Lista nera di San Marino, Smi, famiglia Nasi Agnelli. Lorenza Pleuteri, La Repubblica

EVASIONE FISCALE

Lista nera di San Marino
spunta la famiglia Nasi

Madre e tre figli nell’obiettivo della Finanza. E’ ancora nell’accomandita Giovanni Agnelli con una quota dell’1,34%. Marisa Coop è la suocera del titolare della Smi, la società al centro dell’indagine

di LORENZA PLEUTERI

Negli anni ’60 e ’70 “era una delle prime quattro o cinque contribuenti della città”, ricorda chi si occupa da tempo di casa Agnelli e dintorni. Nel libro sulla dinasty torinese scritto da Marco Ferrante si vira invece sul look, sul passaggio dai tailleur di flanella grigia agli abiti arditi. Si narra di quando diventò la cliente preferita dello stilista Roberto Capucci, “la donna su cui sapeva di poter sperimentare”, capace di “portare dei vestiti difficilissimi perché era straordinariamente sicura di sé”. Altri tempi, altre storie.

La signora paragonata per portamento a Silvana Mangano e Jacqueline de Ribes ora torna alla ribalta della cronaca per una citazione di cui avrebbe fatto più che volentieri a meno. Marisa Coop Nasi – nuora di Aniceta, la figlia del fondatore della Fiat Giovanni Agnelli senior, e cugina d’acquisto dell’Avvocato dopo il matrimonio con Emanuele Nasi – compare nei tabulati consegnati dalle autorità di San Marino alla procura di Roma, uno dei 1.150 nomi finiti nel radar dei cacciatori di evasori fiscali e ricettatori. Ma per lei il legame con il conte Enrico Maria Pasquini – titolare delle sanmarinesi Smi e Smi Bank, epicentro dell’inchiesta sul lavaggio di capitali occulti messi al sicuro nella Repubblica del Titano – è più forte, di famiglia, domestico. Marisa Coop Nasi, classe 1927 e natali a Venaria, è la suocera del blasonato 62enne che nel portafoglio clienti aveva imprenditori e manager, sportivi e industriali, cantanti, colletti bianchi della criminalità organizzata. Ha sposato la figlia Clara, anche lei nei tabulati, come la sorella Violetta e il fratello Carlo. Per lui, doverosa postilla, resta un dubbio residuo: un “refuso” nella data di nascita comunicata agli specialisti delle Fiamme gialle, non corrispondente a quella effettiva.

Quale fosse la reale consistenza del portafoglio dei Nasi elencati nei tabulati – il ramo cadetto, diventato marginale nella galassia Agnelli – è ancora da chiarire, così come la natura delle transazioni finanziarie effettuate attraverso il “mediatore” di casa. Le rendite in chiaro e i dividendi non sono un mistero. La suocera del conte, la solita signora Marisa, stando ai dati certificati dalla Camera di commercio risulta ancora nell’accomandita Giovanni Agnelli: ha l’usufrutto dell’1,34 per cento delle azioni, pari alla ragguardevole cifra di 2 milioni 121 mila e 350 euro. La figlia Violetta detiene lo 0,49 per cento (cioè oltre 770 mila euro). Per il figlio Carlo – sempre con l’avvertenza che fino al chiarimento dell’anno di nascita nulla viene dato per certo, perché il rischio di cadere nell’omonimia ancora non è stato fugato – si stanno invece verificando presunte attività nel settore discografico, a Milano.

Gli altri nomi torinesi della “lista Pasquini” in confronto dicono poco o nulla. I finanzieri stanno incrociando coordinate anagrafiche e banche dati, in modo da localizzare i soggetti “giusti” e avviare accertamenti mirati. Alberto Tedeschi, nato a Torino il 14 marzo 1962, è uno dei personaggi ancora tutti da inquadrare. Con una doverosa sottolineatura, che vale per i Nasi e gli altri: c’è chi è in grado di dimostrare la correttezza e la trasparenza di operazioni, transazioni e depositi oltre confine.

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