La maggioranza boccia l’istanza per salvaguardare la cattedra di Storia Sammarinese

La maggioranza boccia l’istanza per salvaguardare la cattedra di Storia Sammarinese
Lo Stato deve tagliare almeno il 30% delle spese correnti. Questo è un dato inconfutabile per mantenere in equilibrio i conti pubblici e non accumulare un debito talmente alto da divenire ingestibile. La dolorosissima scelta, che comporterà sacrifici per l’intera cittadinanza, deve realizzarsi dopo essere stata discussa a fondo non solo con il sindacato, ma con tutte le espressioni politiche e economiche della società. Il governo pare invece intenzionato a procedere a spizzici e bocconi, con provvedimenti assurdi che ledono diritti e non portano (spesso) al raggiungimento dei risultati. La così detta ‘tassa sui frontalieri’ sta producendo effetti pesanti nel tessuto sociale e devastanti nelle relazioni internazionali. Il provvedimento sui pensionamenti forzati (di fatto, licenziamenti) non produrrà alcun risparmio, anzi.
Violazione di diritti in cambio di un pugno di mosche in termini economici,  in cambio di tempesta in termini sociali. Una politica assurda che denota come il governo abbia completamente perso quella lucidità che invece sarebbe necessaria in un momento così drammatico per il Paese.
La questione della cattedra di Storia Sammarinese rappresenta, rispetto a ciò che si chiede ai lavoratori, una quisquilia, ma può assumere il significato di simbolo. I cittadini hanno rivolto alla Reggenza un’istanza d’arengo con cui chiedevano che il Consiglio Grande e Generale si esprimesse affinchè venisse conservata la cattedra di Storia Sammarinese nella scuola secondaria superiore. Il timore è quello per cui l’accorpamento di tale materia con le altre già attribuite all’insegnante di Lettere, faccia perdere all’insegnamento della Storia sammarinese quella specificità culturale che invece ha assunto, dopo anni di semi oblio, nella nostra Scuola Secondaria Superiore. Dicono i firmatari dell’istanza:  ragioni ideologiche legate alla conservazione dell’identità, ragioni pratiche legate alla necessità di conoscere a fondo la materia quando si partecipa a un concorso, ragioni d’immagine poichè non esiste Stato al mondo che non preveda l’insegnamento della storia patria, ragioni occupazionali infine, consigliano di mantenere la cattadra. Gli istanti hanno ragione, ma aggiungerei anche di più: l’esistenza di una cattedra non presuppone solo l’insegnamento della materia, ma il suo continuo rinnovarsi. Ne consente l’approfondimento, stimola la ricerca, definisce aspetti professionali specifici, fa quanto deve fare uno Stato, sopratutto se è piccolo, per difendere la propria specificità, la propria identità, la propria sovranità.
Eppure, sebbene il governo non avesse espresso un orientamento negativo, i partiti di maggioranza hanno deciso di bocciare l’istanza d’arengo. Della cattedra di Storia Sammarinese, ha deciso il Patto per San Marino, si può fare a meno, più importante è l’accorpamento dei ruoli per risparmiare qualche spicciolo.
Mi pare di assistere all’agonia di un Paese in preda alla follia che, per avere recuperare una piccola boccata d’ossigeno,  getta al vento le sue più importanti ricchezze. (Giuseppe Morganti – Psd)

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