‘Fantini era un uomo potente, contribuì al flop dell’accordo con l’Italia’

L’episodio: venne nel mio ufficio e mi disse che avrei dovuto fargli “dare da Carisp i soldi che voleva”, altrimenti erano guai / Delta – Sopaf, Mularoni: Fantini era un uomo potente, contribuì al flop dell’accordo con l’Italia / Il segretario al Pm di Forlì: quando l’ex Ad di Carisp “si muoveva riusciva spesso a bloccare varie decisioni, anche della politica”

Un uomo potente. Il “dominus” di Cassa di Risparmio. Capace di crearsi gli alleati giusti e di far sentire il prorio peso anche nelle scelte che hanno riguardato la scena politica del Titano. Mario Fantini, l’ex amministratore delegato di Carisp finito nel caso Delta-Sopaf (e scomparso il 22 marzo scorso), viene descritto in questi termini dal segretario di Stato agli Affari esteri Antonella Mularoni durante l’interrogatorio tenuto il 6 settembre 2010 di fronte al sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Forlì, Fabio Di Vizio, impegnato nelle indagini legate al caso. “Fantini era un uomo molto potente a San Marino”, spiega Mularoni. “Quando si muoveva – dichiara nei verbali dell’incontro – riusciva spesso a bloccare varie decisioni anche della politica. Questo è un dato di fatto”. Il suo peso era tale che “quando c’è stata la possibilità di firmare l’accordo di cooperazione economica nella precedente legislatura – prosegue il segretario agli Esteri riportando un esempio che le era stato riferito – una delle persone che aveva bloccato questa firma, che di fatto si bloccò, fu lui”. Datemi i soldi o vi rovino Mularoni, sentita dai giudici per un coinvolgimento che viene definito marginale, parla di diversi argomenti. Fra questi c’è un episodio che giudica “di colore”. Il 3 febbraio 2010, ricorda il membro di governo, “il dottor Fantini venne nel mio ufficio”. I due non si vedevano dal famoso incontro di Palazzo Begni registrato dall’ex amministratore delegato di Carisp e ascoltato dalla procura di Forlì. Fantini “mi disse testualmente che, siccome io ero il segretario di Stato per gli Affari esteri e politici di San Marino, quindi una sorta di primo ministro, io avrei dovuto fargli dare dalla Cassa di Risparmio i soldi che lui voleva e che, se io non l’avessi fatto, si sarebbe trascinato dietro tutto il governo e la Repubblica di San Marino”. Della serie: “Vi faccio morire tutti”, se “io devo finire male, finisce male anche la Repubblica di San Marino”, chiarisce Mularoni di fronte a Di Vizio. Sulle ‘armi’ con cui Fantini avrebbe avuto intenzione di attaccare il Titano, Mularoni sostiene di non sapere nulla: “Non mi precisò in quale modo”, puntualizza. In quell’incontro il membro di governo ‘rimbalzò’ l’ex numero uno di Carisp, che nel frattempo era passato per un arresto, e lasciò perdere la cosa. A ricordargliela, il 26 del giugno del 2010, fu il figlio di Fantini, che al termine di un pranzo al quale erano invitati entrambi avvicinò il segretario di Stato “e mi disse: guardi, io so che mio padre è venuto a parlare da lei un po’ di tempo fa, non c’è stato seguito. Io le ribadisco che mio padre, se non avrà soddisfazione, andrà avanti. E io – riferisce Mularoni – ho detto: dica a sua padre che faccia quello che gli pare. La saluto”. Il segretario agli Esteri chiude: non ho fatto registrazioni (come ha fatto invece l’ex Ad) e “non ho prove, però questo è il contesto generale in cui si muovono i rapporti fra me e la famiglia Fantini”. Jeffrey Zani   

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