Lionello Mancini, IlSole24Ore, Il Titano cerca nuovi capitali

Il Titano cerca nuovi capitali

Missioni di parlamentari e governanti sammarinesi battono il mondo, l’Asia in particolare, a caccia di nuovi capitali che sostituiscano quelli “scudati”: quasi sei miliardi. Le banche provano a darsi da fare con l’industria, ma gli imprenditori scuotono il capo: ‘Non sono capaci, su queste cose non si può improvvisare’. E che il Titano abbia esaurito il suo ruolo di custode del “nero” italiano lo pensano in molti, tanto che a dirlo chiaro e tondo è uno storico governante locale, l’ex segretario alle Finanze Gabriele Gatti: ‘Ormai, i soldi a San Marino li porta solo un pazzo o uno pericoloso’.

Certo, gli elenchi di cose fatte si sprecano. Un fatto reale è certamente la fine delle mitiche ‘Sa’: dal 30 settembre niente più società anonime e quelle esistenti devono diventare Spa entro l’anno (anche se tra i soci potranno avere società fiduciarie). Ma gli industriali sammarinesi, quelli veri, con dipendenti e fatturati veri, denunciano la ‘grande ammuina’ della politica che sforna complicate leggi-fumogeno per convincere il mondo che qui si sta mettendo ordine, senza curarsi delle incombenze scaricate sulle imprese. La presidente della Camera di commercio, Simona Michelotti, non si lamenta per lo stop all’anonimato, ‘molti di noi avevano provveduto da tempo’, ma si chiede se anche la politica si stia autoriformando. ‘Il deficit statale è ben oltre i 40 milioni – dice – ma la parola “rigore” è sempre tabù perché fa perdere voti, la Pubblica amministrazione resta pesante e costosa né si sta organizzando per verificare l’attuazione delle nuove norme’. Un suo collega scherza: ‘Alle prossime elezioni, non facciamo votare i dipendenti statali, così nessuno dei politici attuali verrebbe rieletto’.

Il sistema finanzario attuale con 12 banche e 45 finanziarie non può reggere e va semplificato, lo dicono tutti, ma ormai è una corsa contro il tempo. La Cassa di Risparmio di San Marino (CrRsm), epicentro di un devastante terremoto giudiziario tuttora in corso, è ora al centro di una nuova diatriba a suon di denunce e conversazioni registrate di nascosto sul tema: chi sapeva che l’operazione Delta era ad altissimo rischio finanziario e legale? Risposta: tutti. Dal governo al Consiglio grande generale (il Parlamento) ‘che ho informato io personalmente’ rivendica Gatti, mostrando una lettera del 2008 in cui, pochi giorni prima dell’arresto, l’ex patron della CrRsm, Mario Fantini, elenca ogni dettaglio per i governanti e lamenta le ingerenze di Banca centrale, che cercava di mettere qualche paletto.
Altre criticità: i recenti commissariamenti della Carim (proprietaria del Cis) e, pochi mesi fa, del forlivese Credito di Romagna (con quote dell’Istituto bancario sammarinese). E chissà se i sammarinesi sapevano che proprio al Credito di Romagna tiene un bel gruzzolo proprio il criticato Gatti? Un semplice c/c, ma che ha superato i 700mila euro. Sempre sul fronte credito, la Banca centrale afferma che si sono ‘tutte concluse’ le ispezioni avviate dalla Vigilanza ma, si direbbe, senza grandi scossoni. Magari andrà meglio quando passerà la legge che lima le unghie dei politici e ridà più autonomia alla Vigilanza.

Su questo mare già agitato incombono altre nubi minacciose. Come la bolla immobiliare gonfiatasi negli anni, quando l’evasore italiano era ancora un furbone e il broker sammarinese un furbone doppio, con soldi facili e scarsa propensione alla fatica. In quegli anni, le ricche banche hanno finanziato cantieri su cantieri, fino a contare oggi 8mila alloggi vuoti e invenduti, anche perché nessuno straniero può comprarne. I costruttori faticano a restituire i prestiti, e le banche dissanguate dallo scudo si destreggiano come possono fra incagli e sofferenze.

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