La bancarella di Dracula. Noi Sammarinesi

LA BANCARELLA DI DRACULA
    In questo periodo Natalizio, noi tutti, cittadini di questa povera e martoriata Repubblica di San Marino, abbiamo una grande quanto imperdibile occasione: Dracula ci chiama, e allora corriamo pure, tutti, fiduciosi e sereni visto la storia e la natura del proponente, alla sua bancarella del sangue donandogli in massa il nostro, nella certezza che curerà con amore disinteressato il male che ci attanaglia.
    Non sono diventato matto all’improvviso, ma vedendo e ascoltando in questi ultimi tempi le urla di personaggi che mi sovvengono alla memoria non tanto per le loro opere  nei boy scout, ma purtroppo per altri fatti non proprio esemplari per i sammarinesi e di cui anzi, alcuni sono fra i padri di questa nostra situazione di cattivi rapporti con l’Italia e non solo, mi chiedo proprio a chi vogliano darla ad intendere, e con loro, inevitabilmente, mi viene da associare, forse immeritatamente, coloro che li accompagnano. Mi chiedo anche che tipo di immagine di noi viene vista all’esterno, visto che questi stessi soggetti sono ben noti anche fuori confine, specie in coloro che come il sottoscritto hanno operato o che operano in ambiti di polizia e di giustizia.
    Chiedere e urlare un cambio di passo rispetto al passato, e soprattutto pretendere di eliminare da alcuni ambiti, specie quelli della politica e con essa i suoi satelliti, i famosi “inguaiati” e quindi anche i loro “compagni di merende”, è una cosa santa e legittima. Ma è altrettanto legittimo aspettarsi che i richiedenti abbiano il viso pulito e le carte in regola per farlo. Altrimenti, fuori dai piedi. E’ chiaro a tutti che per portare avanti con forza, come si sta cercando di fare, la TRASPARENZA, ci vogliono solo lanterne; nessun fumogeno. I venditori di fumo hanno già prodotto troppi guai. Per questo occorre che tutti coloro che sono liberi di farlo, li tengano a distanza.
    Noi tutti, e mi riferisco in modo particolare alla stragrande maggioranza di cittadini onesti di questa nostra gloriosa ed antica Patria di San Marino, abbiamo il dovere di lottare per recuperare ciò che ci è stato tolto. Ma soprattutto, lo ripeto, abbiamo il dovere di isolare ed estirpare il male che ci ha portati nella situazione paradossale di doverci difendere per il fatto di essere Sammarinesi, noi che non abbiamo mai fatto assolutamente nulla di che vergognarci. Allora, se dobbiamo contribuire al risorgimento, la prima cosa è stare attenti a non dare fiducia a chi non la merita; a non donare il sangue del nostro Fondatore Marino, dei nostri avi e il nostro, a queste improvvisate bancarelle gestite da DRACULA.
    I nostri figli meritano molto di più, e forse ci sono personaggi migliori che possono guidare certe crociate. Alcuni sono già all’opera.
Gabriele Gattei /Noi Sammarinesi

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