San Marino. Carisp, relazione Quill tenuta nel cassetto

SAN MARINO La “Relazione Quill” ancora oggetto di approfondimento su L’informazione in un articolo di Antonio Fabbri.

Come mai sia stata tenuta nel cassetto la relazione Quill quando venne presentata nel 2016, e i bilanci di Carisp siano rimasti eccessivamente ottimistici, probabilmente dovrà essere chiarito anche alla luce delle prossime azioni di responsabilità. Sta di fatto che già quella relazione attestava chiaramente come i bilanci redatti all’epoca non fossero attendibili. Si legge nella relazione degli esperti del Fondo Monetario, che pur essendo precedente giunge oggi a confermare a posteriori che  non si sono voluti fare i conti con le reali sofferenze di Cassa, che Carisp “resta estremamente problematica e incapace con le proprie risorse di tornare ad una condizione di sicurezza e solidità per poter raggiungere una redditività sostenibile. CRSM è caratterizzata da un volume estremamente alto di attività dubbie, gravi perdite d’esercizio, un basso livello patrimoniale per il suo profilo di rischio e, benché la liquidità sia attualmente accettabile, essa rimane esposta al rischio di evento e ad una potenziale crisi di liquidità. I crediti dubbi di CRSM rispetto agli impieghi totali sono pari al 79 per cento, in gran parte a causa dell’eccessiva esposizione verso Delta. La quota di mercato di CRSM a San Marino è diminuita ed era pari al 15 percento alla fine del 2015, per via del fatto che si è incentrata su Delta e su attività estere”. Era aprile del 2016, ma con il passare del tempo la qualità dei crediti non sarebbe migliorata, sottolinea ancora questa relazione. Relazione che richiama le risultanze di una analisi di Kpmg. Seppure la società di consulenza evidenzi in premessa di non avere potuto esaminare in maniera autonoma la  “completezza, l’accuratezza e la veridicità delle informazioni e dei dati”, il quadro che ne esce non è certo positivo.

“In generale, ci si aspetterebbe che la possibilità di recupero del credito, soprattutto nei casi in cui non è pratico percorrere la strada delle garanzie come nel caso dei crediti di Delta, diminuisca a mano a mano che aumenta la durata dell’insolvenza. Durante le discussioni con la dirigenza di CRSM nel corso della missione è emerso che il flusso di cassa di CRSM ricevuto dai recuperi di Delta nei primi tre mesi del 2016 è stato pari al 58% in meno di quello previsto. Mentre la società incaricata di svolgere le operazioni di recupero ha una certa autorità decisionale riguardo alla distribuzione ai creditori, il ridotto flusso di cassa può anche indicare una diminuzione nei recuperi al di là di ciò che è supportato dal valore iscritto da CRSM”.

In sostanza già nel 2016 era emerso che, rispetto a quanto si prevedeva dovesse rientrare, era in realtà rientrato meno della metà. Il 58% in meno di quanto previsto. Un segnale di allarme sul fatto che le entrate previste erano troppo ottimistiche. Tra l’altro, senza attendere la relazione Quill, che le previsioni di Cassa fossero eccessivamente ottimistiche era già stato segnalato da Bcsm, ma sempre sulla scorta di confronti con esperti del Fmi, nel 2014 (vedi l’informazione del 6 giugno 2018), ma rimasero inascoltate con il paradossale effetto che mentre all’esterno, gli organsimi sovranazionali conoscevano le reali situazioni del bilancio di Cassa, a San Marino si pensava che le cose andassero bene perché le perdite di bilancio e i mancati rientri non erano adeguatamente considerati.

 

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