Giuseppe Della Balda sulla libertà di stampa

Libertà di stampa

La prima volta che ho pensato di avere un giornale tutto mio avevo poco più di 18 anni e mi sono chiesto cosa bisognava fare e quali erano le regole in vigore. Con l’aiuto di un amico che studiava giurisprudenza, ho scoperto la legge 28 maggio 1881- legge che riguarda i reati di stampa –Una legge molto semplice,assolutamente liberale, che si preoccupa solo di punire eventuali reati ma non certo di regolamentare l’attività che resta assolutamente libera. La legge del 1881, si era in piena oligarchia,dispone regole molto semplici e dice: Chi intende pubblicare uno scritto periodico o progressivo deve darne “comunicazione” alla Segreteria di Stato per gli affari interni dimostrando di essere cittadino sammarinese, di essere maggiore di età e di godere dei diritti civili; deve dichiarare la natura della pubblicazione e chi è lo stampatore; la stampa deve avere una numerazione progressiva e deve avere un direttore responsabile. Meglio di così non la si poteva concepire: tutti siamo liberi di pubblicare un giornale, non c’è bisogno di avere alcun titolo di studio, non è necessario essere iscritti a nessun albo professionale, non c’è censura, non ci sono insomma altri obblighi. Spaventa il fatto che da tempo e da più parti, si invochi una nuova legge sulla stampa, si invochino nuove norme per limitare la libertà, si vogliono imporre direttori responsabili iscritti all’albo professionale come se questo fosse la garanzia di professionalità o di un etica che invece appartiene ai singoli indipendentemente al titolo di studio o dalla tessera che si ha in tasca. Leggo abitualmente i giornali nostrani, leggo i nomi dei direttori responsabili, leggo gli articoli e la comunicazione che viene data, se critica devo fare a questa stampa è l’improvvisazione, la scarsa ricerca, la superficialità e soprattutto la mancanza di penne sammarinesi di quelli cioè che conoscono la nostra storia, le nostre istituzioni, che sanno quando la Repubblica è stata fondata, che conoscono le nostre leggi, i nostri pregi ed i nostri difetti, il territorio ed i suoi cittadini. Dunque se problema avverto è quello della professionalità, quella che si acquisisce con l’esperienza ma anche quella che si può avere come dote di base se si è fatto un corso di formazione, se si è ben disposti ad intraprendere un mestiere caratterizzato dalla precarietà, dai bassi salari dalle pressioni di ogni genere, dai condizionamenti politici, dalla proprietà del giornale che giustamente determina la linea editoriale ma anche da tanti altri fattori che incidono negativamente sulla libertà di stampa. E allora perché non farsi un proprio giornale, senza tante pretese, con molta modestia, trattando solo i temi che si conoscono, trattarli bene e con cognizione di causa. Non costa molto, magari si può rinunciare a quel dannoso pacchetto di sigarette, magari si può fare ricorso alle moderne tecnologie per migliorare la diffusione, magari si possono trovare dei collaboratori volontari e senza remunerazione che riscoprono il bello di poter dire la propria opinione senza dover chiedere permesso a nessuno, quelli insomma che riscoprono la libertà e sanno apprezzare le vecchie leggi e la saggezza dei vecchi tempi. Non sono personalmente convinto di vivere meglio ora di 50 anni fa. Certo abbiamo più disponibilità economiche, abbiamo tanti mezzi di comunicazione e di trasporto, una serie di comodità che un tempo non ci potevamo permettere. La ricerca, la scienza ed i sistemi di produzione ci hanno dato cose magari impensabili ma è mia impressione che invece ci sia anche stato tolto qualcosa:la libertà. Quella libertà piena ed assoluta basata sul diritto positivo quello cioè che ci insegna che tutto ciò che non è espressamente vietato costituisce il patrimonio delle libertà individuali. Ho l’impressione che ora viviamo in una fase di diritto negativo dove cioè è vietato tutto ciò che non è espressamente autorizzato e regolamentato. Se così è e vi invito a riflettere attentamente ed a valutare anche personalmente se vi sentite più liberi, vuol dire che è giunta l’ora di riprendere a partecipare, di ritirare quelle deleghe in bianco che ogni 5 anni ci richiedono e ce noi per pigrizia sottoscriviamo. Non è pensabile che questo nostro piccolo Stato abbia bisogno di oltre 200 leggi all’anno – quasi una al giorno lavorativo, non è pensabile che si cambino continuamente le regole e le si cambino quando si vuole impedire agli altri di fare, quando quelle vecchie non piacciono più al potente di turno o quando si copiano, per la sola ragione di mettersi in mostra, tutte quelle leggi e regolamentazioni che si producono altrove per ragioni loro che no spetta a noi criticare ma che sono certamente dannose per noi.
Recentemente due Ministri italiani presenti al Forum 2007, ci hanno dato un consiglio apprezzabilissimo: non copiate mai dall’Italia e se potete fate esattamente il contrario. L’ho recepito come un invito a recuperare la nostra cultura, il nostro modo di ragionare, a fare di meno ma fare meglio, a fare insomma solo quello che è utile per il Paese e per i suoi cittadini che rifiutano di diventare sudditi e vogliono restare cittadini liberi in una democrazia stabile con regole condivise e non di parte. La libertà di stampa ci sarà molto utile.

Giuseppe Della Balda, ottobre 2007

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