Intervento del Partito Socialista sulla pemanenza di San Marino in black list

La permanenza nella black-list del Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano è un problema oggettivo, che non può essere declassato a mera questione burocratica e amministrativa, come invece tentano di far credere autorevoli esponenti di governo e maggioranza. Il nodo è strettamente politico ed è sul piano politico che il Segretario di Stato per gli Affari Esteri ha il dovere di fornire al Paese risposte certe sulle cause che sino ad ora hanno impedito il raggiungimento di un risultato di fondamentale importanza per il sistema economico e finanziario sammarinese.

E’ grave affermare che non si sa cosa fare più di così. E’ una dichiarazione di resa che certifica la debolezza del Governo e, in particolare, di chi ha la titolarità della politica estera. Noi Socialisti, francamente, non intendiamo accettare una simile arrendevolezza e continueremo a sostenere la necessità e l’urgenza di un cambio di marcia nella gestione della politica estera. Ma non basta.

Infatti, oltre alla black-list, sono tanti i problemi a cui il Governo non riesce a dare una soluzione concreta. A partire dallo sviluppo. La legge in materia di sostegno allo sviluppo economico e il conseguente decreto attuativo non hanno prodotto alcun risultato. Nemmeno l’ombra di investimenti e progetti imprenditoriali di livello internazionale. E’ evidente la totale assenza di specifiche politiche industriali orientate al rilancio dell’economia e dell’occupazione. Senza alcune scelte strategiche la recessione è destinata a proseguire e l’odierna situazione di emergenza si aggraverà ulteriormente.
Per questo poniamo all’attenzione dell’opinione pubblica alcune proposte che potrebbero consentire di reperire decine di milioni di euro di entrate per il bilancio dello Stato e di dare una essenziale boccata d’ossigeno alla nostra economia:

1) il varo di una sanatoria edilizia;

2) la socializzazione del trenta per cento del capitale sociale dell’A.A.S.S., garantendo il controllo statale e distribuendo le azioni applicando il principio di “un’azione al contatore” per evitare pericolose concentrazioni azionarie;

3) il passaggio al regime I.V.A. sul modello europeo;

4) la liberalizzazione dell’esercizio del commercio al dettaglio(superamento della barriera del 51%), la possibilità di esercitare attività commerciale in immobili ad uso industriale e latrasformazione di alcune aree industriali in aree commerciali (a partire dalla zona di Rovereta);

5) la realizzazione di un piano per la semplificazione burocratica;

6) la riforma del mercato del lavoro, assicurando una maggiore dinamicità al processo di incontro tra domanda e offerta;

7) l’autorizzazione alle intestazioni immobiliari anche a persone fisiche non residenti come forma di investimento, con specifici vincoli (passaggio in Consiglio dei XII o organismo affine e un limite invalicabile di immobili intestabili) e slegando la proposta dall’acquisizione della residenza anagrafica;

8) l’avvio di tre opere pubbliche nevralgiche da realizzarsi in sinergia tra pubblico e privato, come: lamessa in sicurezza del tratto di superstrada che collega Dogana a Borgo Maggiore, il Campus Scolastico a Fonte dell’Ovo e il bacino imbrifero di Gorgascura.
Noi Socialisti non ci fermiamo a contrastare l’azione di un governo che, appena dopo 13 mesi dall’inizio della legislatura, ha già esaurito la propria spinta propulsiva. Avanziamo proposte concrete per far comprendere ai cittadini che c’è veramente la possibilità di governare il Paese in maniera molto diversa rispetto a quanto ha fatto e sta facendo la coalizione “Bene Comune”.

 

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