Politiche di risparmio, la strada non è quella dei tagli lineari agli stipendi dei dipendenti PA

Prosegue la raccolta firme promossa dalle Federazioni Pubblico Impiego della CSU, contro i prelievi forzosi sui salari del pubblico impiego. Ricordiamo che domani (mercoledì 15 novembre) le Federazioni saranno presenti all’Ospedale di Stato, ove ha sede l’ISS, mentre giovedì 16 novembre saranno al Centro uffici Tavolucci a Borgo Maggiore, per consentire ai lavoratori interessati di queste due grandi strutture di porre la propria firma. Dalla prossima settimana la petizione sarà portata capillarmente sul territorio nei diversi uffici e strutture della PA, per permettere ad ogni dipendente pubblico di aderire alla raccolta firme; è comunque sempre possibile firmare presso la sede CSU.

La questione al centro della petizione è molto importante, e non sta tanto nel fatto di volere difendere lo 0.50% “espropriato” ai dipendenti pubblici attraverso una legge di bilancio (provvedimento che presenta anche problemi di costituzionalità) quanto, invece, la direzione che ha intrapreso questo Governo.
L’Esecutivo ha istituito un tavolo di confronto sulla spesa pubblica, a cui ha dato mandato di identificare aree di intervento e di risparmio; ma a quanto sembra fino ad oggi, tale occasione di confronto è stata incapace di produrre risultati apprezzabili.
Quale potrebbe essere allora lo scenario più probabile ad un solo mese dall’approvazione della legge di bilancio? Vista la carenza di proposte da parte di chi è deputato a farne, non vi sarebbe niente di più semplice che effettuare un bel taglio lineare sugli stipendi pubblici, di cui lo 0.50% potrebbe essere stato solo una anticipazione…

In questo scenario, ipotetico ma molto verosimile, i dipendenti della PA, dopo anni di blocco del rinnovo contrattuale e dopo aver subito già tre prelievi forzosi, vedrebbero ancora una volta qualcuno che mette mano al loro portafoglio. La cosa è ancora più grave se pensiamo al fatto che i dipendenti pubblici sono la tipologia di lavoratori che risiedono più di altre sul territorio nazionale, quindi più di altre sono soggette alle misure che vengono prese in sede di legge di bilancio; misure che andassero a tassare beni primari come ad esempio la prima casa, andrebbe anch’esse a pesare sui dipendenti della Pubblica Amministrazione, ergo non sarebbe opportuno prevedere ulteriori interventi sulla loro busta paga, pena l’indebolimento ulteriore della capacità di spesa di tante famiglie con una inevitabile contrazione del Pil e delle entrate fiscali; si tratterebbe di una politica, è il caso di dirlo, che non vedrebbe al di là del naso.

Aggiungiamo poi che le categorie legate al salario fisso sono quelle che, più di ogni altra, hanno sentito gli effetti della riforma fiscale del 2013; le categorie dei lavoratori autonomi, invece, hanno ancora modo di eludere il fisco, visto che – solo per fare alcuni esempi – nell’anno 2015 circa 200 di questi hanno dichiarato un reddito da 0 a 15.000 euro annui, mentre altri 200 hanno dichiarato un reddito da 15.000 a 30.000 euro annui. Si tratta, evidentemente, di dichiarazioni non reali…

Anziché pensare di intervenire, quindi, con grossolani tagli lineari, sarebbe il caso di prevedere controlli su dichiarazioni quantomeno sospette. Vogliamo poi parlare delle ingenti risorse andate al settore bancario? Siamo certamente consapevoli della necessità di salvare il settore, tuttavia ci possono essere modalità e modalità (nei prossimi comunicati delle Federazioni del Pubblico Impiego avremo modo di potere approfondire anche questo aspetto).

Nel ribadire l’invito ai lavoratori del pubblico impiego, e non solo, a firmare la petizione, e considerando che le retribuzioni dei dipendenti pubblici sono essenziali per la tenuta di liquidità del sistema, siamo a chiedere una inversione di tendenza delle politiche pubbliche e ci impegniamo con una raccolta firme che vada al di là del tema proposto, e che possa risvegliare l’attenzione del paese rispetto ai temi sopra accennati.

FUPI-CSdL FPI-CDLS

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