Per i commercianti di San Marino oltre al danno la beffa

Anche a San Marino, così come in Italia, il governo si appresta ad affrontare la così detta Fase 2 della lotta al coronavirus, ovvero quella della (lenta e graduale) riapertura delle attività commerciali.

In particolare sul Titano è prevista l’emissione di un nuovo Decreto legge a brevissimo, dopo le riunioni tra governo e parti sociali dei giorni scorsi. 

D’altronde la situazione per le attività economiche sul Titano si fa più critica ogni giorno che passa, soprattutto nel settore turistico e commerciale, con zero incassi e molte spese che continuano ad essere obbligate. 

 

Gli appelli dei commercianti al governo

Per questo motivo col passare dei giorni aumentano anche le pressioni alle autorità da parte delle aziende costrette a chiudere e delle associazioni di categoria che le rappresentano.

Come l’appello della Zafferani Sanmarinobabyshop srl, storica azienda di Dogana che si occupa di vendita per la prima infanzia, che nei giorni scorsi ha palesato al governo tutte le difficoltà del momento. “Abbiamo fatto di tutto per tenere in vita l’attività – ha scritto il titolare Claudio Zafferani in una lunga lettera all’Esecutivo – e abbiamo dato fondo a tutte le risorse fisiche finanziarie e psicologiche nella speranza di avere dopo 4 settimane una boccata d’ossigeno, sapevamo benissimo che non sarebbe stato possibile un ritorno alla normalità ma abbiamo confidato in un allentamento del regime di emergenza introdotto e così non è stato.

Altre 2 settimane in questa situazione non sono sostenibili da parte di attività come la nostra ma non sono sostenibili neanche da parte dei nostri clienti dei quali mi faccio portavoce”.

“Il bimbo cresce – spiega Zafferani – ha necessità di giorno in giorno diverse, i genitori hanno bisogno di articoli specifici per il suo sviluppo, per la sua sicurezza, per la sua alimentazione”. 

Non a caso i negozi di vestiti per bambini e neonati sono state inserite in Italia tra le attività che potranno riaprire già dai prossimi giorni, seppur con tutti i presidi di sicurezza.

Il commerciante ha raccontato su Facebook di aver avuto in queste settimane la possibilità di aprire su autorizzazione della Protezione Civile “per situazioni di particolare necessità e urgenza” e poi, visto l’aumentare delle richieste dei clienti, di aver proposto alle autorità di poter aprire con le stessa modalità di apertura che permettessero di contenere il più possibile il diffondersi del virus (vendita su appuntamento, accessi contingentati, definizione preventiva degli articoli da acquistare…..). 

“La proposta non è stata accettata – continua l’imprenditore – e anzi molte richieste fatte successivamente, in particolare quelle relative alla fornitura di abbigliamento sono state respinte con la motivazione alquanto discutibile che si trattava di merce reperibile su internet”.

 

Oltre al danno, la beffa Amazon

Quindi Zafferani, oltre a contestare che la vendita online sia più sicura di quella diretta con l’aggiunta di presidi, denuncia il cortocircuito in cui si trova: “Da un lato si invita la clientela a rivolgersi alla vendita on line, dall’altro non vengono rilasciate nuove autorizzazioni impedendo di fatto ad aziende come la nostra, non iscritte in precedenza nel registro delle imprese abilitate alla vendita on line, ogni possibilità di manovra e creando disorientamento per la contraddittorietà delle disposizioni”.

E con l’annunciata apertura dei concorrenti d’oltre confine, i sammarinesi avranno un nuovo canale per acquistare fuori territorio ciò che internamente è vietato vendere.

“Si fa appello alla necessità di darci una mano a vicenda – scrive ancora il commerciante – di fare fronte comune contro il virus ma non è certo invitando la popolazione ad utilizzare acquisti on line, che per gli articoli in questione avvengono prevalentemente fuori territorio, che si sostiene il paese”.

 

Infatti mentre le aziende sammarinesi non possono vendere nulla di “non essenziale” neppure via web, questo non vale per Amazon che continua a consegnare ai sammarinesi praticamente qualsiasi bene. Senza versare un solo euro a San Marino. E ciò avviene nonostante il colosso dell’e-commerce abbia inserito San Marino nei paesi dai quali non si può fare acquisti dalla fine del 2014, dopo che l’Ufficio Tributario di San Marino mise in evidenza che Amazon vendeva sul Titano totalmente esentasse e sequestrò diversi bancali di merce. Nonostante il governo di allora abbia cercato di trovare un accordo per fare sì che la multinazionale iniziasse ad operare nella legalità, la trattativa fallì

Ma l’offerta praticamente infinita, i prezzi spesso più bassi del negozio fisico e la comodità della consegna direttamente a casa sono servizi troppo forti per rinunciarvi. E così i sammarinesi hanno trovato il modo per aggirare il blocco: inserendo il proprio indirizzo sammarinese e “Rimini” e “Italia” come città e paese di destinazione la merce quasi sempre arriva. Con le imposte pagate, ma in Italia.

 

Frontalieri “contrabbandieri”

Ma c’è anche chi usa metodi più fantasiosi per ottenere ciò che desidera. Come una utente che ha ammesso sui social network di essersi fatta recapitare a casa alcune piantine per l’orto da un amico frontaliere che le ha acquistate nel riminese.

Scatenando la rabbia di molti utenti e anche dei florovivaisti del Titano. Come i titolari del Vivaio Zanotti che, sempre via social, hanno parlato così ai propri clienti: “Siamo chiusi al pubblico e non eseguiamo consegne per rispetto del Decreto che vieta la vendita di beni non essenziali, nonostante sappiamo che avete voglia di primavera come l’abbiamo noi. Il nostro vivaio è pieno di piante e fiori e questo ha un costo, economico ed umano. Anche su Facebook state chiedendo se facciamo consegne a casa, se ci sono altri che lo fanno, e che state pensando a vivai esterni. Pensate anche alle attività sammarinese chiuse che vendono beni non di prima necessità e che stanno attraversando un brutto periodo. Stringiamo i denti adesso e pensiamo a cosa voler fare e comprare dopo”. 

 

Una cosa è certa: più passa il tempo e più la chiusura forzata di persone e merci diventa sempre più difficile da sopportare. Per tutti.

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