Marino Zanotti contro l’Esecutivo di Riforme e Libertà

Futuro prossimo
Giorni fa la coalizione «Riforme e libertà», sconfitta alle elezioni politiche del novembre scorso, ha annunciato l’imminente formazione di gruppi di lavoro tematici, controllati dalla supervisione di un esecutivo formato dai dirigenti dei partiti coalizzati.
È questa una lodevole iniziativa se si vuole uscire dalle secche della politica parlata ed entrare in una fase progettuale, pur di opposizione.
Tuttavia sembra prematura una iniziativa comune a largo raggio, quantomeno per tre principali motivi.
Se ci limitiamo all’area “tematica” del lavoro e previdenza sociale, sorgono alcuni ostacoli difficile da smussare in breve tempo; nessuno avrà, credo, dimenticato che Sinistra Unita in occasione dei Referendum sul lavoro, ma anche in campagna elettorale, ha avuto un approccio molto diverso dagli altri partiti, risultando l’unica forza che li sostenne esplicitamente.
Lo stesso PSD non ha mai operato una rivisitazione pubblica sulle leggi di cui è stato portatore, la 131/2005 sulle politiche del lavoro e la 158/2005 in tema di previdenza complementare, poi abrogata grazie all’ammissione del relativo referendum.
La seconda questione è la tenuta nel centro sinistra dei partiti che ne la legge elettorale, ne la giovane coalizione possono garantire. Anche a causa del mancato rinnovamento dirigenziale del PSD, restano sempre possibili le fughe al centro, dovute all’attrazione polare di soggetti della democrazia cristiana e personaggi vicini ai soliti poteri forti. A questo proposito si possono notare segnali indiziari, come il fenomeno delle segreterie miste, dove ancora il famoso spoiling system non è avvenuto.
Il terzo ostacolo da smussare è la mancanza di prospettiva politica della coalizione che non può essere riposta in un programma elettorale sconfitto.
Per evitare di bruciare un buon strumento di lavoro sul nascere, occorre che i partiti di Riforme e Libertà facciano chiarezza attraverso le rispettive forme istituzionali, come i Congressi. In tempi possibilmente brevi.
Il futuro è già oggi ed occorre essere pronti.
All’inadeguatezza del quadro politico di governo e alla impresentabilità di alcuni personaggi di spicco non si può controbattere specularmente.
La crisi che vivremo sarà forse mondiale. Non possiamo attendere che a pagarla siano come sempre i più deboli del pianeta e anche del nostro Paese.
La crisi potrà essere affrontata come occasione per un miglioramento futuro e nella consapevolezza che dovremo forzatamente invertire la rotta, verso una concezione di sviluppo sostenibile e relazioni di pari dignità tra i popoli della terra.

Marino antimo zanotti

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