Il Decreto della Liberta’. Enzo Merlini, Csdl

Il Decreto della “Libertà”
Breve commento di alcuni contenuti e finalità del decreto sul collocamento al lavoro
di Enzo Merlini
Non c’è che dire, il Governo ha deciso di usare il bastone e la carota con il sindacato. La carota per quanto riguarda alcuni correttivi al sistema di ammortizzatori sociali che, anche se non completi, vanno nella giusta direzione. Il bastone per quanto riguarda le norme sul collocamento.
I fatti che si susseguono nel mondo dimostrano che senza coesione sociale l’economia crolla ed i debiti pubblici diventano un fardello che trascina i paesi nel baratro. Cosciente di ciò, cosa fa il Governo di San Marino? Convoca tavoli generalisti con l’obiettivo di cercare la condivisione delle parti, senza proporre alcunché di concreto, salvo poi emettere il Decreto della “libertà” senza alcun confronto preventivo, al fine di smontare la contrattazione collettiva ed il ruolo del sindacato.
L’articolo programmatico finale è indicativo laddove si parla di riforma della rappresentatività e della valenza “generale” e non “erga omnes” – come è attualmente – dei contratti di lavoro, evidentemente al fine di consentirne le deroghe peggiorative.
Non è casuale che, tra l’altro, vengano stravolti i contenuti del Contratto industria del 2005, poi trasferiti nella cosiddetta legge Andreoli, che hanno consentito di ridurre, se non di eliminare, le peggiori forme di lavoro atipico. Facciamo un breve escursus di alcuni contenuti del Decreto legge sul collocamento.
– Libertà di assumere in forma nominativa senza tenere in alcun conto il reddito familiare. Come si tutelano i soggetti di difficile collocazione, a causa dell’età, situazione familiare, di salute o con professionalità non adeguate all’offerta?
– Libertà di assumere lavoratori frontalieri fino al 20% o 50%, a seconda delle caratteristiche, rispetto ai residenti. In alcune attività, per le quali non ci sono sammarinesi disponibili, potrebbe anche andare bene, ma ora anche le aziende a preponderante occupazione sammarinese, potranno avvalersene.
– Libertà di utilizzare “Contratti di collaborazione” anche all’interno del normale ciclo lavorativo aziendale fino al 20% dell’organico, se inferiore alle 40 unità, e 10% se superiore. Si tenga conto che le imprese con almeno 40 dipendenti sono solo un centinaio. È bene ricordare che tali contratti sono la peggiore forma di sfruttamento e che in Italia la cosiddetta “generazione 1.000 €” sta diventando quella “500 €”, peraltro quasi senza coperture previdenziali.
– Libertà di utilizzare distacchi da imprese italiane fino al 15% dell’organico aziendale e comunque di almeno 2 unità per ogni attività economica, senza verifiche preventive nelle liste di collocamento.
È opportuno sottolineare che le varie percentuali indicate erano più ampie nel testo originario, evidenziando un “elevato sentimento di libertà” e la convinzione che, se si contingentano le distorsioni, queste potrebbero non apparire più tali. Degna di nota anche l’introduzione dell’albo delle agenzie di lavoro interinale che sono pressoché scomparse grazie alle regole introdotte nel 2005. Che si apra ora un nuovo mercato?
Ritengo che le aziende, nel chiedere meno burocrazia – condivisibile in linea di principio – non siano interessate alla parte di questo provvedimento che non è utile a questo scopo, ma che serve solo ad aggiungere un nuovo fronte di scontro sociale, già presente con i vari balzelli introdotti negli ultimi due anni, la prospettiva di una riforma delle pensioni e del fisco che farà pagare di più, l’inflazione che ha ripreso vigore ed i contratti che non si rinnovano, la perdita del posto di lavoro e l’eventuale ricollocazione a condizioni spesso sensibilmente inferiori.
Tutto ciò porterà ad una consistente riduzione del reddito delle famiglie, nei casi peggiori anche oltre il 30%, e non credo che questo sarà assorbito senza scossoni, specialmente senza la prospettiva di un nuovo sviluppo economico nel contesto di una reale equità sociale. Il cittadino medio dirà: possibile che il Governo conceda la possibilità alle aziende, in base alle loro dimensioni, di utilizzare tra il 50% ed il 200% della forza lavoro a loro piacimento, precaria e a condizioni di trattamento decisamente inferiori agli standard contrattuali, senza tenere conto della salvaguardia dell’occupazione sammarinese e residente e a livelli decenti?
Nessuna paura: il Segretario di Stato per il Lavoro può stipulare convenzioni con le aziende per favorire il collocamento dei soggetti con più difficoltà di inserimento al lavoro, “concordando tipologie, modalità e tempi di assunzione”. Peraltro, il testo originario prevedeva la concessione di sgravi fiscali, per tali aziende, in accordo con i Segretari di Stato per l’Industria e le Finanze.
Si sarebbe così raggiunto lo scopo di attuare con maggiore efficacia il clientelismo nel settore privato. Ma non è il caso di disperare, perché tale dolorosa rinuncia da parte del proponente può essere recuperata nell’ambito della riforma fiscale. Del resto, il nostro vicino di casa “Paladino della libertà”, nella sua infinita magnificenza, insegna: “Venite a me. Vi premierò.”
09/08/2011

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