L’Italia chiude le armerie di San Marino. Roberto Tamagnini

UN’ALTRA
MAZZATA

È quella che il Ministero
dell’interno, a firma del Capo della polizia Manganelli (in nomen
omen!) assesta a San Marino; questa volta si tratta di acquisto di
armi da parte di cittadini italiani.

Nella circolare del 29/03/2011 si
citano la Convenzione del 1939, la caccia e le attività sportive,
queste ultime con particolari protocolli, mentre per la prima si cita
il testo che dice: “Le merci e i prodotti di qualsiasi specie
potranno liberamente circolare tra i due Stati, ad eccezione di quei
generi che costituiscano, in uno di essi, privativa dello Stato”.

La circolare ricorda anche che fra
Italia e San Marino e fra San Marino e la UE è istituita una unione
doganale.

La circolare disquisisce poi sul fatto
che nulla si dice sull’acquisto di armi e munizioni, cioè che non
esiste una norma ad hoc; se è per quello non esiste una norma ad hoc
neanche per i prosciutti e per il pesce azzurro cosi che, se
all’Italia viene in mente qualcosa di simile, anche questi generi
sarebbero soggetti all’autorizzazione, all’esportazione e
importazione così come si pretende per le armi.

Bisognerebbe sapere allora se esiste o
meno la dogana fra noi e l’Italia, se l’accordo del 1939 è
ancora in vigore, se per le armi vendute a Italiani, occorra una
seconda marcatura del banco di prova, dato che una già ce l’hanno
di partenza.

Tutti questi interrogativi riguardano
la sovranità di San Marino, dato che la controparte ignora
bellamente i trattati e adotta direttive unilaterali con conseguenze
disastrose per noi.

Il bello è che, sembra, il Segretario
agli Affari Esteri, fosse al corrente della minaccia incombente da
più di un mese e nulla abbia fatto per questa come per tante altre
cose.

San Marino deve essere trasparente in
materia finanziaria e bancaria e ancora non lo è, ma la questione in
oggetto riguarda soggetti in regola, creando un pericoloso precedente
che può riguardare ogni cosa, così che ora di reagire, magari in
campo internazionale, pena lo strangolamento del Paese.

Roberto Tamagnini

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