Merlini (Csdl): “A San Marino si è registrato un livello di inflazione superiore rispetto al circondario”

“Nella relazione del segretario di Stato per le Finanze, Marco Gatti, sulle linee di revisione dalla riforma tributaria, si propone l’aumento della quota di deduzioni Smac, nonostante l’assenza di controlli e azioni di calmieramento dei prezzi”.

Lo dichiara Enzo Merlini, segretario generale della Confederazione sammarinese del lavoro, sottolinea in una nota che le deduzioni Smac “si sono rivelate un fattore che produce l’aumento delle dinamiche inflative: in questa situazione, siamo contrari a tale proposta”.

In una recente trasmissione televisiva, durante la quale si discuteva delle linee guida relative alla revisione della normativa in materia di imposte dirette, Merlini rimarca di aver affermato che “dal 2014, quando sono state introdotte le deduzioni Smac, ovvero la riduzione del carico fiscale a fronte delle spese sostenute e documentate in territorio, a San Marino si è registrato un livello di inflazione superiore rispetto al circondario”.

I segretari di Stato per le Finanze e la Sanità “hanno dichiarato che, al contrario, secondo il Fondo monetario internazionale, l’inflazione sammarinese sarebbe in realtà inferiore a quella italiana, tanto che avrebbe consigliato di utilizzare il dato interno, in luogo di quello italiano, ai fini della rivalutazione delle pensioni, ottenendo in questo modo un significativo risparmio delle prestazioni previdenziali”.

“Non so quali elementi abbia il Fmi per ritenere inattendibili le rilevazioni fornite dall’Ufficio di Statistica sammarinese e, nel caso, sarebbe opportuno che venissero esplicitate, visto altresì che già in passato anche i rappresentanti dei commercianti avevano sostenuto la stessa cosa – asserisce il segretario generale della Csdl -. Non è cosa da poco il fatto che un organismo internazionale delegittimi in questo modo l’operato di un Ufficio strategico dello Stato, senza scatenare alcuna reazione. Ai sindacati è sempre stato riferito che il paniere e i metodi utilizzati vengono costantemente aggiornati e omologati alle variazioni adottate dall’Istat, per cui non vedo alcuna ragione per dubitarne. Fino a prova del contrario, vanno quindi presi a riferimento quelli ufficiali, che sono i seguenti: inflazione 2012 e 2013: San Marino 4,4%; Rimini 4,7%; Italia 4,2%; inflazione 2014-2021: San Marino 7,9%; Rimini 3,9%; Italia 4,9%”.

E ancora: “Quindi, seppure il dato sia complessivamente contenuto, è comunque il doppio rispetto al circondario. Occorre precisare che i dati riminesi e nazionali italiani indicati sono quelli relativi all’indice Nic, mentre quelli sammarinesi sono relativi a quello per le famiglie di operai ed impiegati. A San Marino viene diffuso solo quest’ultimo, mentre a Rimini solo il primo ma, guardando la realtà nazionale italiana, che invece pubblica entrambi, oltre all’indice Ipca, ovvero quello europeo, la differenza tra i due è di qualche decimale. All’interno del paniere, spicca la voce ‘prodotti alimentari e bevande analcoliche’: crescita prezzi 2012 e 2013: San Marino 9,3%; Rimini 5,4%; Italia 4,9%. Crescita prezzi 2014-2021: San Marino 26,1%; Rimini 4,4%; Italia 7,3%. In sostanza, i prezzi dei prodotti per i quali ogni famiglia concentra una parte rilevante delle proprie spese indifferibili, in 8 anni sono cresciuti a San Marino 6 volte di più rispetto a Rimini”.

Il segretario di Stato per le Finanze, Marco Gatti, “ha poi contestato la correlazione tra questo ‘eventuale’ dato e l’introduzione delle deduzioni Smac, a fronte delle quali i cittadini sono costretti a spendere parte dei propri redditi in territorio per pagare meno tasse”. Secondo Merlini, invece, “non si tratta solo di una coincidenza”.

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