Intevento del Commissario Rita Vannucci sulla malavita a San Marino

Qui di seguito, a cura di David Oddone, la relazione
integrale sul riciclaggio firmata dal Commissario della Legge Rita Vannucci e presentata
durante la serata sulle infiltrazioni mafiose organizzata da Sinistra Unita:

    L’oggetto del mio intervento riguarda il
rapporto tra criminalità organizzata e San Marino. Abbiamo sentito dal dott.
Giovagnoli, di come, nell’ambito di indagini svolte a dalla Procura di Rimini,
siano emersi intrecci malavitosi che coinvolgono anche la nostra Repubblica.
Ovviamente, non è l’unica voce. Recentemente abbiamo letto
nella relazione del dott. Pier Luigi dell’Osso, Sostituto Procuratore della
Direzione Nazionale Antimafia altri espliciti riferimenti. Ebbene, il filo che
lega queste relazioni e le inchieste che vedono coinvolta la nostra Repubblica
è il riciclaggio del denaro. Occorre premettere quando si parla di criminalità
organizzata che le organizzazioni malavitose hanno necessità di far entrare i
proventi illeciti nell’economia legale per togliere il marchio di origine criminale
ai proventi. Per raggiungere lo scopo, si ricorre al riciclaggio. Il
riciclaggio consente di rendere liberamente spendibili nel circuito dell’economia
legale i proventi di altri reati precedentemente commessi. Senza di esso la
malavita non riuscirebbe a disporre del denaro rubato, estorto, ricavato dal
traffico armi, droga e di esseri umani. In questo contesto è facile comprendere
la necessità dei riciclatori di raggiungere quegli Stati i cui ordinamenti abbiano
una modesta struttura volta alla lotta al denaro sporco. Hanno bisogno di Paesi
nei quali la condotta di riciclaggio non costituisca reato poiché consente loro
di ripulire il denaro ed immetterlo nell’economia. In questi Paesi il grande
afflusso di capitali stranieri ha irrobustito le risorse finanziari con la
conseguenza che anche l’economia è stata contaminata al punto che società
commerciali ed interi settori, sono state “infettate”. Insomma, proprio
attraverso il riciclaggio la criminalità si insinua nell’economia legale, la contamina
ed è in grado di generare gravi distorsioni. In merito agli effetti devastanti della
criminalità organizzata nel tessuto economico di un Paese merita ricordare
quanto recentemente affermato dal Governatore della Banca d’Italia prof. Draghi,
il quale ricorda “che la criminalità organizzata può sfibrare il tessuto di una
società e può addirittura mettere a repentaglio la democrazia”. Il processo di
globalizzazione negli ultimi anni è divenuto una forza economica e sociale
fondamentale a livello internazionale. Tuttavia, se da una parte questo
processo ha contribuito a potenziare le opportunità per le imprese legali, dall’altra
ha facilitato lo sviluppo e la sofisticazione dei gruppi criminali che operano
su mercati transnazionali. Operando in campo transnazionale, infatti, si può
approfittare delle disomogeneità legislative esistenti tra i diversi paesi così
come dell’inferiore capacità di controllo da parte delle agenzie di polizia
nazionali. Ora che abbiano capito quali sono gli strumenti attraverso i quali
la criminalità transnazionale riesce ad infiltrarsi in un Paese, appare chiara
la vulnerabilità di San Marino nell’ultimo decennio. L’economia della
Repubblica, e soprattutto le risorse finanziarie, negli ultimi 10 anni si sono
basate sul forte sviluppo delle banche e delle società finanziarie senza che
contestualmente l’ordinamento legale e finanziario fosse dotato di stringenti regole
idonee a controllare la provenienza del denaro, la conoscenza della clientela e
la congruità delle operazioni rispetto al profilo del cliente. La disciplina relativa
alla identificazione della clientela è stata introdotta solo con la legge del
92/2008 di fatto divenuta operativa nel 2009, quando la Repubblica, incalzata dagli
organismi internazionali competenti a valutare il sistema di un Paese circa l’efficacia
del contrasto al riciclaggio ha imposto l’adozione di specifiche misure per
controllare la provenienza del denaro. Dal 2008 al 2010 sono state emanate numerose
 ed importanti leggi: è stata
parzialmente sgretolata la granitica tutela del segreto bancario e revocata la
garanzia di anonimato delle strutture societarie, costituito presso la Banca Centrale l’archivio
delle partecipazioni fiduciarie, istituito l’archivio pubblico delle licenze.
Valutando i vari interventi si può dedurre che quello di maggior spessore,
sotto il profilo dell’approccio alla lotta al riciclaggio, ha riguardato le modalità
ed i soggetti che sono tenuti al corretto adempimento dell’obbligo di eseguire
l’adeguata verifica della clientela. L’adeguata verifica della clientela distingue
gli operatori onesti e collaborativi da quelli che, pur consapevoli del
possibile riciclaggio insito nelle operazioni veicolate, non si tirano
indietro, entrando in quella zona oscura, che spazia dall’indifferenza fino alla
complicità nel reato. L’ adeguata conoscenza del cliente e lo scopo del
rapporto diventano, per legge, la regola da osservare per tutta la vita della
relazione d’affari. Strumentale all’adempimento degli obblighi di adeguata verifica
è la collaborazione attiva, cioè l’obbligo a carico delle banche, delle
finanziarie o dei professionisti di segnalare un’operazione sospetta. Essa è
espressione di un dovere civico e di collaborazione attiva con i poteri
pubblici, finalizzato alla repressione di condotte che attentano a beni o
valori universalmente considerati irrinunciabili dalla collettività. A circa
tre anni dall’introduzione dell’obbligo di adeguata verifica e dell’obbligo di segnalazione
di operazione sospette è possibile stilare un primo bilancio: accertare gli
obiettivi raggiunti e le criticità che l’esperienza ha posto in luce. Proprio
grazie all’osservanza di tali obblighi, il Tribunale ha ricevuto dall’Agenzia
di Informazione Finanziaria decine di segnalazioni di operazioni sospette e nel
corso delle indagini sono emerse anche diversi casi di contatti con
organizzazioni malavitose. Ho appena concluso l’attività istruttoria di alcuni
procedimenti per riciclaggio e depositato 3 ordinanze di rinvio a giudizio. In
un caso di tratta di un soggetto in carcere in uno Stato estero diverso dall’Italia
per il reato di traffico di sostanza stupefacenti, i cui familiari hanno acceso
un mandato fiduciario presso una società di San Marino per trasferire e
ritirare la somma di oltre 1 milione di euro, mediante esibizione di una
procura rilasciata all’interno della struttura carceraria; due casi riguardano
persone prive di reddito che hanno aperto un rapporto bancario presso
determinati istituto di credito ove hanno fatto transitare ingenti somme
provenienti dal conto di soggetti indagati per reati dolosi. Dall’esame di
questo materiale si possono trarre alcune conclusioni. La nota positiva scaturisce
dal riscontrare che le istituzioni finanziarie hanno dimostrato un ruolo attivo
e collaborato con l’Autorità giudiziaria. I profili di criticità, invece riguardano
le modalità concrete in cui viene eseguita l’adeguata verifica da parte di
alcuni intermediari finanziari. Per tornare ai casi concreti è chiaro che la movimentazione
di ingenti somme da parte di persone prive di reddito presuppongono un
approccio burocratico in merito all’obbligo di adeguata verifica della
clientela, corretto, sotto il profilo alla compilazione del modulo, ma
sostanzialmente vuoto nei contenuti. Legami con le organizzazioni malavitose sono
emerse a seguito di rogatorie ricevute da altri Paesi; ricordiamo poi episodi
come quello di un soggetto che legato atti di sangue accaduti in riviera e
colpito da mandato di cattura si è rifugiato in San Marino; una recente
operazione eseguita nel territorio limitrofo ha portato alla carcerazione di
alcuni soggetti collegati alla camorra che abitavano a San Marino e qui hanno
svolgevano attività commerciale. Dalle rogatorie e dalle segnalazioni ricevute
dall’Agenzia di Informazione Finanziaria emerge che provviste, provento del
reato di traffico di sostanze stupefacenti, usura frodi, truffe, sono stati
occultati o trasferiti anche in banche e finanziarie con sede a San Marino.
Fenomeni del tutto simili a quelli riscontrati in tutti i Paesi, cui San
Marino, non poteva non essere coinvolto. Come abbiamo detto, l’interesse della
criminalità organizzata, in primis, è quello di sfruttare il circuito
finanziario di un Paese. In conseguenza, per combattere la criminalità
organizzata occorre utilizzare gli strumenti che consetono di attaccare i
patrimoni: il sequestro e la
confisca. A tal proposito, in applicazione della legge sul
riciclaggio, merita segnalare che se nell’anno 2008 non vi sono stati sequestri
per il reato di riciclaggio e nell’anno 2009 ho disposto
sequestri per
circa 3 milioni di Euro, nell’anno 2010 ho sequestrato in procedimenti penali
interni circa 6.500.000 euro, mentre in esecuzione di rogatorie circa 2.186.000
Euro. Nei primi tre mesi di quest’anno ho sequestrato in rogatoria 826.000 euro
e in procedimenti penali interni circa 1.500.000 mila euro. Cifre ingenti che
testimoniano i passi concreti svolti da tutti i protagonisti deputati al
contrasto alla criminalità organizzata, ivi compresi le strutture finanziarie. Ma
ciò non è ancora sufficiente: occorre, infatti, agire in forma anticipata
attraverso un penetrante quanto effettivo scambio di informazioni tra le
istituzioni sammarinesi ed italiane afferente qualsiasi fenomeno legato
direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata, avendo ben chiaro
che la strategia dei controlli incrociati esplica una formidabile funzione di
contrasto. Occorre poi un diverso approccio culturale in merito alle modalità
di esecuzione dell’adeguata verifica della clientela. Complessivamente abbiamo
una buona e moderna legislazione antiriciclaggio, ma questo non significa che
la normativa non sia suscettibile di qualche ulteriore miglioramento; occorre poi
intervenire sulla prassi della consegna imprudente di assegni post-datati e
della loro negoziazione, che costituiscono una tipica condotta usuraia, in quanto,
gli assegni post-datati rappresentano un agevole strumento di coazione della
vittima la quale, per evitare il protesto, accetta di consegnare i proprio beni
o cedere le proprie attività agli usurai. Dunque, i riscontri emersi nell’ambito
del concreto esercizio delle funzioni di Giudice Inquirente applicato nella
materia del riciclaggio e delle rogatorie passive, le recentissime operazioni eseguite
in Italia ed apparse sulla stampa concluse con l’arresto di personaggi già
sospettati in San Marino per essere collegati con la criminalità organizzata, le
informazioni che ci ha comunicato questa sera il dott. Giovagnoli, i dati forni
dall’Agenzia di Informazione Finanziaria portano, tutte, alla conclusione che
le organizzazioni malavitose, inevitabilmente, hanno intaccato anche il nostro
sistema. Si potrebbe obbiettare di aver scoperto l’acqua calda: come a tutti
noto, la criminalità organizzata non conosce confini e lo storia delle zone
limitrofe è molto più antica e radicata. Numerose, al riguardo sono le
preoccupazioni espresse da istituzioni estere riguardo “al quadro di preoccupazione
circa la penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico riminese”
in ragione del fatto che “l’economia riminese con alberghi e locali anche
notturni, presta il fianco agli investimenti di capitali di provenienza
illecita”. Ma la differenza, oggi, risiede nella consapevolezza da parte della
nostra comunità, che queste imprese criminali hanno posto in essere seri
tentativi, diretti a radicarsi anche nel nostro territorio. Insomma oggi
nessuno può dire di non sapere; né si può incorrere nell’ancor più grave
pericolo di sottovalutare i fenomeni, di svilire i fatti. Abbiamo citato alcuni
episodi che se letti autonomamente e sviscerati dal contesto generale si
possono ricondurre a singole condotte illecite, ma che assumono un valore molto
più inquietante se analizzati in una visione d’insieme. Non vi è dubbio che la
comunità sammarinese grazie anche al lavoro dei rappresentanti della Fondazione
Capponnetto ha preso consapevolezza dei rischi. Ma, oggi, la partita, si gioca
sulle prospettive. Preso atto della malattia, occorre individuare come
contrastare – in modo certamente più efficace di quello attuale -, la lotta
alla criminalità organizzata: dobbiamo interrogarci e comprendere quali
strumenti, risorse, e nuove organizzazioni occorrano. Solo così potremo
restituire ai cittadini la speranza di poter ritrovare la fiducia nel vivere in
un comunità che garantisca libertà, sicurezza e giustizia. La criminalità
organizzata costituisce una minaccia per l’economia e la società. La risposta necessariamente
si deve adattare alla complessità del fenomeno Occorre pianificare una strategia,
basata su una nuova organizzazione interna, su una cooperazione efficace tra
gli uffici interni ed esterni che si occupano della repressione e che comprenda
anche lo scambio di informazioni afferente qualsiasi fenomeno legato
direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata, occorre un robusto potenziamento
ed una più specifica formazione professionale della Polizia giudiziaria, ed un
Tribunale che sia posto nelle condizioni di contrastare i fenomeni malavitosi,
per organizzazione degli uffici e risorse. In tale percorso le Autorità della vicina
Italia potrebbero prestare il loro preziosissimo contributo dal momento che le
caratteristiche strutturali e le strategie operative della criminalità
organizzata sono state studiate approfonditamente. L’Italia, conoscendo da
sempre tale fenomeno ha sviluppato nel tempo una strategia di contrasto basato
sullo sviluppo di strutture funzionali all’azione repressiva con l’istituzione di
nuovi apparati, quali la Direzione Nazionale
Antimafia e la Direzione
Investigativa. Unendo tutte le nostre forze interne e facendo
appello all’aiuto di chi ha più esperienza potremo certamente estirpare
qualsiasi fenomeno illegale”.
     

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