Il Cristo ligneo di Michelangelo tornerà in Italia nel Battistero di Ascoli Piceno

Il Cristo ligneo di Michelangelo tornerà in Italia nel Battistero di Ascoli Piceno

Il Cristo di Michelangelo lascerà San Marino e tornerà in Italia. Ne dà notizia Il Sole 24 Ore.

Ad ospitare entro l’estate l’opera lignea di appena 40,2 centimetri attribuita al genio aretino, sarà il Battistero di Ascoli Piceno.  Il legittimo proprietario – Andrea Boccardelli, assistito dall’avvocato Francesco Ciabattoni del foro di Ascoli Piceno – dopo lunghe indagini giudiziarie e un contenzioso durato circa sette anni che ha coinvolto due procure italiane, le ambasciate e il Tribunale del Titano, ne potrà rientrare in possesso.

Opera assicurata per 50 milioni – San Marino sarà così costretta a far aprire la cassetta di sicurezza intestata a Giorgio Hugo Balestrieri, nella quale è conservata l’opera prudenzialmente assicurata per 50 milioni. Il Titano ha giocato a lungo tutte le carte per trattenere il Cristo del quale, il 9 giugno 2012, Heinrich Wilhelm Pfeiffer, uno dei maggiori esperti al mondo delle opere di Michelangelo, fece mettere a verbale che dopo averlo esaminato con cura «non ho più dubbi sull’appartenenza dell’opera al Michelangelo» (…)

Gli ultimi aggiornamenti erano del luglio scorso quando fu revocato il sequestro dell’opera che era quindi rimasta nel caveau di Bcsm. A novembre fu invece chiesta una rogatoria internazionale per la sua restituzione. Oggi invece, anche dietro parere legale richiesto alla propria avvocatura, il Governo di San Marino si è arreso e ha dato il via libera al reimpatrio in Italia. Attorno al crocifisso ligneo di 40,2 centimetri attribuito, seppure in maniera controversa, al Buonarroti, poi ritenuto non attribuibile a Michelangelo seppure rinascimentale e di pregevole fattura, ruota una vicenda di massoneria, ‘Ndrangheta, conoscenze vaticane, scambio di doni e un contestato traffico di opere d’arte. Il tutto legato alla discussa figura dell’ambasciatore del Titano, deceduto nel 2006, Giacomo Maria Ugolini della cui omonima Fondazione facevano parte Hugo Balestrieri e Angelo Boccardelli, suo uomo di fiducia. L’opera d’arte era stata ritrovata in una cassetta di sicurezza della Euro Commercial Bank e posta sotto sequestro. L’inchiesta sammarinese era scattata dopo una rogatoria del 2006 del tribunale di Torino, prima, e, poi, della procura di Rimini, che contestavano all’ex ambasciatore Giacomo Maria Ugolini l’illecita esportazione di opere d’arte. 

 

 

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