San Marino. Crediti dello Stato? Inesigibili, dicono gli azzeccagarbugli ed i politici … colgono

SAN MARINO.  La legge di iniziativa popolare promossa da Civico 10 e depositata il 2 gennaio 2017 era stata interpretata come il mezzo operativo che avrebbe finalmente consentito di  recuperare la monofase non versata ed  il danaro dato alle banche per tutelare i depositanti ma  usato per chiudere i buchi di certi prenditori. Per un totale, stimato, di  mezzo miliardo di euro. 

I promotori avevano spiegato a suo tempo: “I fenomeni a cui facciamo riferimento  sono il recupero dei crediti monofase non pagati dalle aziende e il controllo sui crediti d’imposta delle banche che vengono sovvenzionate dallo Stato. Crediamo ci sia un modo per andare a recuperare perlomeno parte di quei crediti richiedendo all’Avvocatura di Stato di procedere con cause civili, per le quali la prescrizione arriva ai 30 anni, nei confronti degli amministratori di quelle società coinvolte in procedure penali prescritte. In questo modo si potrebbe provare a recuperare parte di quella monofase mancante andando a toccare direttamente i patrimoni, spesso cospicui, degli amministratori“.

Detta legge di fatto è diventata una amnistia generale. In sostanza non si recupererà niente né sul versante banche né su quello monofase tanto il testo iniziale  è stato manomesso dagli immancabili  azzeccagarbugli. 

Civico 10 nel 2013 sosteneva che, in tali operazioni di recupero, al più si poteva avere un occhio di riguardo per chi aveva  un debito verso lo Stato inferiore a 1.000 euro. Nel 2017 detta soglia  viene elevata a 10.000 euro. Nel 2018 diventa 200.000 euro. Ma anche chi è al di sopra di tale quota, di fatto, non avrà da temere, visto  il  cortocircuito normativo  che è stato  approntato.  Un marchingengo  che non ha nulla da invidiare a quello inventato a suo tempo dall’ex Segretario di Stato alle Finanze, Claudio Felici (nomina di una  commissione amministrativa).  

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