Messaggio degli Eccellentissimi Capitani Reggenti in occasione della Giornata della Memoria

Il 27 gennaio è la data, dalla forte valenza evocativa, scelta nel 2005 dall’Assemblea della Nazioni Unite per celebrare la Giornata Internazionale della Memoria.
In questa particolare ricorrenza, ad oltre settanta anni da quel 27 gennaio 1945 che, con l’ingresso delle truppe alleate, rivelò al mondo intero l’orrore che si nascondeva oltre i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, occorre di nuovo interrogarsi sul significato della memoria e della conoscenza di uno dei capitoli più bui della storia dell’umanità.
Con il trascorrere del tempo, stanno venendo a mancare i “sopravvissuti”, coloro che, con dolore e fatica, per la loro intera vita hanno contribuito a preservare e a trasmettere la memoria della Shoah, certi che la loro testimonianza rappresentasse un dovere nei confronti delle generazioni future.
Spetta a noi raccogliere il loro lascito, far sì che la loro testimonianza resti sempre viva, adoperandoci, sempre e con le modalità più efficaci, affinché sempre nuove generazioni possano, a loro volta, divenire “sentinelle” di una memoria che sappia trasformarsi in quotidiano e costante impegno etico e civile.
La Shoah – proprio perché rappresenta la sconfitta della ragione e una ferita profonda inferta a quei principi e ideali di civiltà e di cultura che hanno rappresentato un vanto per l’Europa – non cessa d’interrogare la nostra coscienza, individuale e collettiva.
Essa rappresenta un monito per il presente e il futuro, un richiamo a non restare indifferenti e ad impegnarci, sempre e in prima persona, a difesa della dignità di tutti gli esseri umani, in particolare dei più fragili, degli emarginati e perseguitati. Così come fecero i Sammarinesi, che in uno dei periodi più difficili della storia della nostra Repubblica, contribuirono alla salvezza degli ebrei rifugiatisi nel Paese.

Oggi sappiamo che momenti di crisi, di incertezza e di paura di fronte a sfide epocali, possono rendere più facile il propagarsi di sentimenti di odio e di intolleranza nei confronti del diverso e contribuire, altresì, ad affievolire la nostra sensibilità e capacità di condannare e perseguire sempre e con la dovuta fermezza la violazione dei diritti di ogni persona, indipendentemente dalla razza, dalla cultura e dalla religione. Diventa pertanto importante, in questa giornata, impegnarci tutti per riaffermare il valore profondo di una memoria da custodire e da continuare a trasmettere in questo nuovo millennio. Una memoria preziosa perché in grado di farci conoscere la malvagità di cui può essere capace l’uomo e la fragilità degli argini costruiti dalla cultura a difesa della civiltà, ma anche di nutrire come diceva Etty Hillesum, la giovane scrittrice morta ad Auschwitz – la speranza di un mondo migliore, grazie all’impegno profuso per radicare quei principi di umanità e di responsabilità che rappresentano i principali antidoti contro il rischio di un ritorno della barbarie.

San Marino, 27 gennaio 2018/1717 d.F.R

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