Don Mangiarotti: “Una particolare vittoria dell’uomo attraverso la fede”

Don Mangiarotti: “Una particolare vittoria dell’uomo attraverso la fede”

C’è un luogo che mi è caro qui nella Repubblica di San Marino, ed è legato a quella storia che rende proprio questo piccolo Stato grande agli occhi del mondo. Se infatti la caratteristica più eclatante è l’amore alla libertà, non come principio astratto, ma come concreta possibilità di esperienza di quel bene che è la vita (e basta pensare all’ospitalità praticata con infinita generosità e gratuità nel tempo dell’ultima guerra), allora il ricordo di quel santo che San Giovanni Paolo II ha definito “Patrono di questo difficile secolo” (e credo valga ancora di più per questo XXI secolo da poco iniziato) non può che allargare e saziare il cuore.

Nel 1915, per qualche tempo, s. Massimiliano Maria Kolbe ha vissuto nel Convento di San Francesco, in città, e la sua presenza è ricordata dall’affresco presente nella chiesa di San Francesco.

Nel campo di concentramento di Auschwitz, dove s. Massimiliano fu ucciso (e credo che tutti ne conoscano la storia) San Giovanni Paolo II, nella sua prima visita in Polonia, così si è espresso: “’…Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede’ (1Gv 5,4).

Le parole della Lettera di San Giovanni mi vengono alla mente e mi penetrano nel cuore, quando mi trovo in questo posto dove ha avuto luogo una particolare vittoria della fede. Quella fede che fa nascere l’amore di Dio e del prossimo, l’unico amore, l’amore supremo che è pronto a ‘dare la vita per i propri amici’ (Gv 15,13; cfr. Gv 10,11). Vittoria dell’amore, che la fede ha vivificato fino agli estremi istanti dell’ultima e definitiva testimonianza.

Questa vittoria di fede e di amore è stata riportata – in questo luogo – da un uomo, il cui nome è Massimiliano Maria, il cognome: Kolbe; di professione (come si scriveva di lui nei registri del campo di concentramento): sacerdote cattolico; di vocazione: figlio di San Francesco; di nascita: figlio di semplici, laboriosi e devoti genitori, tessitori nei pressi di Łódź; per grazia di Dio e per giudizio della Chiesa: beato.

Vittoria di fede e di amore, ancor più brillante, in quanto riportata in un luogo costruito per la negazione totale della fede – quella in Dio e quella nell’uomo – e per calpestare radicalmente non soltanto l’amore, ma tutti i segni della dignità umana.

Luogo, costruito sull’odio e sul disprezzo dell’uomo nel nome di un’ideologia folle, luogo costruito sulla crudeltà. Ad esso conduce una porta, ancora oggi esistente, sulla quale è posta una iscrizione: ‘Arbeit macht frei’, che ha un suono beffardo, perché il suo contenuto era radicalmente contraddetto da quanto avveniva qua dentro

In questo bunker della fame, luogo del terribile eccidio che recò la morte a quattro milioni di uomini di diverse nazioni, Padre Massimiliano, offrendo volontariamente se stesso alla morte per salvare un fratello – che ancora oggi vive in terra polacca – riportò una vittoria spirituale simile a quella di Cristo stesso”.

E mi ha colpito leggere, nel testo di R. Buttiglione, Il pensiero di Karol Wojtyła, che l’originale polacco della frase del Papa è stato “si è compiuta una particolare vittoria dell’uomo attraverso la fede”. Perché proprio di questo si tratta, cioè di quella esaltazione dell’uomo e della sua dignità che la fede in Gesù rende esperienza per tutti.

In questi tempi in cui l’umanità dell’uomo è così in balia di forze oscure che la vorrebbero umiliare, dal cancellarne il diritto alla vita subordinandolo alla volontà della madre che affermerebbe diritto suo l’eliminazione del frutto del concepimento, al negare la libertà di pensiero a chi non si allinea con il pensare comune, fino all’indifferenza di fronte alle tante violazioni della dignità della donna operate nei Paesi dell’integrismo islamico: in questi tempi la vittoria dell’uomo è necessaria come l’aria che respiriamo. E tale vittoria chiede paladini integri e determinati, senza paura. Come gli antichi cavalieri, rievocati dal nostro santo come i “Cavalieri dell’Immacolata”.

E se a volte sembra di essere in un mondo che, come ai tempi bui del totalitarismo, pare “costruito per la negazione totale della fede – quella in Dio e quella nell’uomo – e per calpestare radicalmente non soltanto l’amore, ma tutti i segni della dignità umana”, l’avere tali compagni di cammino che hanno calpestato la nostra terra, respirato la nostra aria, vissuto nei nostri luoghi cari, ha il segno di una rinnovata speranza.

Questa settimana ci presenta volti di santi straordinari, da San Luigi Gonzaga che ha dato la vita per salvare un appestato, a San Tommaso Moro e San Giovanni Fisher che hanno dato la vita per difendere i diritti della coscienza e il bene dello Stato. E se pensiamo che il 14 agosto ricorre l’LXXX anniversario della morte di San Massimiliano Maria Kolbe, questa ricorrenza dovrà mettere in moto tutto l’impegno perché il suo esempio “rinnovi la faccia della terra”, dando coraggio a noi, tante volte spaventati di fronte all’odio e alla indifferenza del mondo.

 

Don Gabriele Mangiarotti

 

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