L’informazione di San Marino. Commissione di inchiesta, Antonio Fabbri a Gerardo Giovagnoli “doverosa replica”

Giovagnoli replica ma svia il problema con insinuazioni…

Che dire, ci aspettavamo che l’inorgoglito Gerardo Giovagnoli non capisse.

D’altra parte la vanagloria è caratteristica diffusa nella classe politica sammarinese e rende ottusi al ragionamento, spostandolo sul terreno dell’insinuazione basata sul pregiudizio di conferma delle proprie distorte convinzioni.

Per diritto di replica pubblichiamo il pensiero che l’ex presidente della commissione di inchiesta ci ha dedicato, senza inviarcelo, su facebook. Per inciso, se ce lo avesse inviato lo avremmo pubblicato come fatto in tutte le altre occasioni. Di seguito, poi, la nostra doverosa replica.

Ecco cosa ha scritto Giovagnoli:

Carissimo Antonio Fabbri (nel senso che mi costa tempo che dedicherei volentieri ad altro), ti scrivo qui perché purtroppo non dispongo di un mio giornale con il quale fare titoli sensazionali e articoli sputaveleno.

Ti voglio rassicurare: il primato di chi non si fida del Tribunale te lo lascio volentieri.

Come interpretare diversamente il fatto che sei tu quello che da anni si concentra sulla cronaca intragiudiziaria per definire chi è bravo come giudice e chi meno, invariabilmente cioè chi per te è vicino alla presente maggioranza. Ci hai costruito metà della storia del giornale di questi anni sulle lotte all’interno del Tribunale e sarei io quello che invita a non fidarsene? Sei tu il primo a farlo, per esempio l’altro ieri scrivendo come commento in prima pagina sul rinvio a giudizio in oggetto “tirato in ballo Grandoni”…in che senso tirato in ballo Grandoni? Come se la sua responsabilità fosse stata inserita per errore del Commissario della Legge in un rinvio a giudizio che riguarda la sua banca e per la quale aveva firmato un documento falso che è costato milioni di euro alla collettività. (A onor del vero non era un commento, ma un articolo di cronaca nel quale era ben spiegato il senso della frase; bastava leggere l’articolo, ndr.)

La divisione del tribunale c’è stata e c’è: per esempio tra chi è rinviato a giudizio essendo Commissario della Legge e chi no. Lo so bene che per te Buriani è intoccabile, ma guarda un po’, proprio per aver dimostrato con la Relazione Conclusiva del 20 ottobre 2020 (peraltro molto precedente ai riferimenti che fai tu) che quel giudice era vicino a Grandoni e soci ed aveva mentito in audizione, si è preso un rinvio a giudizio. Se dovessi tirare le conclusioni e unire i puntini come fai tu, il fatto che tu mi attacchi troverebbe una facile e per me molto conveniente ragione, ma essendo diverso da te, non lo farò.

Con mutata stima, Gerardo

P.S. A riguardo delle parole che mi metti in bocca, ovvero “Gerardo Giovagnoli dice in sostanza che, di concerto, l’azione coordinata della politica, del Commissario Bonfatti, e di una parte del tribunale ha portato a rimodellare, come la politica desiderava, questi rinvii a giudizio”, ecco questa sarà una analisi che fai tu e non io. Le mie parole del post avevano a che fare con la circostanza financo troppo banale, che la Commissione – che è arrivata alle conclusioni in maniera unanime a riprova che non c’era nessun complotto di parte – non avrebbe potuto da sola ricostruire i fatti accaduti in banca CIS senza l’assistenza di tutti gli organi dello stato che hanno fornito documenti, testimonianze e consulenza tecnica per dipanare quella matassa di comportamenti ed azioni bancarie illegali che abbiamo nel dettaglio descritto.

 …e noi proviamo a rispiegarglielo

Giovagnoli fa il simpatico, ma quando qualcuno non valuta il senso delle proprie azioni e delle parole di chi gli fa notare l’inadeguatezza istituzionale dei suoi comportamenti, piuttosto che ridere degli altri farebbe bene a piangere di se stesso. Allora, non avendo compreso il senso, molto chiaro a tutti peraltro, del nostro commento precedente, che evidenziava la gravità del contegno di chi non considera il ruolo che ricopre, proviamo a spiegare la cosa in breve e semplice semplice, come a un bambino di tre anni.

C’è una Commissione politica che dice delle cose.

Contemporaneamente c’è un tribunale che indaga già su quelle cose per le denunce del commissario straordinario.

Il tribunale arriva a delle determinazioni che però non soddisfano la politica.

E’ pronta, in appoggio, la relazione della commissione di inchiesta che viene portata in tribunale. Le determinazioni di cui sopra vengono riaggiustate.

Ora, la cosa sarebbe già ab- bastanza ambigua così, ma ci pensa l’inorgoglito presidente di quella relazione politica a fugare ogni dubbio e di fatto afferma: siamo stati tanto bravi noi politici! Per carità, mica solo noi, è servita la collaborazione di tribunale e commissario straordinario; però son soddisfatto che quello che abbiamo detto è identico a quello che dice l’inquirente.

Quello che dice adesso, però… prima non proprio.

Allora, se il presidente di una commissione di inchiesta non comprende che, visto il ruolo che ha ricoperto, queste cose non le dovrebbe dire, men che meno scrivere, men che meno in questa fase perché inficiano il regolare svolgimento del processo che deve ancora iniziare e lo inquinano più di quanto non abbia già fatto l’inchiesta politica sovrapposta a quella giudiziaria… beh, francamente, se non comprende questa cosa così banale e basilare, farebbe bene a pensare di darsi ad un’altra attività.

Ecco, noi e i cittadini non siamo qui per berci tutto quello che vogliono dare ad intendere Giovagnoli e i suoi colleghi che hanno bisogno di trovare la “collaborazione” – parola sua – del tribunale per avallare una narrazione politica, per molti aspetti distorta, e poi spacciarla come dogma.

Di questa distorta narrazione fa ovviamente parte tutto l’armamentario di insinuazioni nei nostri confronti che Giovagnoli solleva citando Grandoni, Guidi, Buriani… giusto per distoglie[1]re l’attenzione dal merito del colossale scivolone che ha fatto, affossando con le sue parole la fiducia già vacillante dei cittadini nel tribunale. Ha fatto perdere in un sol colpo credibilità a se stesso, problema suo; alla commissione di inchiesta, problema loro; e al tribunale, problema di tutti.

Articolo tratto da L’informazione di San Marino pubblicato integralmente dopo le 23

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