La riforma tributaria della Repubblica di San Marino. Agenzia Dire Torre1

FISCO. VALENTINI PROVA A STANARE
L’EVASIONE FISCALE

PRESENTATA BOZZA RIFORMA
TRIBUTARIA TRA MINIMUX TAX E NO TAX AREA

San Marino, 27 apr. – Da un livello minimo di
tassazione per i soggetti giuridici che ora non pagano o pagano poche imposte,
a una no tax area per i lavoratori dipendenti meno abbienti. Passando
attraverso defiscalizzazioni e incentivi meritati, contrapposizione di
interessi tra soggetti diversi e politiche sociali.
 
  
Come previsto dalla legge di bilancio approvata a dicembre, prende forma
la riforma tributaria che l’esecutivo conta di portare in Consiglio grande e
generale per la prima lettura nella seduta di giugno. Oggi la presentazione
delle linee guida alla stampa, con il segretario di Stato per le Finanze,
Pasquale Valentini, il coordinatore del dipartimento, Luca Beccari, e il consulente,
Pier Giorgio Valente, a spiegare la filosofia che regge il progetto e i cardini
su cui ruota, vale a dire equita’, efficienza e trasparenza. Da un lato si
vuole dunque ridefinire il carico tributario tra le varie categorie di reddito,
migliorando i controlli e garantendo equilibrio e dialogo tra contribuenti e
amministrazione; dall’altro si vuole aumentare il gettito, mantenendo
competitivita’ fiscale e mettendo in atto adeguate politiche sociali. Il tutto
nella massima trasparenza e ossequio dei criteri internazionali, dato che
“la fiscalita’- spiega Valentini- non deve essere un ostacolo allo
sviluppo ma un suo fattore”. La riforma parte dai dati relativi al
triennio 2006-2008, secondo i quali oltre il 33% del gettito e’ garantito dai
soggetti giuridici (in tutto 4.400), il 16% dai lavoratori dipendenti (20.503),
oltre il 2% da quelli autonomi (792) e il 2,3% dalle imprese individuali
(1.835). E prevede interventi specifici per le diverse categorie. Nel primo
caso i dati dicono che il 40% delle imprese non versa imposte, un altro 40% ha
un imponibile inferiore ai 30 mila euro, mentre il restante 20% contribuisce
per il 92% del gettito del comparto.
 L’aliquota media effettiva risulta cosi’
essere del 13,6% ben al di sotto di quella nominale del 17%. C’e’ insomma una
“erosione della base imponibile”, spiega Valente, anche a causa di meccanismi
di defiscalizzazione non troppo definiti.     L’idea e’ prevedere un livello di tassazione
minimo, da definire, per i “contribuenti dormienti”, per chi cioe’ ha
un imbonibile nullo o sotto i 30 mila euro in modo che “ogni soggetto
registrato in Repubblica contribuisca”. Ipotizzando, ma non e’ detto,
un’aliquota come quella attuale al 17%, si potrebbero recuperare
rispettivamente 2,4 e 5 milioni di euro da circa 1.900 imprese. Per le grandi
aziende, invece, si ipotizzano riduzioni dell’aliquota nominale in base agli
investimenti in beni materiali e immateriali, parametri obiettivi e trasparenti
da verificare anno per anno. In modo che, oltre ai controlli, siano attivi
“presidi automatici di tutela, meccanismi che facciano emergere le
distorsioni”. Le eventuali difficolta’ di un’azienda andranno dunque
dimostrate per pagare meno. Venendo ai lavoratori dipendenti, l’aliquota
effettiva e’ del 5,2%, ma si abbassa ulteriormente grazie agli abbattimenti dei
redditi e alle detrazioni senza merito, arrivando cosi’ all’1,1%. L’obiettivo
che si pone la riforma e’ allora ridurre l’abbattimento forfettario, ora del 23,6%,
puntando sulle spese detraibili grazie a fatture e sulle politiche sociali. Per
cui avere per esempio figli a carico porta a pagare meno tasse. E andando
inoltre a istituire una no tax area per i redditi piu’ bassi. L’ipotesi per ora
e’ una soglia intorno ai 20 mila euro all’anno. Insomma, riassume Beccari,
“si differenzia non solo in base agli acquisti sostenuti ma anche al contribuente”.
    Infine per i lavoratori autonomi e le
imprese individuali, le cui aliquote effettive sono rispettivamente del 15,3% e
del 14,2%, si ipotizza di fare scegliere tra regime progressivo, come per i
dipendenti, dunque autodichiarazione dei compensi lordi percepiti e
riconoscimento di abbattimenti forfetari del reddito e in base ai carichi
familiari; e tra regime proporzionale, come per i soggetti giuridici, con
tassazione determinata dalla differenza tra ricavi e costi e riconoscimento
delle detrazioni per carichi familiari.
   
La riforma punta dunque al recupero dell’efficienza del sistema
tributario, agendo sulle regole di calcolo, ma puntando anche a una
rivisitazione dei controlli e della gestione del contenzioso, in modo da garantire
equita’. “Un’impresa non semplice”, ammette Valentini, con la quale
“tentiamo di combattere l’erosione della base imponibile senza modificare
le aliquote, ma attraverso un percorso chiaro tra reddito e imponibile”, i
cui paletti e soglie verranno definiti in base alla situazione economica del
Paese.

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