Il primo discorso da Capitani Reggenti per Oscar Mina e Paolo Rondelli: “Saremo la guida etica e morale di San Marino e dei suoi cittadini”

Primo discorso da Capitani Reggenti per Oscar Mina e Paolo Rondelli durante la Cerimonia d’Insediamento.

Discorso dei nuovi Capitani Reggenti, Oscar Mina e Paolo Rondelli, durante la Cerimonia del loro Insediamento:

“La Reggenza accoglie con sentimenti di alta deferenza e profonda stima il messaggio che apre la solenne Cerimonia di Insediamento dei nuovi Capitani Reggenti, pronunciato da Sua Eccellenza Monsignor Emil Paul Tscherrig, Nunzio Apostolico e Decano del Corpo Diplomatico e Consolare accreditato in Repubblica.

Un messaggio profondo, che racchiude i moniti e gli auspici per fronteggiare, insieme, la ripartenza e il rilancio, in seguito ad un’emergenza sanitaria che si è prepotentemente abbattuta sui nostri Stati e, insieme, la sciagura bellica, che oggi sta devastando l’Ucraina, mettendo in ginocchio il suo Popolo.

Siamo solidali e vicini al Suo pensiero, Gentile Eccellenza, nella ferma condanna all’aggressione militare; ci associamo convintamente alle suppliche del Santo Padre che invoca la cessazione delle ostilità e non lesineremo sforzi, nel corso del semestre, per sostenere, sempre e comunque, la cultura del dialogo che promuove la via della riconciliazione non violenta e del negoziato politico tra Nazioni e Istituzioni multilaterali.

L’incontro con i Rappresentanti diplomatici e consolari accreditati a San Marino – ai quali la Reggenza rinnova la più viva gratitudine per il tributo di amicizia offerto attraverso questa apprezzata partecipazione – è, allo stesso modo, un’occasione fervida per rimarcare il significato della cooperazione tra Stati e con organismi sovranazionali, soprattutto nella temperie, quale l’attuale, che richiama i valori della concertazione e della unità di intenti, per l’adozione di strategie e di misure congrue ad affrontare le sfide più minacciose.

Con sentimenti di alto onore, deferenza e stima profondi, porgiamo in questa Sala il più vivo benvenuto in Repubblica alla Ministra della Giustizia del Governo Italiano, Marta Cartabia, da ieri in visita sul Titano, per partecipare a questa solenne Cerimonia nell’alto ruolo di Oratore Ufficiale.

Grazie, Gentile Ministra, per questo gradito omaggio che ha inteso rendere alle Istituzioni e al Popolo sammarinese; l’autorevolezza e il prestigio che La precedono ci colmano di orgoglio, così come la Sua dichiarata propensione a conoscere e comprendere più da vicino una peculiare realtà statuale, quella sammarinese, rapportata tuttora al modello della polis vivente; una realtà in cui storia, tradizione e un ordinamento che tramanda fonti statutarie di stampo medievale, convivono in un felice connubio tra presente e passato e nel costante ammodernamento delle fonti, dei principi e dei diritti.

La Sua visita sul Titano si pone in continuità con le Sue più recenti interlocuzioni avvenute con i membri dell’Esecutivo sammarinese, che hanno promosso la sensibile accelerazione impressa alla collaborazione in ambito giudiziario, consentendo la costruzione di una rete di mutue garanzie e un’azione congiunta, ispirata ai principi di modernizzazione e di maggiore efficienza dei rispettivi sistemi giudiziari.

Ne sono concreta conferma le due importanti intese bilaterali che Ella, Gentile Ministra, ha personalmente siglato con la Repubblica, a testimoniare l’utilità di mantenere uno stretto raccordo a livello ministeriale e tra i presidi giuridici, per un’amministrazione che sappia sostenere, come Ella ben definisce ‘il bruciante bisogno di Giustizia, guardiana di ogni libertà’.

È nello stesso spirito che ci preme altresì rivolgere sentimenti di gratitudine e amicizia all’Ambasciatore d’Italia, cui va riconosciuta l’abile azione di tessitura diplomatica, che sta accompagnando l’attuale corso delle relazioni bilaterali.

Un’azione che si inscrive nell’alveo del sensibile rilancio del nostro eccellente rapporto, grazie ai frequenti confronti e ai tavoli aperti in ambito economico, sociale e culturale, che hanno già prodotto risultati significativi in capo alle nostre Istituzioni e ai nostri cittadini.

‘Per ogni problema è possibile trovare una soluzione di reciproca soddisfazione’: con queste parole, lo scorso anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accolto i Capitani Reggenti in visita di Stato al Quirinale; è con lo stesso spirito, che San Marino confida oggi nella costante vicinanza e nel sostegno dell’amica Repubblica Italiana, dinnanzi al percorso di effettivo rilancio economico e sociale e, di pari passo, al processo negoziale in corso per una maggiore integrazione europea.

La Reggenza si affaccia al nuovo semestre interpretando il sentimento di sincera trepidazione dei suoi cittadini e d’allarme della comunità internazionale, per l’inqualificabile aggressione ai baluardi della democrazia, della coesistenza e della pace e per la sistematica violazione di diritti fondamentali, in corso da più di un mese nella martoriata Ucraina.

Ricoprire incarichi istituzionali al più alto livello significa riflettere con realismo e lucidità sulle dinamiche politiche, anche internazionali e adottare posizioni coerenti con l’impianto istituzionale e regolamentare di riferimento; non può comunque esimere – e la Reggenza ne rimarca convintamente il significato – dalla denuncia dello sdegno per l’intollerante violazione dei capisaldi della civile convivenza, quando ad essere colpiti sono vite umane e civili innocenti e indifesi.

La Repubblica di San Marino non può e non vuole girare le spalle a questa tragedia che, scuotendo in profondità le coscienze e richiamando ad una mobilitazione politica e civile di dimensione globale, sta causando una perdurante violazione di diritti umani fondamentali, una massiccia crisi umanitaria, e determinando la peggiore catastrofe della recente storia europea.

Al di là del ragionamento basato sullo schema manicheo, la Repubblica ha dichiarato con forza la propria contrarietà all’uso della forza, che va contro i suoi principi cardine, rappresentati dal riconoscimento dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale, dal ripudio della violenza e della guerra, dalla difesa dei diritti umani, della democrazia e della libertà.

Nel richiamarsi alla sua prerogativa identitaria, esercitata attraverso la sua storica neutralità attiva, San Marino ha inviato e continua ad inviare un segnale forte di difesa di questi principi, formulando in ogni sede l’accorato appello affinché si depongano le armi, si faccia ricorso agli strumenti di risoluzione pacifica e di mediazione politica e si sfoci rapidamente in un processo di pace.

Al fianco di questa naturale propensione alla diplomazia e al negoziato e nello spirito che ha caratterizzato le determinazioni assunte in seno al Parlamento, la Repubblica si è espressa in maniera più incisiva rispetto al passato, sostenendo all’unanimità la politica sanzionatoria e allineandosi alle posizioni dell’Unione europea, al pari di altri Stati non membri.

Una decisione reputata necessaria e coerente con l’Europa, con i suoi Stati membri e con gli Stati terzi, ai quali tutti, ci avvicina il comune percorso verso una sempre maggiore integrazione europea e una maggiore interazione dei sistemi economici.

Al pari delle determinazioni assunte a livello governativo e parlamentare, San Marino ha approntato un lodevole progetto di accoglienza in territorio, di cittadini ucraini in fuga dalla guerra, da ascriversi alla sua virtuosa tradizione di sostegno umanitario che da sempre la caratterizza e che l’ha resa gloriosa nei secoli.

Siamo particolarmente fieri del percorso tempestivamente attivato dalla Repubblica, per accorrere in soccorso a un numero crescente di ucraini disorientati e privati dei propri cari, dei propri beni e, al momento, del proprio legittimo diritto a vivere nella pace.

Abbiamo aperto strutture di accoglienza, pubbliche e private, offrendo a centinaia di profughi, in via prioritaria donne e bambini, la fruizione gratuita di beni e servizi essenziali; per questa rinnovata dimostrazione, di ampio valore etico e civile, siamo nuovamente grati alle nostre Istituzioni e ai nostri cittadini e sinceramente commossi per questa straordinaria e spontanea gara di solidarietà, che sta offrendo un’altra bella pagina di umanità solidale.

Il comune impegno personale che questa Reggenza ha svolto in attività interparlamentari, e in via prioritaria in ambito OSCE, ci conduce ad affermare che il cammino verso una soluzione al conflitto che ha colpito l’Ucraina, coinvolgendo il nostro Continente e gli assetti geopolitici mondiali, non possa prescindere da una forte mobilitazione corale, che metta al centro il sistema multilaterale.

Ci preme, al riguardo, rimarcare il ruolo dirimente che tale Organizzazione esprime sul tema cruciale della corretta informazione che, proprio in rapporto al conflitto in corso, assume valore pregnante.

Nell’assunto che le notizie diramate, vere o false che siano, siano parte integrante delle strategie, nonché veicolo politico adottato dalle parti in conflitto, ribadiamo convintamente il sostegno agli Organismi multilaterali, affinché esercitino il proprio dovere, giuridico e morale, di garantire la libertà di espressione e la piena libertà dei mezzi di comunicazione, baluardi di democrazia e di percorsi a sostegno della divulgazione della verità.

La Reggenza intende rimarcarne il principio facendosi garante, anche al proprio interno, per una informazione libera, rispettosa delle diverse sensibilità, secondo i principi della libertà di opinione e di manifestazione del pensiero.

Al contempo, ritiene opportuno richiamare come la deontologia professionale imponga sempre che la diffusione di ogni notizia e informazione ritenuta di pubblico interesse, avvenga con la maggiore accuratezza possibile, previa adeguata verifica delle fonti.

Siamo certamente consapevoli che gli operatori dell’informazione non effettuino mai discriminazioni in ragione della razza, etnia, nazionalità, provenienza geografica e sociale, religione, sesso, orientamento sessuale, condizioni fisiche o mentali opinioni politiche; è pleonastico pertanto affermare quanto la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza debbano sempre prevalere e orientare l’esercizio comunicativo.

L’importanza cruciale che il ruolo di una informazione libera e corretta, scevra da interessi e consorterie di sorta, può e deve svolgere in situazioni di emergenza, è stata ulteriormente constatata nel corso della più recente emergenza pandemica.

La pandemia ci ha mostrato il volto della vulnerabilità di un Paese e di come lo stesso deve prepararsi ad affrontare sfide nuove e sconosciute; ci ha fatto riflettere sulla capacità e, talvolta, la necessità, di dover confidare unicamente sulle proprie forze ed anche sul valore della rete di relazioni bilaterali e multilaterali, che oggi sono parte integrante della vita di uno Stato.

San Marino ha dimostrato in maniera encomiabile di essere all’altezza di una sfida apparentemente sproporzionata, mostrando alla comunità internazionale un esempio virtuoso di capacità di risposta all’emergenza; ha ridisegnato i parametri di una convivenza non più scontata, bensì mutualmente solidale a tutti i livelli.

Nella fase attuale, che vogliamo definire ‘post-pandemica’, ma che ancora ci trattiene dal definitivo allentamento delle misure restrittive e di contenimento del virus, è doveroso non dimenticare, bensì valorizzare una fase decisamente storica per il nostro piccolo Stato, che ha mostrato un grande volto: il volto dell’assistenza – e qui il pensiero va in primis al servizio medico, infermieristico e ospedaliero -, che passa attraverso l’anima del mondo sanitario e l’innata generosità al soccorso riconducibili, come ben sottolineato, ad un concetto etico prima che medico.

Naturalmente, al fianco dei servizi in prima linea a tutela della salute, non dimentichiamo e non dimenticheremo, lo sforzo corale di tutti coloro che, Istituzioni, Protezione Civile, Corpi Militari e di Polizia e tantissimi, tantissimi volontari, si sono prodigati oltre misura nell’esclusivo interesse della nostra cittadinanza, favorendo quel collante di fraterna protezione, di cui il nostro Stato è stato ed è paladino in ogni fase di necessità.

Nell’esercizio del nostro alto ruolo super partes, opereremo coscienti di fungere da guida etica e morale della Repubblica, dei suoi concittadini e di coloro che risiedono sul suo territorio, rigettando ogni forma di discriminazione e improntando l’azione su rigorosi criteri di equità e rispetto.

In tal senso, invitiamo ogni rappresentante delle Istituzioni a farsi promotore di linguaggi e di azioni che rinneghino ogni messaggio d’odio e di prevaricazione, ribadendo come proprio dalle Istituzioni debbano giungere gli esempi e le buone pratiche per formare una società aperta al dialogo, al cambiamento, alla equità e alla libera espressione del sé.

Plaudiamo, al riguardo, alla più recente adozione parlamentare del Codice di Condotta per i rappresentanti consigliari, che denota una sensibilità molto moderna da parte delle nostre Istituzioni; lo reputiamo uno strumento che, pur non avendo valore cogente, corrobora la cultura democratica, sancendo una serie di principi morali di riferimento, e preservando il decoro e l’alta considerazione che la comunità deve continuare a nutrire nei confronti dei simboli dello Stato e nell’esercizio delle più alte funzioni parlamentari.

Allo stesso tempo – anche in conformità ai parametri internazionali dettati dagli organismi multilaterali -, il nuovo Codice si pone a presidio e tutela dei fenomeni della corruzione e delle forme di discredito verso le Istituzioni.

Ai nostri cittadini vogliamo infondere un messaggio di fiducioso ottimismo, indirizzato al conseguimento di maggiori garanzie di benessere, ancor più oggi, nelle attuali congiunture che ne hanno rallentato il pieno raggiungimento; accompagneremo il percorso avviato dalle Istituzioni, verso riforme istituzionali necessarie e non procrastinabili, per l’adozione di nuovi e maggiori standard competitivi per il sistema economico e per un rinnovamento dell’attuale assetto amministrativo.

Un percorso che possa assicurare progressivi avanzamenti anche nel conseguimento effettivo della parità di genere, dei principi di uguaglianza, di giustizia sociale e di pari opportunità, consci che la nostra Repubblica possa pervenire appieno all’affermazione di una cultura degna delle più avanzate democrazie.

A tal riguardo, auspichiamo che la più recente adozione di importanti interventi di riforma in materia di Giustizia, sia propedeutica all’accelerazione doverosa sui temi in agenda rimarcando l’opportunità che, sempre e comunque, prevalga la concertazione e la condivisione con tutte le forze politiche, sociali ed economiche, in uno spirito costruttivo e non pregiudiziale, che sia ispirato ai principi della legalità, dell’onestà e della fiducia tra le Parti.

Sono, questi, capisaldi irrinunciabili, ancor più nel cammino che oggi si è deciso di intraprendere e che andrà ad assicurare il futuro delle nostre nuove generazioni, tracciando le nuove coordinate per i nostri giovani.

Con affetto, oggi più che mai, siamo al loro fianco, ne percepiamo le preoccupazioni e, al contempo, l’ardore di veder assicurate loro le migliori chances per un contributo alla crescita del loro e del nostro Paese.

Abbiamo il dovere di garantire ai nostri giovani, l’adozione di politiche incentivanti che valorizzino i talenti, le creatività, le nuove conoscenze, tecnologiche e digitali, la visione e la formazione maturata in contesti allargati; ce lo raccomanda il diritto internazionale, ce lo impone la legislazione interna, ce lo suggerisce la nostra coscienza di cittadini responsabili e ce lo richiama un imperativo etico a cui non ci si può sottrarre.

Siamo consapevoli che ai giovani trasmettiamo un testimone denso di aspettative, proprie delle fasi straordinarie che stiamo vivendo nel nostro continente e al nostro interno; è a maggior ragione nostro dovere, far sì che possano beneficiare di tutti gli strumenti necessari a promuovere la società del futuro e ad essere i nostri migliori Ambasciatori.

Siamo altresì al fianco di tutte le fasce più vulnerabili della nostra comunità che, a vario titolo, rivendicano oggi una maggior attenzione; un’attenzione e un impegno che intendiamo vivamente garantire e implementare, ponendole al centro della vita istituzionale.

In questo semestre vogliamo conquistare il sorriso dei nostri anziani, a cui dobbiamo tanto; un sorriso che contribuisca ad offrire ulteriore slancio all’azione delle Istituzioni e nostra personale, che da questa preziosa fascia della società ha tratto saggezza, conoscenza, esperienza, storia e stimoli determinanti alla valorizzazione delle nostre radici e al cammino verso una società sempre migliore.

Una società inclusiva, che non lasci indietro nessuno e che promuova un vero e proprio dialogo intergenerazionale, quale vera e propria sfida per la nostra cultura.

Siamo particolarmente convinti che la cultura sia e debba essere unanimemente riconosciuta quale valore fondativo di una società aperta, plurale e conscia che la ricchezza e la prosperità di un Paese, ancor prima del peso economico, industriale e materiale, sono riconducibili all’inestimabile patrimonio immateriale di cui dispone.

In maniera determinante in questo momento storico, nel quale è articolato il confronto sulle modalità di recupero e di rinascita anche del nostro sistema, reputiamo necessario l’investimento in cultura, che si pone quale collante indispensabile per promuovere l’unità e rafforzare il nostro patrimonio identitario, ottimo indicatore del livello di civiltà e di vita dei nostri cittadini.

È un tema cui rivolgiamo e rivolgeremo prioritario impegno, non lesinando proposte e sollecitazioni, perché siamo certi che investire in cultura significhi investire nel futuro e sviluppare un valore che appartiene alla nostra storia; perché la cultura è patrimonio storico e artistico, è territorio, è spettacolo ed è anche scienza, filosofia, creatività e competenza.

Accendere i riflettori e investire nel recupero e nella valorizzazione di questi asset, significa promuovere una traiettoria privilegiata per un pieno sviluppo sociale e civile della nostra Repubblica, offrendo al contempo un volano strategico di crescita economica, su cui possono incardinarsi realistiche prospettive di ulteriori ed ambiziose affermazioni internazionali.

Non da ultimo, considerata la triste contingenza che la porrebbe ai vertici dell’azione istituzionale, ci preme rimarcare il valore di una cultura al servizio della pace, che per la nostra antica Terra rappresenta un elemento distintivo della sua vocazione millenaria a comporre diatribe e a difenderne il suo sacrosanto diritto.

È in questo spirito che ci apprestiamo oggi a formulare l’imminente e solenne Giuramento al servizio esclusivo dei nostri cittadini, nell’auspicio di non precludere alcuna opportunità di mediazione, di confronto e di attiva sollecitazione verso i percorsi di pace; percorsi, questi, ineludibili per ricondurre la nostra civiltà a quei sentimenti, pensieri e aspirazioni di umanità e progresso che la Storia – magistra vitae – da sempre le ha riservato”.

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