Il Resto del Carlino San Marino: Tangentopoli, Felici lascia il governo. Fra pochi giorni sarà in tribunale

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Tangentopoli, Felici lascia il governo. Fra pochi giorni sarà in tribunale

Primo terremoto politico dopo le rivelazioni di Mirella Frisoni

Monica Raschi di

CLAUDIO Felici ha rassegnato le dimissioni da segretario alle Finanze. E’ il primo terremoto politico determinato dalle dichiarazioni di Mirella Frisoni nell’ambito dell’inchiesta sul sistema di tangenti e riciclaggio di denaro di provenienza illecita che serviva, anche, al finanziamento dei partiti.

Il nome di Felici non è stato l’unico fornito ai magistrati (coordinati dal dottor Alberto Buriani): Frisoni ha chiamato in causa anche Giuseppe Maria Morganti, attuale segretario alla Cultura e Stefano Macina, presidente della Commissione giustizia. E mentre il segretario alle Finanze ha fatto un passo indietro, quello alla Cultura ci sta ancora riflettendo, mentre le intenzioni di Macina non sono ancora note. Resta il dubbio su cosa farà ora l’ex segretario Finanze: esce dalla porta del dicastero e rientra da quella del Consiglio grande e generale come semplice consigliere o rimane fuori dai giochi e cerca di chiarire la sua posizione? Qualunque sia la sua scelta non cambiarà dal punto di vista dell’inchiesta giudiziaria non esistendo, a San Marino, l’immunità. Cosa certa è che Felici, Morganti e Macina saranno presto chiamati in tribunale come persone informate sui fatti. Probabilmente non la prossima settimana, considerata la tornata di lavori del Consiglio, ma quella subito sembra essere quasi certo.
Claudio Felici spiega le sue dimissioni al tavolo del Congresso di Stato, riunito in via straordinaria ieri mattina come l’esito di una giornata (e nottata) di incontri e confronti all’interno della coalizione Bene Comune: «C’è stata un riflessione in maggioranza sull’opportunità di prendere alcune iniziative. Faccio parte di un organismo politico e sono in grado di capire le situazioni e di prendere le decisioni in specifico».
Sottolinea di non essere mai stato chiamato, in questi mesi, dai magistrati ma di essersi messo a disposizione per chiarimenti se ne avessero ravvisato la necessità.
Mettendosi da parte,
«Claudio Felici ha dimostrato di aver messo il Paese davanti a se stesso», lo afferma Marco Gatti, segretario del Pdcs, primo partito di maggioranza, che dà atto al dimissionario segretario alle Finanze di aver compiuto una scelta responsabile che consente a esecutivo e maggioranza di rimanere a galla, almeno per il momento.
Di certo le dimissioni di Felici erano un atto politico dovuto anache in conseguenza della «salita al colle» di altri due segretari di Stato, Teodoro Lonfernini e Francesco Mussoni e alla consegna ai Capiani Reggenti di un lungo documento attraverso il quale chiedevano un aiuto per fare chiarezza alle maggiori cariche istituzionali dello Stato.
Naturalmente dietro le dimissioni di Felici c’è anche una necessità tecnica e molto importante: la messa a punto del bilancio dello Stato che deve essere approvato entro la fine dell’anno.
Monica Raschi

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