Le considerazioni di Giuseppe Maria Morganti in merito alla conferenza stampa dell’opposizione

Il livello della strumentalizzazione politica è talmente alto da mettere a rischio il dialogo, unico elemento capace di garantire la ripresa. E’ assurdo che ogni tema che si affronta, veda gli schieramenti attestarsi su fronti contrapposti pronti a darsi feroce battaglia. Per fortuna non si stanno usando armi, come purtroppo accade nelle zone più martoriate del Mondo, ma la guerra ‘civile’ in corso si manifesta ricorrendo a parole spropositate, come quelle espresse nel corso dell’ultima conferenza stampa dell’opposizione. Il “caso titoli” è giustamente e saldamente nelle mani di un magistrato inquirente, nessuna decisione dovesse sopraggiungere nell’organizzazione del Tribunale, intaccherebbe l’autonomia decisionale dell’inquirente. Bene, questo è il segno di una Giustizia che funziona. Lasciamola lavorare, piuttosto che teorizzare ipotesi con l’intento di condizionarla. Nel caso titoli, l’uso dei fondi pensione è stato ampiamente smentito dal Comitato Amministratore di Fondiss che ha dichiarato: “I contributi degli aderenti a Fondiss non sono stati investiti, ma solo depositati in un apposito conto fruttifero acceso presso Banca Centrale al tasso dell’1,30% con orizzonte temporale al 30.06.2018”. Ecco, questo è il motivo per cui anche io ho detto che BCSM non ha usato quei fondi per l’acquisto dei titoli sotto inchiesta.
Nel corso della stessa conferenza stampa vengo accusato di aver dichiarato che i titoli in questione “non sono spazzatura”, invece io ho semplicemente chiesto di sapere quale sia il “reale valore dei titoli acquistati e quali siano i livelli di rischio”. Personalmente sono in attesa di ascoltare il riferimento che il Direttore di BCSM farà in Commissione Finanze sulla base di una perizia certificata. Per il momento dobbiamo accontentarci della nota pubblicata sul sito di BCSM che afferma di aver “affidato la perizia tecnica dei Titoli Demeter a Società Internazionale di elevato e comprovato standing. Al riguardo, dalla documentazione rilasciata risulta che Banca Centrale non ha subito alcun danno economico”. Se così è, bene. Resta ovviamente in piedi la responsabilità di chi ha fatto assumere un rischio a Banca Centrale al di fuori delle regole del proprio Statuto.
Infine la questione dei crediti Delta. Dopo dieci anni di incuria nella gestione dei crediti che potevano essere recuperati con un’efficacia di gran lunga superiore a quella registrata (solo un terzo dei crediti allora in bonis sono stati incassati), oggi Cassa di Risparmio si fa parte attiva e cerca di negoziare con le altre banche creditrici il miglior risultato possibile su crediti ormai inesorabilmente trasformatisi in NPL. La trattativa è in atto da oltre un anno e tutte le forze politiche sono state informate del difficile percorso intrapreso sul recupero di migliaia di piccoli crediti governati dal diritto civile italiano, cosa che rende impossibile per una società sammarinese entrare direttamente nella loro gestione e i cui costi di recupero sarebbero spesso superiori all’entità del recupero stesso. Nonostante tutto ciò, il Capogruppo del Pss dice che avrei mistificato la realtà, avendo lui stesso ascoltato le stesse informazioni che ho io. Il percorso per giungere ad un’offerta sui crediti Delta è gestito da una società estera di cui Cassa di Risparmio è socia al 10%, da più di anno tale società ha avviato un percorso per selezionare il migliore offerente, ora si stanno tirando le fila delle offerte avanzate e, grazie all’accordo sottoscritto fra maggioranza e opposizione, ogni decisione verrà adottata in Commissione Finanze. Resta inteso che tutti gli altri crediti,compresi quelli di natura tributaria, sui quali è iniziata la fase di recupero, non dovranno essere ceduti. La speranza è che Cassa di Risparmio possa registrare al più presto una buona sopravvenienza attiva e una contemporanea forte iniezione di liquidità che le consenta di sviluppare con vigore la propria attività e che lo Stato possa essere impegnato alla sua ricapitalizzazione con cifre inferiori a quelle previste.
Infine una riflessione sulla gestione del Tribunale: le norme di ogni Stato democratico attribuiscono agli organi di autogoverno il compito di definire la loro gestione. Così è a San Marino, dove solo il Consiglio Giudiziario Ordinario, cioè quello composto dai soli magistrati, ha il potere di deliberare “su ogni questione relativa all’organizzazione del lavoro giudiziario”. La politica ha l’unico dovere di rispettare questa autonomia ricercando le migliori soluzioni per tutelare l’autorevolezza del Tribunale e di tutti i suoi componenti, nessuno escluso.

Giuseppe M. Morganti

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