Ddc vuole un sammarinese alla presidenza di Banca Centrale

Stando ai rumors che circolano da qualche giorno, pare che la maggioranza abbia finalmente chiuso l’intesa sul nome del futuro Presidente di Banca Centrale.


Apprendiamo dalla stampa che mancherebbe infatti poco alla delibera di incarico per arrivare ad una nomina che, si è sempre detto in questi mesi, dovrebbe consentire al nostro sistema finanziario di riacquistare credibilità e fiducia soprattutto agli occhi degli ‘osservatori’ esterni e in particolare italiani.


Così dopo le promesse elettorali, dopo l’annuncio imminente della nomina nell’immediato dopo voto, la dichiarazione del Segretario di Stato per le Finanze in Consiglio che preannunciava la nomina a gennaio ed il puntuale rinvio avvenuto con l’assenza dell’inserimento del comma nella recente sessione consigliare, pare si sia arrivati al traguardo finale.


I DdC hanno tenuto, su questo preciso argomento, una posizione chiara e coerente in questi mesi esprimendo una valutazione favorevole verso la scelta di un cittadino sammarinese per ricoprire questo incarico, in una rilevante istituzione del nostro Paese, esprimendo un’opinione condivisa da molti sammarinesi.


Il nostro Movimento non ha fatto questa battaglia per qualche interesse particolare, ma esclusivamente per salvaguardare l’identità di uno Stato e il prestigio dell’autorità di vigilanza, già molto “italianizzata” nei suoi vertici, quando, in genere, essa è retta da cittadini dello Stato in cui svolge il proprio ufficio.

In attesa di conoscere il curriculum del candidato dobbiamo, però fare alcune considerazioni.

Sarebbe stato responsabile, anche in relazione alla situazione che la Repubblica sta attraversando, che il Governo e la maggioranza avesse già accolto la proposta di collaborazione, in termini di responsabilità, che l’opposizione ha lanciato nel corso del dibattito consigliare riconfermato – senza strumentalità – nel colloquio avuto venerdì scorso con l’Eccellentissima Reggenza.


Sarebbe stato logico che il Governo e la maggioranza, piuttosto che stare aggrappati all’esito di lodevoli e importanti iniziative avviate da alcuni parlamentari italiani, avesse ricercato le condizioni per fare fronte comune nell’interesse di tutti e non chiudersi a riccio e vivere della propria autosufficienza.

Sarebbe stato rispettoso se il Governo e la maggioranza, piuttosto che riunirsi a “porte chiuse” a Palazzo Begni, per ascoltare i riferimenti dei Segretari di Stato agli Affari Esteri e alle Finanze dove “hanno fatto il punto sui passi compiuti alla ricerca di un nuovo rapporto con l’Italia e sui numerosi i colloqui e gli incontri che si sono tenuti a Roma” avessero già coinvolto il Consiglio Grande e Generale o perlomeno le forze politiche, per trovare convergenze con l’opposizione attraverso un preciso dibattito sullo stato dei rapporti italo sammarinesi.


Purtroppo ancora tutto questo non si è verificato, nonostante l’opposizione chieda solo di poter fare la propria parte senza confondere il quadro politico emerso dal voto del 9 novembre.

A questa nostra disponibilità purtroppo , a tutt’oggi, non è stata data risposta e auspichiamo che, anche in questo caso, non si privilegi la legge dei numeri ma si vada al di là del contingente, ce lo chiede e, ve lo chiede cari colleghi della maggioranza, il Paese, la crisi economica mondiale acuita dalle tensioni sul fronte bancario fra Italia e San Marino. I cittadini chiedono risposte forti, condivise e non sappiamo se rinchiusi nella vostra torre d’avorio del governo ve ne siete resi conto, ma la gente guarda con preoccupazione e rabbia l’intera classe politica per scelte o non scelte fatte negli ultimi venti anni di governo.

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