San Marino. Destinazione offerte celebrazioni liturgiche cattoliche, la Diocesi: “Decide la Chiesa”

SAN MARINO. Dopo le tematiche dibattute in questi giorni in Consiglio Grande e Generale, interviene la Diocesi di San Marino-Montefeltro. La Diocesi si dice disponibile al confronto rispetto al dibattito emerso sull’Istanza d’Arengo, respinta, pertinente l’Insegnamento della Religione Cattolica (IRC): “l’Ordinario diocesano esprime la propria disponibilità al dialogo ed al confronto con il GovernoIstanze d’Arengo presentate dal Coordinamento delle Associazioni, delle Aggregazioni Laicali e dei Movimenti ecclesiali, “conferma l’apprezzamento per l’impegno manifestato per contribuire alla crescita del tessuto sociale e al sostegno di coloro che vivono in particolari situazioni di difficoltà e disagio“.

Si appella invece al Diritto Canonico quando riflette sulle offerte raccolte all’interno dei luoghi di culto durante celebrazioni liturgiche cattoliche:

(…) È necessario, invece, fare una riflessione a parte sulle due Istanze d’Arengo giudicate a suo tempo ricevibili ed ora approvate dal Consiglio Grande e Generale, riguardanti materie di culto di esclusiva pertinenza dell’Autorità Ecclesiale, in quanto attinenti al Diritto Canonico, e non già al Diritto Ecclesiastico, e legate alle attività precipue che si svolgono in luoghi considerati pubblici, ma nei quali si svolgono celebrazioni liturgiche cattoliche. Nella salvaguardia del più alto diritto alla libertà religiosa, infatti, spetta ai soli e singoli soggetti religiosi, in questo caso la Chiesa Cattolica, la regolamentazione dell’amministrazione dei Sacramenti e dei Sacramentali, come anche quella della destinazione delle offerte raccolte all’interno dei luoghi di culto durante tali celebrazioni. La Chiesa Cattolica ha il dovere di non lasciare che il momento così solenne e definitivo della vita dei suoi fedeli possa trasformarsi in altro. Nulla vieta, come già avviene, che le Associazioni che ne fanno richiesta possano raccogliere i fondi destinati alla loro attività in luoghi adatti come la camera ardente dell’ospedale di Cailungo o al di fuori dei cimiteri o comunque al di fuori della chiesa. (…)

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