L’Informazione di San Marino: “Patteggiamento, altre anomalie che ‘condannano’ le vittime”

La beffa possibile anche nei casi di violenza di genere dove si apre alla discrezionalità del decidente e al danno tutto da dimostrare in sede civile.

ANTONIO FABBRI – Il Segretario alla giustizia non fa che tessere le lodi della riforma del codice di procedura penale, ma più si va avanti e più si rivela un “porcellum” giudiziario. Farebbe bene ai politici scambiare due parole con gli avvocati – non quelli allineati, però – per capire come il patteggiamento così come concepito dalla riforma, celebrata congiuntamente dal Dirigente del Tribunale Giovanni Canzio e dalla presidente dell’Oan Maria Selva, “condanni” le vittime. Di certo condanna le parti lese, in caso di patteggiamento, a dovere intentare una causa civile e a dover dimostrare daccapo non solo il “quantum” del risarcimento, ma anche l’“an”, cioè il “se” il danno subito sia derivante dal reato commesso per cui si è patteggiata la pena, cosa che invece il normale processo penale di per sé stabilirebbe già.

La norma esclude infatti che il patteggiamento abbia efficacia nei giudizi civili o amministrativi. Ma l’altra distorsione è emersa in tutta la sua ancor più insopportabile anomalia, che penalizza la tutela della vittima, nell’ambito dei reati legati alla violenza di genere.

Come spiega infatti Uds, che ha trattato il tema nella manifestazione di domenica al parco Ausa, “la recente Riforma del Codice di Procedura Penale, introdotta a San Marino il 17 marzo scorso, prevede come facoltà discrezionale del giudice il patteggiamento o l’archiviazione per “particolare tenuità del fatto”. Questo anche per alcuni comportamenti riconducibili alla violenza di genere. Uds vigilerà sull’applicazione di tali norme e metterà in atto tutte le iniziative possibili per far sì che non si rivelino uno strumento per depotenziare e sottovalutare la gravità della violenza di genere”. Pare una procedura penale che va dunque a discapito delle vittime e in controtendenza rispetto allo spirito e al messaggio della manifestazione di Uds di domenica scorsa: “Non nascondiamo la violenza nel silenzio”.

Manifestazione nella quale grazie ai contributi del Dott. Andrea Venturoli dell’Associazione Confine e della Dott. ssa Laura Muratori, entrambi psicoterapeuti rispettivamente di uomini maltrattanti e di donne vittime di violenza, “è stato possibile analizzare il sistema culturale in cui si è consolidata l’idea della donna come oggetto, come proprietà dell’uomo da controllare e su cui esercitare potere”.

Emblematica la riflessione di Laura Muratori, già membro dell’Authority per le pari opportunità, che ha di fatto sottolineato come a San Marino siamo bravi a ratificare convenzioni e a produrre norme e organismi per ottemperare ai principi di tutela internazionali, ma poi spesso non si approntano gli strumenti perché queste tutele funzionino. Anzi magari, aggiungiamo, come nel caso citato codice di procedura penale e del patteggiamento, le tutele delle vittime e dei soggetti deboli rischiano addirittura di incontrare ostacoli nelle procedure adottate

 

Articolo tratto da L’informazione di San Marino pubblicato integralmente dopo le 23

 

 

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