San Marino. Re Nero, i guai di Asset per quei documenti nel gabinetto

Antonio Fabbri L’informazione di San Marino: La banca come persona giuridica è stata condannata a pagare una sanzione di 420mila euro / Re Nero, i guai di Asset per quei documenti nel gabinetto / Riconosciuto l’ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia, prescritto l’esercizio abusivo dell’attività finanziaria

SAN MARINO Il processo di Forlì e le sue condanne di primo grado riguardano le responsabilità penali ascritte in capo a specifiche persone, fisiche e giuridiche, per determinati fatti e condotte che vengono precisamente descritti nella sentenza. Le motivazioni della sentenza di Forlì, come prima quelle della sentenza sul conto Mazzini, attestano se ce ne fosse ancora bisogno che a San Marino c’era un sistema con delle falle, ma aggiungono che c’è stato chi da quelle falle ha tratto vantaggio, a vedere i fatti e secondo le accuse consolidate in sentenze di condanna nel primo grado di giudizio, superando il buon senso e violando anche quelle seppur poche regole che pure esistevano. Questo vale per i giudici di Forlì anche per la responsabilità del soggetto giuridico, Asset Banca, che viene condannata a 420mila euro di sanzione perché, a vantaggio della stessa, i suoi funzionari hanno agito per ostacolare la vigilanza di Banca d’Italia.  (…)

Invero, l’interesse di Banca d’Italia per Bcr era oggetto di numerose conversazioni tra gli esponenti dell’istituto bancario forlivese ed Ercolani e Tabarrini. In particolare, appaiono evidenti le condotte di occultamento della documentazione: Zanelli Tristano, in più conversazioni, riferiva ad Ercolani di aver nascosto agli ispettori quei documenti che dimostravano lo stretto legame esistente tra Bcr e Asset (cfr. conversazione tra Ercolani e Zanelli n.301 del 22 ottobre 2007 d.159/07, all.21, con fonia: “prima dell’arrivo degli ispettori, sono qui che cavo tutta la tua roba, la tua roba… quella dell’Asset, via!”; conversazione tra Ercolani e Zanelli n. 320 del 22 ottobre 2007 d.159/07, all.22 con fonia: “Le abbiamo buttate tutte nel gabinetto, in uno scatolone” (…)

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