è stato dialogo, abbiamo guardato e sospeso più volte i lavori per approfondire gli emendamenti anche sotto il profilo tecnico. L’accordo con le organizzazioni sindacali prevede cose che in Commissione sono già state concordate con il segretario. Sono d’accordo che lo Stato non abbandoni chi si trova in bisogno, ma non che si spingano le persone a contrarre un mutuo, quando a priori vi sono problemi di solvibilità. Per questo bisogna mantenere la promessa fatta in Commissione, ciò quella di tenere in considerazione tutte quelle misure che devono essere adottate per chi è in condizioni di maggiori difficoltà”.

Nicola Selva, Upr: “Occorre adeguare sicuramente il sistema per rispondere a una domanda che è diversa dal passato. Il problema della casa si presenta ancora oggi come esigenza con numeri importanti che arriva dalle fasce deboli, ma anche dal ceto medio che si vede penalizzato con il cambiamento di questa legge, e soprattutto dai giovani. Bisogna avere molta attenzione e tenere in considerazione aspetti sociali quando si presentano dei correttivi. Voglio fare alcune considerazioni di carattere politico. Questa è una legge considerata per molto tempo il fiore all’occhiello dello Stato sociale. Quando si vanno a toccare certi aspetti ci vuole attenzione e condivisione perché lo Stato sociale è di tutti. Ho visto i lavori in Commissioni e vorrei sottolineare che è venuto a mancare un confronto preventivo che doveva esserci. Spero si possa avviare un ulteriore confronto per mantenere l’aspetto sociale, cosa che è mancata prima”.

Andrea Belluzzi, Psd: “Credo sia doverosa la premessa che lo Stato ha il dovere di non lasciare indietro nessuno, tanto meno chi è in difficoltà. E questo lo Stato lo sta facendo, il primo intervento in materia edilizia è stata infatti la moratoria sui mutui. Ma poi vi è stata anche la considerazione, qui in Aula, che occorrono politiche di razionalizzazione della spesa pubblica. Il cambiamento è un momento di passaggio e di  miglioramento e noto che le critiche sono venute da quelle forze che a parole dicono di essere per il cambiamento. L’intervento vuole combattere le distorsioni, come quelle derivate dal non fare differenza tra chi chiedeva il finanziamento e quella determinata sul mercato immobiliare dai contributi a pioggia. Superiamo il concetto che non è il diritto alla proprietà della casa da tutelare, quando arrivare a sostenere che tutti abbiano possibilità di avere l’abitazione, ma le modalità possono essere differenti. Mi stupisce che qualcuno faccia battaglie sulla proprietà. Per non lasciare nessuno in difficoltà, dobbiamo avere prima di tutto un bilancio sano. Questa legge è un altro passo, ma gli interventi non sono finiti, condivido la necessità di ulteriori strumenti per le giovani coppie e che non riguardano edilizia sovvenzionata, ma devono riguardare altre materie e normative”.  

San Marino, 20 Marzo 2015/01

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